PASQUA

La Chiesa ci ha fatto percorrere questa notte, dalla Genesi fino al Vangelo, l’itinerario della storia dell’uomo, e credo della storia di ciascuno di noi. Dio crea l’uomo, crea tutte le cose: l’universo, alle origini del mondo. Crea tutto questo come cosa buona e quando crea l’uomo, addirittura come cosa molto buona. Tutto ciò che Dio fa è buono, è veramente buono perché proviene dalla bontà in persona. Dall’essenza della bontà che è Dio. Una volta che Dio pone l’uomo su questa terra, che cosa fa l’uomo? L’abbiamo visto, lo abbiamo visto nel corso della storia: l’uomo pecca. L’uomo si allontana da Dio. L’uomo vuole fare di testa sua. Intraprende delle strade tutte sue, come facciamo noi quotidianamente. Ognuno di noi si comporta, ancora oggi, in questa maniera. Preso dal proprio delirio d’onnipotenza, l’uomo afferma spudoratamente se stesso su Dio, sull’uomo, sulla creazione.

Così facendo, però, sapete cosa sperimenta? La schiavitù. L’uomo entra nella schiavitù: entra in Egitto, entra sotto il Faraone, entra sotto il tiranno. Il tiranno, il Faraone di oggi chi è?  È proprio la struttura di peccato che noi uomini abbiamo costruito con le nostre mani e questa società che noi uomini abbiamo così strutturato, come struttura di peccato: cominciando dai vertici fino alla base. Se andate a vedere tutti i meccanismi che reggono l’universo attualmente, se andate ad esaminare queste strutture sociali, politiche, amministrative, comunitarie, andrete a vedere che sono tutte viziate in se stesse dal peccato. Quindi, questa struttura di peccato che l’uomo ha costruito, sotto la quale struttura l’uomo si pone, lo chiameremo Faraone. Ebbene Dio che crea l’uomo nella libertà, nell’amore, cosa fa davanti a questa schiavitù? Vede l’oppressione del suo popolo: «Voglio scendere a liberare questo popolo dalla schiavitù». Vedete, Dio non si arrende nel vedere la propria creatura schiacciata dal peccato, dalla schiavitù in cui si è andato a mettere e Dio fa di tutto per liberarlo. Allora chiama Mosè, Aronne, Giosuè, tante persone che cominceranno ad essere le mani di Dio, la bocca di Dio. Cominceranno a mettersi al servizio di Dio per liberare il popolo dalla schiavitù del peccato e farlo arrivare nella Terra Promessa nella libertà.

Una volta che Dio  costruisce questa libertà, che rinnova all’uomo la possibilità di essere libero, deve tuttavia ricreare l’ontologia dell’uomo, l’essere dell’uomo, che si era snaturata in seguito al peccato. Allora Dio fa una promessa:«Vi darò un cuore nuovo. Metterò dentro di voi uno spirito nuovo. Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne». Una volta che l’uomo è caduto sotto la schiavitù del peccato e ha distrutto la sua ontologia, Dio doveva ricreare l’uomo. Nell’Antico Testamento promette questa ricreazione, ma poi questa promessa verrà ad essere attualizzata. Quando? Questa notte. Questa notte Dio distrugge, una volta per sempre, l’opera dell’uomo. Le conseguenze del peccato dell’uomo che sono la morte eterna. L’uomo è stato capace solo di distruggere l’opera creatrice di Dio. Questo ha saputo fare l’uomo e molto spesso questo sa fare l’uomo, ancora oggi: distruggere l’opera della creazione di Dio. Ma Dio non si arrende. In Gesù Cristo, Dio ha vinto per sempre la morte. Ha distrutto le cause della distruzione dell’uomo che sono il peccato e la morte, attraverso la morte del suo Figlio in croce.

San Giovanni Crisostomo dice che un sepolcro ha tratto il Figlio di Dio nella morte, ma la morte del Cristo ha distrutto quel sepolcro e ha distrutto la morte per ridare a noi la vita. Quella vita eterna cha all’inizio della creazione Dio aveva dato a ciascuno di noi. Quindi questa notte, Gesù Cristo cosa fa? Riporta l’uomo alle origini, ridando quella vita che le mani del Padre avevano dato alla sua creatura che è l’uomo. Quest’opera Gesù è venuto a compiere su questa terra. Per questo motivo il Padre ha mandato su questa terra il Figlio: per riportare la creazione di Dio Padre alle sue origini, per ridare all’uomo quell’immagine che era stata deturpata dal peccato e dalla morte. Quindi Gesù Cristo, con la sua vittoria sulla morte e sul peccato, riporta l’uomo all’intima comunione con il Padre. Questo l’ha fatto pagando di persona: su se stesso, pagando sulla sua pelle tutto questo. Noi siamo stati capaci solo di distruggere l’opera della creazione e basta. Non abbiamo saputo fare altro. Per ricostruire l’identità dell’uomo, ci voleva il Figlio di Dio che con la sua morte e la sua Resurrezione ci ha ridato la vita. Ci ha comunicato di nuovo quella vita divina che il Padre dalle origini ci aveva consegnato.

Ecco cosa stiamo celebrando questa notte: il trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte. Stiamo celebrando, cioè, la possibilità che Cristo ci ha dato per ritornare di nuovo nelle mani del Padre. Quel cielo che si era chiuso con il peccato di Adamo è stato riaperto con la Resurrezione di Cristo. Cristo ci ha dato di nuovo questa possibilità: di rifar pace con il Padre, di riabbracciare il Padre, di ritornare tra quelle mani che ci hanno creato. Sapete cosa stiamo celebrando, o no? È coglibile questo fatto o ci lascia indifferenti? Noi, se Cristo non fosse venuto su questa terra  a redimerci dal peccato e dalla morte, saremmo sprofondati nel nulla, nelle tenebre eterne. Sapete cosa sono le conseguenze del peccato? Sapete che cosa fa il peccato? Non fa altro che portare morte: seminare morte dappertutto, e lo vediamo. Prendete il mondo di oggi, andate ad aprire la cartina mondiale: che cosa c’è seminato in questa cartina? Guerre e distruzione, violenza e peccato: di questo è seminata la cartina del mondo perché l’uomo l’ha ridotta un campo di concentramento.

Questa notte, Cristo trionfa sul peccato, sulla morte, sull’egoismo, sulla violenza, sull’odio, sul rancore, sulla vendetta, su tutto questo grazie al dono di sé al Padre per la nostra Salvezza. Di questo, noi non finiremo mai di ringraziarlo. Nemmeno l’Eucaristia che adesso celebreremo sarà sufficiente per ringraziare il Padre. Eucaristein vuol dire rendimento di grazie, ma oserei dire che non è sufficiente per quanto dovrebbe essere immenso, universale, il nostro ringraziamento. Solo perché è celebrato da Cristo in persona, questo sacrificio è eterno, universale. Ecco perché può offrire al Padre l’autentico ringraziamento, perché se fosse per noi nemmeno avremmo la forza di ringraziarlo per  quanto dovrebbe essere immenso questo ringraziamento.

Allora questa notte ci uniamo al ringraziamento del Cristo, alla sua Eucaristia per mettere le nostre umili voci, il nostro umile canto, insieme a quello degli angeli, dei santi, di Maria Santissima che in questo momento godono di quest’eternità, di quest’immensità, di questa gioia, di questo gaudio eterno conquistatoci da Cristo. Allora, come comunità siamo chiamati a risorgere anche noi, ciascuno di noi, questa notte e durante tutta la nostra vita. La nostra vita diventi, da oggi in poi, un cantico di lode che si eleva a Dio, dal profondo delle nostre vite, dal profondo della nostra miseria. Una miseria, una creaturalità che è stata redenta dal Sangue di Cristo. Rinnovata profondamente e riportata all’immagine di Dio.

 

 

 

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