Lorena D’Alessandro

La sua famiglia

Il battesimo di Lorena

Lorena nasce a La Rustica, in un quartiere della periferia est di Roma, da una famiglia di modeste origini.

La sua parrocchia è intitolata alla Madonna di Czestochowa ed è tenuta dai padri Benedettini Silvestrini.
Suo padre, Giovanni, di origine abruzzese, si trasferì a Roma nel 1956. Qualche anno più tardi conobbe Alba Avalle, nata al La Rustica e il 25 aprile del 1963 si sposarono. Il 20 novembre 1964 nacque Lorena, nel 1966 nacque suo fratello Tonino e nel 1970 nacque sua sorella Simona.

L’infanzia

I primi anni di Lorena trascorsero sereni anche se la sua salute si manifestava un po’ delicata.

A due anni le furono bruciati alcuni porri, a sei le furono asportate le tonsille e pochi mesi dopo fu operata di appendicite.

A dieci anni, il 1 maggio del 1974, Lorena riceve con grande gioia la prima comunione.

Il male si manifesta

Qualche mese dopo le viene diagnosticato un tumore alla gamba sinistra; il 26 settembre 1974 Lorena viene operata al policlinico Gemelli dove le viene praticato un trapianto osseo. Lorena esce dalla sala operatoria con entrambe le gambe ingessate e così rimarrà fino al Dicembre dello stesso anno.

Solo nella primavera del 1975 Lorena poté, con molta difficoltà, iniziare a camminare di nuovo.

La cresima

Lorena inizia a frequentare la prima media presso l’istituto Nostra Signora della Neve, a Tor Sapienza, quartiere vicino a La Rustica

Nello stesso periodo si prepara a ricevere il sacramento della confermazione; l’8 maggio del 1976 Lorena riceve la cresima.

L’amputazione della gamba

Nel giugno dello stesso anno Lorena viene ricoverata di nuovo al Gemelli dove viene operata per un sospetto rigetto del chiodo chirurgico utilizzato nella precedente operazione ma, durante l’operazione, i medici scoprono che il tumore si stava riformando.

Chiedono così l’autorizzazione a Giovanni e Alba per l’amputazione della gamba, nel tentativo di salvarle la vita.

Scriverà Lorena a tal riguardo: “i miei genitori, per me, hanno scelto la vita“.

Lorena, pur così giovane, affronta il trauma dell’amputazione con grande coraggio, rassicurando la mamma; il decorso post-operatorio fu normale così Lorena poté presto iniziare a gironzolare per l’ospedale in carrozzina o con le canadesi.

Diventò presto conosciuta tra i malati e i medici, si fermava spesso a scherzare con i degenti ed era sempre indaffarata in mille servizi.

Lorena però ha voglia di tornare a camminare, più per alleviare il dolore della mamma che per lei stessa, e così convince i propri genitori a condurla da uno specialista (all’insaputa dei medici) fuori dall’ospedale per la realizzazione della protesi.

Con grande stupore dei medici e degli infermieri, Lorena si abitua facilmente a camminare con la protesi, la quale non le crea alcun complesso.

Il primo impegno in parrocchia

lourdesLorena iniziò a frequentare un gruppo di giovani formato da Vincenzo, un monaco silvestrino; i suoi amici la ricordano sempre impegnata, sensibile e pronta all’amicizia.

Lorena già in questo periodo chiaramente manifesta il suo grande amore verso gli altri e verso il Signore, accettando con gioia di portare la sua croce.

Lorena catechista

Lorena si impegnò molto come catechista in parrocchia per i bambini iniziando a tenere il suo primo gruppo di fanciulli nel 1979.

Frequenta gli incontri formativi e spirituali che si tenevano settimanalmente.

E’ innamorata della prima comunità cristiana e nei suoi scritti spesso parlerà della sua Comunità di catechisti.

Lorena al Liceo

Lorena frequentava il liceo classico Pilo Albertelli di Roma; i suoi compagni la ricordano come testimone vera della sua fede. Molte delle sue amicizie più care si sono maturate in questo ambiente. Alcuni suoi temi sono una coraggiosa presa di posizione contro la mentalità imperante, a dispetto dell’impostazione “laica” della scuola.

Lorena a Lourdes

Lorena, nell’estate del 1980, si recò a Lourdes, insieme alla sua comunità, unendosi al pellegrinaggio organizzato dal Opera Romana per i catechisti di Roma.
Ecco cosa dice Lorena di quel viaggio: “A Lourdes, nella sofferenza di tanti fratelli, nella gioia con cui loro soffrivano, ho incontrato la Madonna. E’ stato qualcosa di stupendo… E’ magnifico sentirsi amati ed è ancora più bello amare!…”

I giovani di Taizè

Tra la fine del 1980 e l’inizio del 1981 Lorena ebbe modo di vivere, insieme con i catechisti e altri giovani della parrocchia, l’incontro dei giovani di Taizé.

La parrocchia ospitò 150 giovani alloggiandoli nella struttura parrocchiale e nelle famiglie. Anche Lorena alloggiò una ragazza tedesca.

Anche questa esperienza contribuì a maturare lo spirito di Lorena. Scriverà Lorena poi alla sua ospite: “I giorni vissuti con te e i 150 giovani di Taizé sono stati tra i più belli della mia vita, perché mi avete aiutato a riscoprire la gioia di credere in Cristo”

La morte di Lorena

“Non piangete, ma gioite per me, perché finalmente, se il Signore mi riterrà degna, potrò partecipare alla gioia eterna”. Così scrisse Lorena nel suo testamento, scritto sei mesi prima della sua morte terrena.

A metà gennaio del 1981 viene diagnosticato a Lorena un tumore al polmone sinistro con metastasi diffuse.

I medici non danno alcuna speranza alla famiglia. Si tenta così una nuova cura omeopatica che sembra dare risultati positivi. Addirittura alcuni medici, seppur sbalorditi, sentenziano che Lorena stava guarendo. Ma Lorena era consapevole della sua prossima morte.

Il 3 aprile del 1981 Lorena, tra le braccia di mamma Alba, vola in cielo.