Seconda Domenica di Pasqua

Anche noi questa sera stiamo nel cenacolo a porte chiuse, come gli apostoli. Ora bisogna capire cosa sono queste porte chiuse. Le porte chiuse di cui si tratta in questo testo sono quelle scelte che avevano fatto gli apostoli proprio nei giorni della Passione di Cristo. Proprio in quei giorni gli apostoli se ne erano andati tutti, tranne Giovanni: chi lo aveva tradito, chi lo aveva rinnegato, chi se n’era andato. Quindi, la situazione che Gesù incontra quella sera di Pasqua, la sera della Resurrezione (otto giorni dopo) è la seguente: gli apostoli erano in peccato. Chi è in peccato chiude la porta al Cristo, alla grazia, alla relazione. E costoro l’avevano chiusa, questa porta, proprio in forza di quelle scelte ottuse, egoistiche che avevano compiuto in quegli ultimi giorni. Vivevano tutti nel peccato in quel momento e addirittura uno di loro neanche era presente. Dove stava Tommaso? Quella sera, Tommaso dove stava? Questa sera, dove stanno i fedeli che si definiscono cristiani? Domandatevelo! Nelle celebrazioni domenicali, i cristiani dove stanno? Eppure, si definiscono cristiani come costoro si definiscono apostoli. Allora vedete, questi piccoli preamboli sono necessari per capire quello che sta facendo Gesù. Allora, Gesù entra in un contesto di non relazionalità. Dire porte chiuse vuol dire semplicemente questo: una relazione chiusa.

Quando Gesù appare dice:«Shalom». Ma Shalom non vuol dire quello che cantiamo noi: pace, allegria, buonasera, buonanotte,no: non fatevi incantare! La pace che Gesù porta quella sera è il primo dono della sua Resurrezione. È un dono la pace. Se io domando a voi, questa sera:« Ma voi ce l’avete la pace dentro di voi?», con un po’ di buon senso mi direte:«No», poi se volete barare, se volete camuffare la realtà direte:« Sto bene». Si, ma se io ti domando cosa vuol dire stare bene: sapete cosa vuol dire per molti stare bene? Avere un conto in banca cospicuo, una casa bella, una macchina grande, una famiglia apposto … e chi sta meglio di me? Sto apposto, io sto bene. Questo vuol dire stare bene, che poi  tu non abbia Dio è un altro discorso, quello non mi interessa. Allora non stai bene, allora la pace non ce l’hai. La pace non è assenza di guerra, ma uno stato dell’anima che vive solo colui che è in perfetta comunione con il Cristo: vi è chiaro il concetto? Solo costui ha il dono della pace. Per cui chi ha la pace di Cristo, può anche vivere in un momento di sofferenza, di croce, di contraddizione, ma conservare la pace: vedete la differenza qual è? Quindi può avere la pace anche se sta vivendo un momento di gravi difficoltà. Invece noi che facciamo? Ci basta un minimo di difficoltà per stare in subbuglio, in un mormorio continuo, in un acidume continuo: questo è il problema. Queste cose che vi sto dicendo mi servono tutte per arrivare a quello che faremo finita la celebrazione, perché se non ci sono questi presupposti fondamentali la preghiera di liberazione e di guarigione non potrà avvenire.

Avete ascoltato nella prima lettura ciò che avveniva nelle prime comunità cristiane: Pietro passava e il suo solo passare, l’ombra che egli faceva, guariva e liberava: domandatevi perché. Perché nella prima comunità cristiana avvenivano questi segni e oggi anche se viene il Santo Padre in mezzo a noi nulla succede? Una domanda io me la faccio, non so se voi ve la fate: ma allora la potenza di Dio si è fermata al I secolo d.C? Ora Dio è diventato impotente? Il suo braccio si è accorciato, è diventato tirchio anche Lui per quanto riguarda le grazie? Com’è questa storia? Domandatevelo. Perché non avvengono più segni, miracoli, prodigi? È semplice: perché manca la fede. Guardate che Gesù quando incontrava una persona non gli faceva abracadabra, faceva qualche sortilegio e questa persona usciva curata, no. La tua fede ti ha salvato: la grazia di Dio può operare se trova un riscontro totale, pieno in te. Molti si mettono davanti a Dio come dei cadaveri aspettando che il Signore faccia la grazia, allora in maniera passiva si mettono li che la grazia di Dio arrivi e mi risolva questo problema. Poi che non si impegnino a pregare, non si impegnino a non peccare, non s’impegnino ad evitare le occasioni prossime di peccato, nulla di tutto questo: è Dio che deve operare segni e prodigi in mezzo a noi, ma continuiamo a condurre la nostra vita come piace a noi. Non vi lamentate però, nessuno si lamenti se non vede segni, prodigi e miracoli operati dagli apostoli nelle comunità. Questo è il problema.

Questo signor Tommaso, cari signori presenti e signore, è il tipico personaggio che voi incontrate oggi uscendo da qui. È il tipico personaggio che dice: « Il rapporto con Dio è un rapporto che voglio vivermi da me. Quindi se io non vedo, se io non tocco, se io non metto», avete letto questi verbi? Sempre questo io in mezzo, cioè la fede cristiana non è personalistica, egoistica, bensì una fede comunitaria, ecclesiale: chiaro? Dio non ti salva da solo. Dio ti salva in una comunità che si chiama Chiesa. Infatti, Gesù appare nel luogo in cui essi erano presenti. I dodici rappresentano la Chiesa o no? Allora tu quella sera, caro signor Tommaso dove stavi? Avete mai domandato a Tommaso dove stava? Stava facendo i suoi affari come tanti, sapete? « Io da Dio, ci vado quando dico io, come dico io, alle mie condizioni e Dio deve obbedire alle mie richieste ( se non vedo, se non tocco eccetera). Io gestisco il mio rapporto con Dio lo volete capire si o no? Sono io che lo gestisco». Infatti vi diranno, i Tommaso di oggi:« Ma non c’è bisogno di andare in Chiesa, non c’è bisogno di essere rimesso dai peccati». Ve l’ho detto all’inizio della celebrazione: se tu hai il peccato dentro di te, Dio non lo puoi incontrare. Anche se lo vedi, non lo riconosci. Non lo puoi riconoscere perché hai le porte chiuse. Molti vivendo nel peccato dicono:« Io mi sento lontano da Dio: io questo Dio non lo sento», infatti guarda un po’ che stile di vita conduci: critichi tutti, giudichi tutti, litighi continuamente con tutti, se puoi fare uno sgarbo lo fai pure, allora perché queste porte sono chiuse? Domandatelo! Chi è che sbarra queste porte se non tu? Allora il Tommaso che è in te, ecco come agisce: il rapporto con Dio decido io come deve essere, chiaro? Quindi: in Chiesa ci vado quando dico io e tutto il processo che vi ho detto pocanzi, ma Gesù a questo gioco di Tommaso non ci sta. Allora, che fa? Non gli resta che andare alla radice del problema. Se non vi fate perdonare i peccati, non potete ricevere lo Spirito Santo.

Questa sera, vedete, Gesù conferisce il potere di rimettere i peccati ai suoi apostoli: chiaro? Ricevete lo Spirito Santo, anzi dice una parolina, un verbo che la liturgia non fa risaltare abbastanza: alitò. Questo alitare, affonda radici molto lontane: nella creazione. Quando Dio insuffla nelle narici dell’uomo lo Spirito Santo e fa diventare quel pupazzetto di terra un essere vivente. Li stavamo nella creazione, qui stiamo nella ricreazione. Poiché il peccato è stato la causa della morte dell’uomo, dell’allontanamento dell’uomo da Dio, Dio per poter dare di nuovo all’uomo la capacità di essere vivente gli da di nuovo quello spirito che gli aveva dato alle origini: quello stesso spirito, ora lo conferisce agli apostoli perché con quell’autorità potessero assolvere i peccati. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi. A chi non li rimetterete, resteranno non rimessi, vedete o no? Allora per poter partecipare al Cristo risorto, anche per noi oggi, è necessario l’essere sciolti dalla causa della chiusura del rapporto con Cristo: qual è la causa? Il peccato. Ora qua dentro, ci sono delle persone che in questo momento hanno dei peccati ( della vita passata) non confessati. Ve lo dico chiaramente papale papale, vedete? Visto che sto celebrando una Messa di liberazione e guarigione, me lo voglio permettere: ne ho tutta l’autorità per farlo perché lo Spirito Santo agisce. Quindi vi dico che, finché tu non sputi quel rospo che hai dentro il tuo corpo, non potrai sperimentare la liberazione e tantomeno la guarigione: chiaro? Quindi ripeto: c’è ancora il sacerdote li dentro! Desidero che chi ha da sputare dei rospi, che si conserva da anni dentro al proprio corpo, lo faccia perché altrimenti questa celebrazione non serve a niente. Visto che il Signore ha conferito a noi il mandato di sciogliere questi peccati, dobbiamo lasciarci riconciliare con Cristo. Lo dice Paolo nelle sue lettere:lasciatevi riconciliare con Cristo, perché se non avviene questa riconciliazione il dono della Pasqua (cioè la pace) non può essere conferita a nessuno. Allora, che lo Spirito Santo guidi ciascuno di noi in questa celebrazione nell’individuare il problema fondamentale della propria vita,  e lasci che la grazia possa agire per ricrearci intimamente, possa ristrutturare quella struttura di peccato che è dentro di noi e liberarci dal potere del maligno che in questo momento sta tenendo molti di noi sotto di sé. Quindi con questa fede, continuiamo la nostra celebrazione confermando con la professione di fede la volontà di servire il Cristo e di incontrarlo vivente nella nostra vita.

 

No tags for this post.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *