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	<title>Parrocchia N. S. di Czestochowa &#187; In evidenza</title>
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	<pubDate>Wed, 08 Sep 2010 09:30:00 +0000</pubDate>
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		<title>Esercizi Spirituali</title>
		<link>http://www.czestochowa.it/2010/03/23/esercizi-spirituali/</link>
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		<pubDate>Tue, 23 Mar 2010 20:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[
ESERCIZI  SPIRITUALI  PARROCCHIALI
25 - 26 - 27 MARZO 2010
GIOVEDI’ 25/marzo

 Ore 8,30  Recita delle Lodi – S. Messa.
Ore 9 - 12 Esposizione Eucaristica con possibilità di confessarsi
Ore 17,30 Rosario meditato										S. Messa per le Famiglie della parrocchia
Ore 21 Catechesi: IL GIORNO DEL SIGNORE - Relatore: Padre Abate Ildebrando Scicolon

VENERDI’ 26/marzo

 Ore 8,30  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;">
<h3 style="text-align: center;">ESERCIZI  SPIRITUALI  PARROCCHIALI</h3>
<p style="text-align: center;"><strong>25 - 26 - 27 MARZO 2010</strong></p>
<p><strong>GIOVEDI’ 25/marzo</strong></p>
<ul>
<li> <em><strong>Ore 8,30 </strong></em> Recita delle Lodi – S. Messa.</li>
<li><em><strong>Ore 9 - 12</strong></em> Esposizione Eucaristica con possibilità di confessarsi</li>
<li><strong><em>Ore 17,30</em></strong> Rosario meditato										S. Messa per le Famiglie della parrocchia</li>
<li><em><strong>Ore 21 </strong></em>Catechesi: <em>IL GIORNO DEL SIGNORE</em> - Relatore: Padre Abate Ildebrando Scicolon</li>
</ul>
<p><strong><em>VENERDI’ 26/marzo</em></strong></p>
<ul>
<li> <em><strong>Ore 8,30 </strong></em> Recita delle Lodi – S. Messa.</li>
<li><em><strong>Ore 9 - 12</strong></em> Esposizione Eucaristica con possibilità di confessarsi</li>
<li><strong><em>Ore	17,30 </em></strong> Via Crucis</li>
<li><em><strong>Ore  18 </strong></em> S. Messa  per i malati della parrocchia</li>
<li><strong><em>Ore 21,00</em></strong> Catechesi: <em>EUCARISTIA</em> - Relatore:  Padre Abate Ildebrando Scicolone</li>
</ul>
<p><strong><em>SABATO 27/marzo</em></strong></p>
<ul>
<li> <em><strong>Ore 8,30 </strong></em> Recita delle Lodi – S. Messa.</li>
<li><em><strong>Ore 9 - 12</strong></em> Esposizione Eucaristica con possibilità di confessarsi</li>
<li><strong><em>Ore  17,00</em></strong> S. Rosario meditato</li>
<li><em><strong>Ore  18</strong></em> S. Messa.  In suffragio di tutti i defunti della Parrocchia</li>
<li><strong><em>Ore  21</em></strong> Catechesi: <em>EUCARISTIA e CARITA’</em> - Relatore: Padre Abate Ildebrando Scicolone</li>
</ul>
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		</item>
		<item>
		<title>La Domenica</title>
		<link>http://www.czestochowa.it/2009/12/30/ladomenica/</link>
		<comments>http://www.czestochowa.it/2009/12/30/ladomenica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 20:52:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[GIORNO GRANDE E SACRO
«Giorno del Signore» e «signore dei giorni» (come lo definisce un sermone del secolo V), la domenica è il giorno in cui la Chiesa, per una tradizione che «trae origine dallo stesso giorno della resurrezione», celebra  attraverso i secoli il mistero pasquale di Cristo, sorgente e causa di salvezza per l&#8217;uomo.
Il giorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: center;"><strong>GIORNO GRANDE E SACRO</strong></h3>
<blockquote><p>«<strong><em>Giorno del Signor</em></strong>e» e «<strong><em>signore dei giorn</em></strong>i» (come lo definisce un sermone del secolo V), <strong>la domenica è il giorno in cui la Chiesa, per una tradizione che «<em>trae origine dallo stesso giorno della resurrezione</em>», celebra  attraverso i secoli il mistero pasquale di Cristo, sorgente e causa di salvezza per l&#8217;uomo.</strong></p></blockquote>
<h3>Il giorno che il Signore ha fatto.</h3>
<p>Se la domenica è detta giustamente «<strong>giorno del Signore</strong>» (dies Domini), ciò non è innanzitutto perché essa è il giorno che l&#8217;uomo dedica al culto del suo Signore, ma perché essa è il dono prezioso che Dio fa al suo popolo:  «<strong><em>Questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo</em></strong>» (Sal 117,24).</p>
<h3>Un segno di fedeltà</h3>
<p>La celebrazione della domenica è per la Chiesa un <strong>segno di fedeltà</strong> al suo Signore. Sempre, attraverso i secoli, il popolo cristiano ha circondato di speciale riverenza e ha vissuto in intima profonda letizia questo sacro giorno.<br />
<strong>La Chiesa, infatti</strong></p>
<ul>
<li> lo ha ricevuto, non lo ha creato</li>
<li> esso è per lei un dono</li>
<li> può goderne, ma non può né manipolarlo né cambiarne il ritmo, o il senso, o la struttura</li>
<li> esso infatti appartiene a Cristo e al suo mistero</li>
</ul>
<h3>L&#8217;impronta dello Spirito</h3>
<p>Sorretta e animata dallo Spirito, la Chiesa, attraverso i secoli, ha conferito alla</p>
<ul>
<li> domenica una fisionomia assai viva e ben caratterizzata</li>
<li> giorno dell&#8217;Eucaristia e della preghiera</li>
<li> giorno della comunità e della famiglia</li>
<li> giorno del riposo e della festa</li>
<li> giorno  della libertà dalle cure e dalle fatiche quotidiane</li>
<li>nell&#8217;anticipazione della libertà ultima e definitiva dalla servitù e dal bisogno</li>
</ul>
<p>In questo modo la domenica cristiana <strong>ha ricuperato e fatto propri anche alcuni dei caratteri del sabato ebraico. </strong></p>
<h3 style="text-align: left;">LA DOMENICA DEL MISTERO DI CRISTO  E DELLA CHIESA</h3>
<p style="text-align: left;"><strong><em>«Non possiamo vivere senza celebrare il giorno del Signore!»</em></strong>. Con questa bella testimonianza sulle labbra, i <strong>49 martiri di Abitène con a capo il prete Saturnino</strong> affrontarono gioiosamente la morte piuttosto che rinunciare a celebrare il giorno del Signore:  il «giorno nuovo», il primo della nuova creazione inaugurata dalla risurrezione di Cristo, nella quale il tempo mondano (chrònos) si fa tempo della grazia (kairòs).<br />
<strong>Quel giorno era la domenica.</strong></p>
<h3>Il «giorno del Signore»</h3>
<p>«Osserva il giorno di sabato per santificarlo», suona il comandamento dell&#8217;Antica Alleanza (Dt 5,12). La Chiesa, comunità dei credenti in Cristo, depositaria della Nuova Alleanza nel suo sangue (cf Lc 22,20; 1 Cor 11,25), <em><strong>prese invece a celebrare il ricordo nello stesso giorno in cui il Signore è risorto ed è apparso ai discepoli e ha spezzato il pane per due di loro, a Emmaus</strong></em> (cf Lc 24,30).<br />
<strong>Egli stesso</strong>, infatti, aveva come suggerito e consacrato il ritmo settimanale del giorno da dedicare al suo ricordo, apparendo di nuovo, otto giorni dopo, agli Undici riuniti nello stesso luogo (cf. Gv 20,26).<br />
Da allora il cristiano non potrebbe più vivere senza celebrare quel giorno e quel mistero. <strong>Prima di essere una questione di precetto, è una questione di identità</strong>. Il cristiano ha bisogno della domenica. Dal precetto si può anche evadere, dal bisogno no.</p>
<h3>Il «giorno della Chiesa»</h3>
<p><strong>Chiesa vuol dire assemblea; la Chiesa vive e si realizza innanzitutto quando si raccoglie in assemblea convocata dal Risorto («là mi vedranno»,</strong> cf Mt 28,10<strong>) e riunita nel suo Spirito.</strong><br />
Il «<em><strong>dies dominicus</strong></em>» è anche il «<strong><em>dies Ecclesiae</em></strong>», il giorno della Chiesa.</p>
<p><strong>Una comunità riunita nella fede e nella carità</strong> è il primo sacramento della presenza del Signore in mezzo ai suoi: nel segno umile, ma vero, del convenire in unum (cf 1 Cor 11,20), nel ritrovarsi dei molti nell&#8217;unità di «un cuore solo e un&#8217;anima sola» (cf At 4,32), si manifesta l&#8217;unità di quel corpo misterioso di Cristo che è la Chiesa.</p>
<p>L&#8217;assemblea cristiana, sacramento della presenza di Cristo nel mondo, deve saper esprimere in se stessa la verità del suo «segno»:</p>
<ul>
<li> <strong>nell&#8217;amabilità dell&#8217;accoglienza</strong> che sa fare unità fra tutti i presenti</li>
<li> <strong>nell&#8217;intensità della preghiera</strong> che sa aprire alla comunione con tutti i fratelli nella fede, anche lontani</li>
<li><strong>nella generosità della carità</strong> che sa farsi carico delle necessità di tutti i poveri e dei bisognosi, il cui grido la raggiunge da ogni parte della terra</li>
<li><strong>nella varietà dei ministeri</strong>, infine, che sa esprimere tutta la ricchezza dei doni che lo Spirito effonde nella sua Chiesa e i diversi compiti che la comunità affida ai suoi membri.</li>
</ul>
<p>Per tutti vale la raccomandazione della Chiesa antica a «<strong><em>non diminuire la Chiesa e a non ridurre di un membro il Corpo di Cristo con la propria assenza</em></strong>». E il Corpo del Signore non è impoverito solo da chi non va affatto all&#8217;assemblea, ma anche da coloro che, rifuggendo dalla mensa comune, aspirano a sedersi a una mensa privilegiata e più ricca: non sembrano infatti somigliare a quei cristiani di Corinto che rifiutavano di mettere in comune il loro ricco pasto con i più poveri (cf 1 Cor 11,21)?<br />
Se <strong>l&#8217;Eucaristia è condivisione</strong> (espressa nel gesto dello spezzare il pane) sull&#8217;esempio di Colui che non ha risparmiato nulla di sé, allora chi ha più ricevuto, più sia disposto a donare, anche quando donare potrà sembrare perdere.</p>
<h3>Giorno dell&#8217;Eucaristia</h3>
<p><strong>Fin dalla prima origine</strong>, la Chiesa solennizzò il giorno del Signore con la<br />
celebrazione della «frazione del Pane» (cf At 20,7),8 con la proclamazione della Parola di Dio (cf At 20,21)9 e con opere di carità e di assistenza ( cf I Cor 16,2).<br />
<strong>L&#8217;esempio l&#8217;aveva dato il Maestro</strong>. Nello stesso giorno della sua risurrezione, egli aveva spezzato il pane per i discepoli di <strong>Emmaus</strong>, dopo che con la sua presenza e la sua parola li aveva confortati lungo il cammino, spiegando loro tutto ciò che nella Scritture si riferiva a lui (cf Lc 24,27).<br />
Tutto ciò appare sempre più chiaro alla coscienza cristiana; se la domenica è il giorno dell&#8217;Eucaristia, ciò non è solo perché è il giorno in cui si partecipa alla Messa, quanto piuttosto perché in quel giorno, più che in qualunque altro, il cristiano cerca di fare della sua vita:</p>
<ul>
<li> <strong>un dono</strong></li>
<li><strong> un sacrificio spirituale gradito a Dio</strong></li>
</ul>
<p>a imitazione di colui che nel suo sacrificio ha fatto della propria vita un dono al Padre e ai fratelli.<br />
Parola che annuncia e ripropone questo dono di sé, sacramento che lo comunica significandolo nella frazione del Pane come gesto della condivisione, disponibilità al servizio che nasce direttamente dalla stessa carità di Cristo: <strong>questa è la vita eucaristicamente vissuta.</strong></p>
<h3>Il «giorno della missione»</h3>
<p><strong>L&#8217;Eucaristia non è solo un rito, ma anche una scuola di vita.</strong><br />
Essa non può esaurirsi entro le mura del tempio, ma tende necessariamente a varcarle per diventare impegno di testimonianza e servizio di carità.<br />
Quando l&#8217;assemblea si scioglie e si è rinviati alla vita, <strong>è tutta la vita che deve diventare dono di sé</strong>. È anche questo un significato del comandamento del Signore: «Fate questo in memoria di me».<br />
Ogni cristiano che abbia compreso il senso di ciò cui ha partecipato, si sentirà debitore verso ogni fratello di ciò che ha ricevuto. «<strong>Andate ad annunziare ai miei fratelli</strong>» (Mt 28,10): la chiamata diventa missione, il dono diventa responsabilità, e chiede di essere condiviso.<br />
I due discepoli di Emmaus, lasciato il villaggio, tornarono a Gerusalemme per annunciare lietamente ai fratelli che avevano visto il Signore (cf Lc 24,33-35).<br />
Attraverso la gioia di coloro che hanno risposto alla chiamata, <strong>è il Risorto che vuole raggiungere ogni altro fratello</strong>, ogni uomo: coloro <strong>che</strong> non hanno potuto rispondere, <strong>che</strong> non hanno voluto rispondere,<strong> che</strong> non hanno neppure sentito la chiamata.</p>
<h3>Il «giorno della carità»</h3>
<p>La propria testimonianza di fede nel Signore risorto e la propria missione si esprimono in modo privilegiato <strong>con il servizio nella carità.</strong><br />
<strong>Se il frutto dell&#8217;Eucaristia è la conformazione al Cristo</strong>, l&#8217;attenzione ai più infelici, ai poveri, ai malati, a chi è nella solitudine, sarà certo uno dei segni più trasparenti della sua efficacia.<br />
<strong><em>Una visita, un dono, una telefonata, ma anche un impegno più serio e perseverante là dove c&#8217;è bisogno, possono portare luce in una giornata altrimenti triste e grigia.</em></strong></p>
<h3>Il «giorno della festa»</h3>
<p>Ogni festa nasce dalla concorrenza di due fattori:</p>
<ul>
<li> <strong>un evento</strong> importante da vivere e</li>
<li> <strong>il bisogno di ritrovarsi</strong> per celebrarlo gioiosamente insieme.</li>
</ul>
<p>Tale è anche la domenica del cristiano.<br />
Essa infatti <strong>trae origine dalla Risurrezione</strong>, evento tanto decisivo da meritare d&#8217;essere commemorato e celebrato ogni settimana. Per sua natura, e per espressa volontà di Cristo, tale evento <strong>non può che essere vissuto comunitariamente.</strong></p>
<ul>
<li> Astenersi dal lavoro e dalla fatica,</li>
<li>deporre la tristezza delle cure quotidiane,</li>
<li>oltre che costituire la condizione indispensabile per partecipare alla festa comune, <strong>diventa affermazione del trionfo della vita, del primato della gioia.</strong></li>
</ul>
<p>Questo giorno, così pieno di divino e di umano, illuminerà poi di sé tutti gli altri giorni.<br />
<strong>Ritroveranno la giusta dimensione</strong> le cure quotidiane che altrimenti ci travolgono sotto il loro peso.<br />
<strong>Le cose per le quali ci affanniamo</strong> e che a volte finiscono col dominarci, ritroveranno la giusta misura.<br />
<strong>Le persone che ci vivono accanto avranno il loro vero volto</strong>, dopo che le avremo incontrate «alla festa», e avremo imparato a guardarle come fratelli e sorelle e «compagni»: termine eucaristico come pochi anche quest&#8217;ultimo (<em>cum e panis</em>), perché l&#8217;Eucaristia è precisamente <strong>condivisione dello stesso pane.</strong><br />
<strong><em>L&#8217;occhio rinnovato del cristiano vedrà tutto sotto una nuova luce, la luce del Risorto: la contemplazione libera dalla schiavitù delle cose, l&#8217;amore si sostituisce al calcolo, il dono all&#8217;interesse.</em></strong></p>
<h3>La «festa» in un mondo secolarizzato.</h3>
<p><em>Profonda trasformazione nel nostro tempo…</em></p>
<p>Questo comporta anche pericoli non indifferenti, sia per l&#8217;uomo, sia per il cristiano, e un certo sfaldamento della comunità familiare e di quella religiosa ne è un chiaro esempio.<br />
<strong>La domenica dell&#8217;uomo secolarizzato non è la stessa del cristiano.</strong><br />
La cultura contemporanea secolarizzata, infatti, ha svuotato la domenica del suo significato religioso originario e tende a sostituirlo sia con la fuga nel privato sia con nuovi riti di massa: lo sport, la sagra, la discoteca, il turismo&#8230; Linguisticamente<strong> si è passati dal «giorno del Signore» al «week-end», dal «primo giorno della settimana» al «fine settimana».</strong><br />
<strong>In questa situazione</strong> è possibile che il giorno della festa perda il suo significato cristiano originario per risolversi in un giorno di puro riposo o di evasione, nel quale l&#8217;uomo, <strong>vestito a festa, ma incapace di fare festa</strong> finisce con il chiudersi in un orizzonte tanto ristretto che non gli consente più di vedere il cielo.<br />
Le nuove realtà non sono  di per se stesse cattive o illegittime, ma non si può<br />
negare che da tutto questo può derivare<strong> il pericolo della perdita della dimensione religiosa della vita e del tempo</strong>. Il giorno del Signore potrebbe ridursi così a semplice giorno dell&#8217;uomo.</p>
<blockquote><p><em><strong>Si apre al proposito uno dei più importanti impegni di un rinnovamento pastorale che deve saper cogliere gli aspetti positivi del nuovo modo di vivere la domenica, per valorizzarli e per consentire che i cristiani possano sempre celebrare degnamente il giorno del Signore ed esserne chiari testimoni.</strong></em></p></blockquote>
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		</item>
		<item>
		<title>Sine dominico non possumus</title>
		<link>http://www.czestochowa.it/2009/12/24/sine-dominico-non-possumus/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 12:23:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[PROGRAMMA  PASTORALE
Due argomenti particolari sono stati indicati dal consiglio Pastorale Diocesano come oggetto della riflessione  nel 2009-2010: L’EUCARESTIA DOMENICALE e LA TESTIMONIANZA DELLA  CARITA’.
I temi della verifica, non saranno trattati insieme, ma successivamente. Il primo tema sarà oggetto di studio, di dialogo e di confronto nei mesi di ottobre – novembre – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">PROGRAMMA  PASTORALE</h3>
<p style="text-align: justify;"><em>Due argomenti particolari sono stati indicati dal consiglio Pastorale Diocesano come oggetto della riflessione  nel 2009-2010:<strong> L’EUCARESTIA DOMENICALE e LA TESTIMONIANZA DELLA  CARITA’.</strong><br />
I temi della verifica, non saranno trattati insieme, ma successivamente. Il primo tema sarà oggetto di studio, di dialogo e di confronto nei mesi di ottobre – novembre – dicembre. Il secondo nei mesi di gennaio-febbraio-marzo.<br />
In parrocchia sono stati organizzati di momenti di riflessione sul primo argomento riguardante la Eucaristia.<br />
Per gli operatori pastorali sono stati organizzati in prefettura tre incontri, inoltre il sussidio realizzato dalle indicazioni e dei suggerimenti emersi dal Consiglio diocesano e arricchito sia con riferimentii dottrinali e pastorali  è stato diffuso tra le cinque commissioni del consiglio pastorale, si è organizzata inoltre una giornata di fraternità con lo scopo anche di considerare come poter concretizzare le indicazioni del programma diocesano nella vita della parrocchia. A questa esperienza siamo stati sostenuti dal prezioso intervento del Prof. Neri.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ora utilizziamo “Strada Aperta” per diffondere una nota preziosa del Papa. su questo primo punto</p>
<p style="text-align: justify;">“<strong>Sine dominico non possumus!</strong>&#8221; Senza il dono del Signore, senza il Giorno del Signore non possiamo vivere: così risposero nell’anno 304 alcuni cristiani di <strong>Abitene</strong> nell’attuale Tunisia quando, sorpresi nella Celebrazione eucaristica domenicale, che era proibita, furono portati davanti al giudice e fu loro chiesto perché avevano tenuto di Domenica la funzione religiosa cristiana, pur sapendo che questo era punito con la morte.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>&#8220;Sine dominico non possumus&#8221;</strong>. Nella parola dominico sono indissolubilmente intrecciati due significati, la cui unità dobbiamo nuovamente imparare a percepire. C’è innanzitutto il dono del Signore – questo dono è Lui stesso: il Risorto, del cui contatto e vicinanza i cristiani hanno bisogno per essere se stessi. Questo, però, non è solo un contatto spirituale, interno, soggettivo: l’incontro col Signore si iscrive nel tempo attraverso un giorno preciso. E in questo modo si iscrive nella nostra esistenza concreta, corporea e comunitaria, che è temporalità. Dà al nostro tempo, e quindi alla nostra vita nel suo insieme, un centro, un ordine interiore. <strong>Per quei cristiani la Celebrazione eucaristica domenicale non era un precetto, ma una necessità interiore. Senza Colui che sostiene la nostra vita col suo amore, la vita stessa è vuota</strong>. Lasciar via o tradire questo centro toglierebbe alla vita stessa il suo fondamento, la sua dignità interiore e la sua bellezza.</p>
<p><strong>“Sine dominico non possumus!&#8221;</strong>. Senza il Signore e il giorno che a Lui appartiene non si realizza una vita riuscita. <strong>La Domenica, nelle nostre società occidentali, si è mutata in un fine-settimana, in tempo libero. </strong>Il tempo libero, specialmente nella fretta del mondo moderno, è certamente una cosa bella e necessaria. <strong>Ma se il tempo libero non ha un centro interiore, da cui proviene un orientamento per l’insieme, esso finisce per essere tempo vuoto che non ci rinforza e ricrea</strong>. Il tempo libero necessita di un centro – l’incontro con Colui che è la nostra origine e la nostra meta. Il mio grande predecessore sulla sede vescovile di München und Freising, il Cardinale Faulhaber, lo ha espresso una volta così: <strong>&#8220;Dà all’anima la sua Domenica, dà alla Domenica la sua anima&#8221;.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Proprio perché <strong>nella Domenica si tratta in profondità dell’incontro</strong>, nella Parola e nel Sacramento, <strong>con il Cristo risorto, il raggio di tale giorno abbraccia la realtà intera</strong>. I primi cristiani hanno celebrato il primo giorno della settimana come Giorno del Signore, perché era <strong>il giorno della risurrezione</strong>. Ma molto presto la Chiesa ha preso coscienza anche del fatto che il primo giorno della settimana è il giorno del mattino della creazione, il giorno in cui Dio disse: &#8220;Sia la luce!&#8221; (Gn 1,3). Per questo la Domenica è nella Chiesa anche la festa settimanale della creazione – l<strong>a festa della gratitudine e della gioia per la creazione di Dio</strong>. In un’epoca, in cui, a causa dei nostri interventi umani, la creazione sembra esposta a molteplici pericoli, dovremmo accogliere coscientemente proprio anche questa dimensione della Domenica. Per la Chiesa primitiva, il primo giorno ha poi assimilato progressivamente anche l’eredità del settimo giorno, dello šabbat. Partecipiamo al riposo di Dio, un riposo che abbraccia tutti gli uomini. Così percepiamo in questo giorno qualcosa della libertà e dell’uguaglianza di tutte le creature di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Omelia pronunciata da Benedetto XVI nella cattedrale di Santo Stefano di Vienna, domenica 9 settembre 2007</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Anno Sacerdotale</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Dec 2009 12:19:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

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		<description><![CDATA[ANNO  SACERDOTALE  NEL RICORDO DEL
CURATO  D’ARS
BENEDETTO XVI
INDICE UN &#8216;ANNO SACERDOTALE
IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO
DEL &#8220;DIES NATALIS&#8221; DI GIOVANNI MARIA VIANNEY

Nella prossima solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, venerdì 19 giugno 2009 – giornata tradizionalmente dedicata alla preghiera per la santificazione del clero –, ho pensato di indire ufficialmente un “Anno Sacerdotale” in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong><span style="color: #800000;">ANNO  SACERDOTALE  NEL RICORDO DEL<br />
CURATO  D’ARS<br />
BENEDETTO XVI<br />
INDICE UN &#8216;ANNO SACERDOTALE<br />
IN OCCASIONE DEL 150° ANNIVERSARIO<br />
DEL &#8220;DIES NATALIS&#8221; DI GIOVANNI MARIA VIANNEY</span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<em>Nella prossima solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, venerdì 19 giugno 2009 – giornata tradizionalmente dedicata alla preghiera per la santificazione del clero –, ho pensato di indire ufficialmente un “Anno Sacerdotale” in occasione del 150° anniversario del “dies natalis” di Giovanni Maria Vianney, il Santo Patrono di tutti i parroci del mondo. Tale anno, che vuole contribuire a promuovere l’impegno d’interiore rinnovamento di tutti i sacerdoti per una loro più forte ed incisiva testimonianza evangelica nel mondo di oggi, si concluderà nella stessa solennità del 2010. “Il Sacerdozio è l&#8217;amore del cuore di Gesù”, soleva dire il Santo Curato d’Ars.</em></p>
<p>Giovanni Maria Vianney nacque nel piccolo borgo di Dardilly l’8 maggio del 1786, da una famiglia contadina, povera di beni materiali, ma ricca di umanità e di fede. Battezzato, com’era buon uso all’epoca, lo stesso giorno della nascita, consacrò gli anni della fanciullezza e dell’adolescenza ai lavori nei campi e al pascolo degli animali, tanto che, all’età di diciassette anni, era ancora analfabeta. Conosceva però a memoria le preghiere insegnategli dalla pia madre e si nutriva del senso religioso che si respirava in casa. I biografi narrano che, fin dalla prima giovinezza, egli cercò di conformarsi alla divina volontà anche nelle mansioni più umili. Nutriva in animo il desiderio di divenire sacerdote, ma non gli fu facile assecondarlo. Giunse infatti all’Ordinazione presbiterale dopo non poche traversìe ed incomprensioni, grazie all’aiuto di sapienti sacerdoti, che non si fermarono a considerare i suoi limiti umani, ma seppero guardare oltre, intuendo l’orizzonte di santità che si profilava in quel giovane veramente singolare. Così, il 23 giugno 1815, fu ordinato diacono e, il 13 agosto seguente, sacerdote. Finalmente all’età di 29 anni, dopo molte incertezze, non pochi insuccessi e tante lacrime, poté salire l’altare del Signore e realizzare il sogno della sua vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Santo Curato d’Ars manifestò sempre un’altissima considerazione del dono ricevuto. Affermava: “Oh! Che cosa grande è il Sacerdozio! Non lo si capirà bene che in Cielo… se lo si comprendesse sulla terra, si morirebbe, non di spavento ma di amore!” (Abbé Monnin, Esprit du Curé d’Ars, p. 113). Inoltre, da fanciullo aveva confidato alla madre: “Se fossi prete, vorrei conquistare molte anime” (Abbé Monnin, Procès de l’ordinaire, p. 1064). E così fu. Nel servizio pastorale, tanto semplice quanto straordinariamente fecondo, questo anonimo parroco di uno sperduto villaggio del sud della Francia riuscì talmente ad immedesimarsi col proprio ministero, da divenire, anche in maniera visibilmente ed universalmente riconoscibile, alter Christus, immagine del Buon Pastore, che, a differenza del mercenario, dà la vita per le proprie pecore (cfr Gv 10,11). Sull’esempio del Buon Pastore, egli ha dato la vita nei decenni del suo servizio sacerdotale. La sua esistenza fu una catechesi vivente, che acquistava un’efficacia particolarissima quando la gente lo vedeva celebrare la Messa, sostare in adorazione davanti al tabernacolo o trascorrere molte ore nel confessionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Centro di tutta la sua vita era dunque l’Eucaristia, che celebrava ed adorava con devozione e rispetto. Altra caratteristica fondamentale di questa straordinaria figura sacerdotale era l’assiduo ministero delle confessioni. Riconosceva nella pratica del sacramento della penitenza il logico e naturale compimento dell’apostolato sacerdotale, in obbedienza al mandato di Cristo: “A chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi” (cfr Gv 20,23). San Giovanni Maria Vianney si distinse pertanto come ottimo e instancabile confessore e maestro spirituale. Passando “con un solo movimento interiore, dall’altare al confessionale”, dove trascorreva gran parte della giornata, cercava in ogni modo, con la predicazione e con il consiglio persuasivo, di far riscoprire ai parrocchiani il significato e la bellezza della penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della Presenza eucaristica (cfr Lettera ai sacerdoti per l’Anno Sacerdotale).</p>
<p style="text-align: justify;">I metodi pastorali di san Giovanni Maria Vianney potrebbero apparire poco adatti alle attuali condizioni sociali e culturali. Come potrebbe infatti imitarlo un sacerdote oggi, in un mondo tanto cambiato? Se è vero che mutano i tempi e molti carismi sono tipici della persona, quindi irripetibili, c’è però uno stile di vita e un anelito di fondo che tutti siamo chiamati a coltivare. A ben vedere, ciò che ha reso santo il Curato d’Ars è stata la sua umile fedeltà alla missione a cui Iddio lo aveva chiamato; è stato il suo costante abbandono, colmo di fiducia, nelle mani della Provvidenza divina. Egli riuscì a toccare il cuore della gente non in forza delle proprie doti umane, né facendo leva esclusivamente su un pur lodevole impegno della volontà; conquistò le anime, anche le più refrattarie, comunicando loro ciò che intimamente viveva, e cioè la sua amicizia con Cristo. Fu “innamorato” di Cristo, e il vero segreto del suo successo pastorale è stato l’amore che nutriva per il Mistero eucaristico annunciato, celebrato e vissuto, che è divenuto amore per il gregge di Cristo, i cristiani e per tutte le persone che cercano Dio. La sua testimonianza ci ricorda, cari fratelli e sorelle, che per ciascun battezzato, e ancor più per il sacerdote, l’Eucaristia “non è semplicemente un evento con due protagonisti, un dialogo tra Dio e me. La Comunione eucaristica tende ad una trasformazione totale della propria vita. Con forza spalanca l’intero io dell’uomo e crea un nuovo noi” (Joseph Ratzinger, La Comunione nella Chiesa, p. 80).</p>
<p style="text-align: justify;">Lungi allora dal ridurre la figura di san Giovanni Maria Vianney a un esempio, sia pure ammirevole, della spiritualità devozionale ottocentesca, è necessario al contrario cogliere la forza profetica che contrassegna la sua personalità umana e sacerdotale di altissima attualità. Nella Francia post-rivoluzionaria che sperimentava una sorta di “dittatura del razionalismo” volta a cancellare la presenza stessa dei sacerdoti e della Chiesa nella società, egli visse, prima - negli anni della giovinezza - un’eroica clandestinità percorrendo chilometri nella notte per partecipare alla Santa Messa. Poi - da sacerdote – si contraddistinse per una singolare e feconda creatività pastorale, atta a mostrare che il razionalismo, allora imperante, era in realtà distante dal soddisfare gli autentici bisogni dell’uomo e quindi, in definitiva, non vivibile.</p>
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		<title>Catechesi per Giovani e Adulti</title>
		<link>http://www.czestochowa.it/2009/01/25/catechesi-per-giovani-e-adulti/</link>
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		<pubDate>Sun, 25 Jan 2009 15:19:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[
&#8220;Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò&#8221;
(Mt 11, 28)


DIO TI AMA
E la tua vita è preziosa ai Suoi occhi.


Catechesi per Giovani, Adulti e Famiglie.
Gli incontri si terranno ogni  Lunedì e Giovedì
dalle ore 20,45 alle 21,45
a partire da Lunedì 26 Gennaio 2009


Il Parroco e i Catechisti


Il servizio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: center;"><strong>&#8220;Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>(Mt 11, 28)</em></p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-449" title="catechesi" src="http://www.czestochowa.it/wp-content/uploads/2009/01/catechesi-216x300.jpg" alt="catechesi" width="288" height="400" /></p>
</blockquote>
<h1 style="text-align: center;"><span style="color: #800000;">DIO TI AMA</span></h1>
<p style="text-align: center; font-size:18px;"><span style="color: #800000;">E la tua vita è preziosa ai Suoi occhi.</span></p>
<p style="text-align: center; font-size:18px;"><span style="color: #800000;"><br />
</span></p>
<p style="text-align: center; font-size: 15px;"><strong>Catechesi per Giovani, Adulti e Famiglie.</strong></p>
<p style="text-align: center; font-size: 14px;">Gli incontri si terranno ogni <strong> Lunedì</strong> e <strong>Giovedì</strong></p>
<p style="text-align: center; font-size: 14px;"><strong>dalle ore 20,45 alle 21,45</strong></p>
<p style="text-align: center; font-size: 14px;">a partire da <strong>Lunedì 26 Gennaio 2009</strong></p>
<p style="text-align: center; font-size: 14px;"><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Il Parroco e i Catechisti</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><br />
</strong></p>
<address style="text-align: center;"><strong>Il servizio di baby sitter sarà gratuito<br />
</strong></address>
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		<title>A tutti i membri del Consiglio Pastorale</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jan 2009 11:57:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cara sorella, caro fratello,
 buon  anno!
Unisco il mio augurio a quello della Chiesa che ci è stato rivolto con le parole del primo passo della Messa d’inizio anno:
“Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cara sorella, caro fratello,</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> buon  anno!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Unisco il mio augurio a quello della Chiesa che ci è stato rivolto con le parole del primo passo della Messa d’inizio anno:</p>
<blockquote style="text-align: justify;"><p>“Ti benedica il Signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio. Il Signore rivolga su di te il suo volto e ti conceda pace.”</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Ti faccio avere quanto la nostra segretaria, Elena, ha raccolto nel primo incontro del Consiglio Pastorale con il Vescovo Mons. Moretti perché ne faccia oggetto del tuo personale esame per arricchire la discussione nel <a title="Consiglio Pastorale 23 Gennaio 2009" href="http://www.czestochowa.it/2009/01/19/consiglio-pastorale-23-gennaio-2009/" target="_self">prossimo incontro.</a></p>
<p style="text-align: justify;"><em><br />
<strong> CONSIGLIO PASTORALE DEL 05/11/08</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Presiede Mons. Moretti</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Durante il consiglio pastorale scorso abbiamo riferito al vescovo le attività che si sono svolte nella nostra parrocchia durante l’anno 2008.</em></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Gruppo Teatrale (giovani, recita sulla vita di Paolo)</em></li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em> Gruppo Famiglie (si sta adoperando per donare speranza alle famiglie come educatrici, iniziativa: associazione sportivi x i bambini)</em></li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em> Dopocresima (realizzato all’interno della Famiglia con catechesi, preghiera e condivisione)</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><em>Il vescovo ci ha rinnovato il consiglio di <strong>condividere</strong> con il <strong>parroco</strong> le tensioni, le stesse aspirazioni poiché siamo in un cammino così grande e complesso nella crescita non solo in funzione degli altri ma in rapporto con il Signore.</em></p>
<ol style="text-align: justify;">
<li><em>Compito: Purificare le nostre motivazioni., incominciando con l’incoraggiare le nuove generazioni utilizzando come mezzo il coinvolgimento delle famiglie.</em></li>
<li><em>Trovare la <strong>luce</strong> attraverso <strong>Dio</strong>.</em></li>
</ol>
<p style="text-align: justify;"><em>Ci ha consigliato per il dopocresima di diversificare le opportunità, bisogna dare più scelta di cammini diversi ai giovani per stimolarli a trovare Dio nella loro vita.<br />
La <strong>parrocchia</strong> è una comunità di fedeli e in quanto tali ci dobbiamo sentire appartenenti alla Chiesa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Siamo chiamati a <strong>definire le priorità</strong>, a ,mettere in fila le proposte.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Finalità</strong><br />
</em></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em> Riconoscere la presenza di Gesù.</em></li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em> Rendere viva e visibile la presenza di Gesù.</em></li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em> Aiutare le persone a leggere la<strong> Parola di Dio.</strong><br />
</em></li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em> Siamo chiamati a condurre la nostra <strong>vita</strong> nella <strong>sua.</strong></em></li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em> Dobbiamo rimanere <strong>uniti</strong> nella vita.</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><em>Ci ha consigliato inoltre di mettere al centro della nostra vita l’<strong>eucarestia </strong>facendo crescere il desiderio della <strong>Domenica</strong>, il <strong>Giorno del Signore </strong>aiutando i fedeli a capire le celebrazioni effettuando riflessioni sulla <strong>liturgia</strong> che è l’esperienza che il <strong>Signore</strong> ci ha lasciato (Il libro del papa)</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Noi stiamo perdendo il senso del passato e la capacità di andare al di là di quello che ci appare, per questo dobbiamo vivere pensando alla vita di Gesù e questo lo possiamo fare leggendo la <strong>Bibbia</strong> in questo modo possiamo capire se viviamo l’esperienza di fede e se nasce la <strong>Carità</strong>, dobbiamo <strong>educarci</strong> a vivere la carità.<br />
<strong>Discordo di educazione alla carità</strong>: riconoscere l’altro e migliorare i rapporti tra di noi, bisogna superare la divisione della comunità e far emergere il positivo senza giudicare.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>I vescovi ci ha detto che ci dobbiamo ricordare di essere una presenza dentro un quartiere, dobbiamo interagire con gli altri,<strong> siamo chiamati a testimoniare la bellezza di Dio</strong>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Elemento importante: <strong>La confessione</strong>.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Caritas</strong>: iniziativa di tutta la comunità , rispondere a ciò che serve e no a ciò che piace, ognuno deve mettere a disposizione il tempo libero.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Dobbiamo</strong>: </em></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Aiutare le persone a cercare la verità.</em></li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em> Creare le condizioni con un percorso per superare le difficoltà.</em></li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em> Fare catechesi.</em></li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em> Occuparci dei giovani responsabilizzandoli nella crescita.</em></li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<title>Omelia del Santo Padre nella Messa della Notte di Natale</title>
		<link>http://www.czestochowa.it/2008/12/30/omelia-del-santo-padre-nella-messa-della-notte-di-natale/</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 22:46:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[In evidenza]]></category>

		<category><![CDATA[natale]]></category>

		<category><![CDATA[omelia]]></category>

		<category><![CDATA[papa]]></category>

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		<description><![CDATA[Cari fratelli e sorelle!
“Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell&#8217;alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra?” Così canta Israele in uno dei suoi Salmi (113 [112], 5s), in cui esalta insieme la grandezza di Dio e la sua benevola vicinanza agli uomini. Dio dimora nell’alto, ma si china [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Cari fratelli e sorelle!</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-259 alignright" title="Benedetto" src="http://www.czestochowa.it/wp-content/uploads/2008/12/benedetto161-249x300.jpg" alt="Benedetto" width="278" height="336" />“Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell&#8217;alto e si china a guardare nei cieli e sulla terra?” Così canta Israele in uno dei suoi Salmi (113 [112], 5s), in cui esalta insieme la grandezza di Dio e la sua benevola vicinanza agli uomini. Dio dimora nell’alto, ma si china verso il basso… Dio è immensamente grande e di gran lunga al di sopra di noi. È questa la prima esperienza dell’uomo. La distanza sembra infinita. Il Creatore dell’universo, Colui che guida il tutto, è molto lontano da noi: così sembra inizialmente. Ma poi viene l’esperienza sorprendente: Colui al quale nessuno è pari, che “siede nell’alto”, Questi guarda verso il basso. Si china in giù. Egli vede noi e vede me. Questo guardare in giù di Dio è più di uno sguardo dall’alto. Il guardare di Dio è un agire. Il fatto che Egli mi vede, mi guarda, trasforma me e il mondo intorno a me. Così il Salmo continua immediatamente: “Solleva l’indigente dalla polvere…” Con il suo guardare in giù Egli mi solleva, benevolmente mi prende per mano e mi aiuta a salire, proprio io, dal basso verso l’alto. “Dio si china”. Questa parola è una parola profetica. Nella notte di Betlemme, essa ha acquistato un significato completamente nuovo. Il chinarsi di Dio ha assunto un realismo inaudito e prima inimmaginabile. Egli si china – viene, proprio Lui, come bimbo giù fin nella miseria della stalla, simbolo di ogni necessità e stato di abbandono degli uomini. Dio scende realmente. Diventa un bambino e si mette nella condizione di dipendenza totale che è propria di un essere umano appena nato. Il Creatore che tutto tiene nelle sue mani, dal quale noi tutti dipendiamo, si fa piccolo e bisognoso dell’amore umano. Dio è nella stalla. Nell’Antico Testamento il tempio era considerato quasi come lo sgabello dei piedi di Dio; l’arca sacra come il luogo in cui Egli, in modo misterioso, era presente in mezzo agli uomini. Così si sapeva che sopra il tempio, nascostamente, stava la nube della gloria di Dio. Ora essa sta sopra la stalla. Dio è nella nube della miseria di un bimbo senza albergo: che nube impenetrabile e tuttavia – nube della gloria! In che modo, infatti, la sua predilezione per l’uomo, la sua preoccupazione per lui potrebbe apparire più grande e più pura? La nube del nascondimento, della povertà del bambino totalmente bisognoso dell’amore, è allo stesso tempo la nube della gloria. Perché niente può essere più sublime, più grande dell’amore che in questa maniera si china, discende, si rende dipendente. La gloria del vero Dio diventa visibile quando ci si aprono gli occhi del cuore davanti alla stalla di Betlemme.</p>
<p style="text-align: justify;">Il racconto del Natale secondo san Luca, che abbiamo appena ascoltato nel brano evangelico, ci narra che Dio ha un po’ sollevato il velo del suo nascondimento dapprima davanti a persone di condizione molto bassa, davanti a persone che nella grande società erano piuttosto disprezzate: davanti ai pastori che nei campi intorno a Betlemme facevano la guardia agli animali. Luca ci dice che queste persone “vegliavano”. Possiamo così sentirci richiamati a un motivo centrale del messaggio di Gesù, in cui ripetutamente e con crescente urgenza fino all’Orto degli ulivi torna l’invito alla vigilanza – a restare svegli per accorgersi della venuta del Signore ed esservi preparati. Pertanto anche qui la parola significa forse più del semplice essere esternamente svegli durante l’ora notturna. Erano persone veramente vigilanti, nelle quali il senso di Dio e della sua vicinanza era vivo. Persone che erano in attesa di Dio e non si rassegnavano all’apparente lontananza di Lui nella vita di ogni giorno. Ad un cuore vigilante può essere rivolto il messaggio della grande gioia: in questa notte è nato per voi il Salvatore. Solo il cuore vigilante è capace di credere al messaggio. Solo il cuore vigilante può infondere il coraggio di incamminarsi per trovare Dio nelle condizioni di un bambino nella stalla. Preghiamo il Signore affinché aiuti anche noi a diventare persone vigilanti.</p>
<p style="text-align: justify;">San Luca ci racconta inoltre che i pastori stessi erano “avvolti” dalla gloria di Dio, dalla nube di luce, si trovavano nell’intimo splendore di questa gloria. Avvolti dalla nube santa ascoltano il canto di lode degli angeli: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini della sua benevolenza”. E chi sono questi uomini della sua benevolenza se non i piccoli, i vigilanti, quelli che sono in attesa, sperano nella bontà di Dio e lo cercano guardando verso di Lui da lontano?</p>
<p style="text-align: justify;">Nei Padri della Chiesa si può trovare un commento sorprendente circa il canto con cui gli angeli salutano il Redentore. Fino a quel momento – dicono i Padri – gli angeli avevano conosciuto Dio nella grandezza dell’universo, nella logica e nella bellezza del cosmo che provengono da Lui e Lo rispecchiano. Avevano accolto, per così dire, il muto canto di lode della creazione e l’avevano trasformato in musica del cielo. Ma ora era accaduta una cosa nuova, addirittura sconvolgente per loro. Colui di cui parla l’universo, il Dio che sostiene il tutto e lo porta in mano – Egli stesso era entrato nella storia degli uomini, era diventato uno che agisce e soffre nella storia. Dal gioioso turbamento suscitato da questo evento inconcepibile, da questa seconda e nuova maniera in cui Dio si era manifestato – dicono i Padri – era nato un canto nuovo, una strofa del quale il Vangelo di Natale ha conservato per noi: “Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini”. Possiamo forse dire che, secondo la struttura della poesia ebraica, questo doppio versetto nei suoi due brani dice in fondo la stessa cosa, ma da un punto di vista diverso. La gloria di Dio è nell’alto dei cieli, ma questa altezza di Dio si trova ora nella stalla, ciò che era basso è diventato sublime. La sua gloria è sulla terra, è la gloria dell’umiltà e dell’amore. E ancora: la gloria di Dio è la pace. Dove c’è Lui, là c’è pace. Egli è là dove gli uomini non vogliono fare in modo autonomo della terra il paradiso, servendosi a tal fine della violenza. Egli è con le persone dal cuore vigilante; con gli umili e con coloro che corrispondono alla sua elevatezza, all’elevatezza dell’umiltà e dell’amore. A questi dona la sua pace, perché per loro mezzo la pace entri in questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il teologo medioevale Guglielmo di S. Thierry ha detto una volta: Dio – a partire da Adamo – ha visto che la sua grandezza provocava nell’uomo resistenza; che l’uomo si sente limitato nel suo essere se stesso e minacciato nella sua libertà. Pertanto Dio ha scelto una via nuova. È diventato un Bambino. Si è reso dipendente e debole, bisognoso del nostro amore. Ora – ci dice quel Dio che si è fatto Bambino – non potete più aver paura di me, ormai potete soltanto amarmi.</p>
<p style="text-align: justify;">Con tali pensieri ci avviciniamo in questa notte al Bambino di Betlemme – a quel Dio che per noi ha voluto farsi bambino. Su ogni bambino c’è il riverbero del bambino di Betlemme. Ogni bambino chiede il nostro amore. Pensiamo pertanto in questa notte in modo particolare anche a quei bambini ai quali è rifiutato l’amore dei genitori. Ai bambini di strada che non hanno il dono di un focolare domestico. Ai bambini che vengono brutalmente usati come soldati e resi strumenti della violenza, invece di poter essere portatori della riconciliazione e della pace. Ai bambini che mediante l’industria della pornografia e di tutte le altre forme abominevoli di abuso vengono feriti fin nel profondo della loro anima. Il Bambino di Betlemme è un nuovo appello rivolto a noi, di fare tutto il possibile affinché finisca la tribolazione di questi bambini; di fare tutto il possibile affinché la luce di Betlemme tocchi i cuori degli uomini. Soltanto attraverso la conversione dei cuori, soltanto attraverso un cambiamento nell’intimo dell’uomo può essere superata la causa di tutto questo male, può essere vinto il potere del maligno. Solo se cambiano gli uomini, cambia il mondo e, per cambiare, gli uomini hanno bisogno della luce proveniente da Dio, di quella luce che in modo così inaspettato è entrata nella nostra notte.</p>
<p style="text-align: justify;">E parlando del Bambino di Betlemme pensiamo anche alla località che risponde al nome di Betlemme; pensiamo a quel Paese in cui Gesù ha vissuto e che Egli ha amato profondamente. E preghiamo affinché lì si crei la pace. Che cessino l’odio e la violenza. Che si desti la comprensione reciproca, si realizzi un’apertura dei cuori che apra le frontiere. Che scenda la pace di cui hanno cantato gli angeli in quella notte.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel Salmo 96 [95] Israele, e con esso la Chiesa, lodano la grandezza di Dio che si manifesta nella creazione. Tutte le creature vengono chiamate ad aderire a questo canto di lode, e allora lì si trova anche l’invito: “Si rallegrino gli alberi della foresta davanti al Signore che viene” (12s). La Chiesa legge anche questo Salmo come una profezia e, insieme, come un compito. La venuta di Dio a Betlemme fu silenziosa. Soltanto i pastori che vegliavano furono per un momento avvolti nello splendore luminoso del suo arrivo e poterono ascoltare una parte di quel canto nuovo che era nato dalla meraviglia e dalla gioia degli angeli per la venuta di Dio. Questo venire silenzioso della gloria di Dio continua attraverso i secoli. Là dove c’è la fede, dove la sua parola viene annunciata ed ascoltata, Dio raduna gli uomini e si dona loro nel suo Corpo, li trasforma nel suo Corpo. Egli “viene”. E così si desta il cuore degli uomini. Il canto nuovo degli angeli diventa canto degli uomini che, attraverso tutti i secoli in modo sempre nuovo, cantano la venuta di Dio come bambino e, a partire dal loro intimo, diventano lieti. E gli alberi della foresta si recano da Lui ed esultano. L’albero in Piazza san Pietro parla di Lui, vuole trasmettere il suo splendore e dire: Sì, Egli è venuto e gli alberi della foresta lo acclamano. Gli alberi nelle città e nelle case dovrebbero essere più di un’usanza festosa: essi indicano Colui che è la ragione della nostra gioia – il Dio che per noi si è fatto bambino. Il canto di lode, nel più profondo, parla infine di Colui che è lo stesso albero della vita ritrovato. Nella fede in Lui riceviamo la vita. Nel Sacramento dell’Eucaristia Egli si dona a noi – dona una vita che giunge fin nell’eternità. In quest’ora noi aderiamo al canto di lode della creazione e la nostra lode è allo stesso tempo una preghiera: Sì, Signore, facci vedere qualcosa dello splendore della tua gloria. E dona la pace sulla terra. Rendici uomini e donne della tua pace. Amen.</p>
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		<title>Relazione di fine anno (Caritas)</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 16:50:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Caritas]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella comunità cristiana il primo servizio al fratello, soprattutto in difficoltà, è quello di ascoltarlo. Da questo bisogno nasce il nostro Centro d’Ascolto Caritas che ormai da tanti anni opera nella nostra parrocchia.
E’ il luogo dove le persone trovano accoglienza da parte di altri fratelli, dove è dato ascolto alle loro ansie e problemi, dove [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella comunità cristiana il primo servizio al fratello, soprattutto in difficoltà, è quello di ascoltarlo. Da questo bisogno nasce il nostro<strong> Centro d’Ascolto Caritas</strong> che ormai da tanti anni opera nella nostra parrocchia.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ il luogo dove le persone trovano accoglienza da parte di altri fratelli, dove è dato ascolto alle loro ansie e problemi, dove si può ricevere un orientamento ed un aiuto concreto per uscire dalle situazioni di bisogno, dove è messo in atto il comandamento dell’Amore insegnatoci da Gesù, il centro di ascolto è aperto il lunedì mattina dalle 9.30 alle 12.00 e il pomeriggio dalle 18.00 alle 20.00.<br />
<strong>La Caritas parrocchiale</strong> ha anzitutto il compito di aiutare l’intera comunità a mettere la carità al centro della testimonianza cristiana, così da imparare a servire il Signore presente nei poveri e a seguire l’esempio di Lui che, da ricco che era, si fece povero.<br />
E’ il terreno dove cresce e si sviluppa la nostra fede in Gesù Cristo.</p>
<h3 style="text-align: center;">I nostri servizi</h3>
<p style="text-align: justify;">Il Centro d’Ascolto è aperto il<strong> lunedì mattina</strong> per svolgere pratiche pensionistiche, segretariato sociale, assistenza socio-sanitaria. Il <strong>Lunedì pomeriggio</strong> è dedicato all’ascolto .<br />
Il <strong>martedì e giovedì mattina</strong> la S. Vincenzo porta avanti la sua opera di assistenza a favore di famiglie in difficoltà, che sono in aumento per separazioni, divorzi, malattie gravi che impediscono ad alcuni di provvedere ai propri bisogni, problemi di depressione, disagio mentale e anziani che faticano ad arrivare a fine mese con la sola pensione. Adesso con la crisi economica che stiamo vivendo le famiglie in difficoltà sono in aumento: siamo, infatti, passati dalle 70 alle 100 famiglie che aiutiamo ogni mese a livello alimentare. Per far fronte a questa emergenza da questo anno la nostra parrocchia ha aderito al progetto emporio: cioè un supermercato della Caritas diocesana dove le famiglie in difficoltà per un periodo possono fare la spesa gratis.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>venerdì pomeriggio</strong>, sportello lavoro dedicato all’ascolto degli stranieri e delle loro problematiche. Hanno preso contatto con il Centro circa 50 stranieri in prevalenza rumeni. Anche qui la crisi si è fatta sentire sia nell’offerta che nella richiesta di lavoro, tanto che parecchi stranieri che svolgevano il servizio di badanti hanno preferito ritornare nei propri paesi.<br />
Oltre il lavoro si cerca di allacciare un rapporto personale con le persone o famiglie straniere che vivono nel nostro quartiere per inserirle nel tessuto sociale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Sono continuati, grazie alla disponibilità di una nostra parrocchiana, i corsi gratuiti di: Informatica di base e d’italiano per stranieri.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La <strong>Caritas parrocchiale</strong> oltre ai servizi sopra elencati, svolge delle iniziative all’esterno della parrocchia ( visite nelle case, raccolte di generi alimentari davanti ai centri commerciali in collaborazione con il Comune di Roma, collaborazione con il Banco Alimentare, mercatini e vendite varie ).<br />
I fondi e i beni raccolti sono utilizzati per le opere caritative della parrocchia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la formazione spirituale degli operatori ci si incontra</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>L’ultimo venerdì del mese S. Messa ore 18.00 segue Adorazione Eucaristica.</li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Durante l’anno si organizzano due ritiri spirituali.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Ringraziamo di cuore quanti hanno collaborato in questo anno all’opera che Dio ha messo nelle nostre mani. In particolare le Comunità Neocatecumenali, il Rinnovamento dello Spirito e il Gruppo Famiglie. Chiunque sente la chiamata a questo servizio è il benvenuto fra noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ringraziamo voi tutti per la generosità manifestata nella raccolta di generi alimentari effettuata in Parrocchia.<br />
Vi ricompensi Dio con il centuplo, auguri.</p>
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