Ricordi

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San Silvestro luglio 2015

I ministranti della nostra Parrocchia

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Giulianova 1 marzo 2015

Che “mitico” gruppo!img_20161016_0001

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Contatti

Parrocchia Nostra Signora di Czestochowa

Largo Augusto Corelli 9, 00155 Roma

Settore Est – Prefettura XVI – Zona Tor Sapienza – 5º Municipio

Telefono 06 2290894

Fax 06 2292553

Parroco:
Don Patrizio MILANO

Vicario Parrocchiale:
Don Stanislaw IWANCZAK

Diaconi Permanenti:
Diac. Vittorio CHIARELLI
Diac. Raffaele SPERANZA

Luoghi sussidiari di culto

Cappella Centro Mariano Missionario «Cristo Redentore»
Via Galatea – 00155 ROMA

Cappella Scuola Materna «Santa Teresa del Bambin Gesù»
Via Delia 58 – 00155 ROMA
tel. 06-22.90.847

Locale nell’Edificio Polifunzionale del V Municipio «Casale Caletto»
Via di Cervara – 00155 ROMA

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PENTECOSTE

A quanto pare il Padre ha mandato questo Paraclito per insegnarci ogni cosa: quindi, chi è lo Spirito Santo? Uno che ci ricorda le parole del Vangelo? È uno che ha la potenza di far rimembrare le parole di Gesù: questo è lo Spirito? Mi sembrerebbe un po’ riduttivo parlare dello Spirito in questi termini, prima di tutto. Poi, c’è scritto su questo Vangelo che chi mi ama osserverà la mia parola. Molti di voi, vanno in giro dicendo: «Non riesco a sperimentare l’amore di Dio: non lo sento questo amore dentro di me, anzi mi sento arido, mi sento depresso, esaurito, senza senso, vuoto. Ecco vedi: non ce l’ho lo spirito», fino a quando sentirò queste cose? Fino a quando dovrò sentire queste cose, non lo so. Dopo ventisei anni di sacerdozio ancora le sento. Mi auguro che tra un po’ finiranno, ma credo proprio di no. Molte persone, non le definisco neanche cristiane, dicono che la fede è sentire: «Vedi cara, tu lo senti Gesù dentro di te e io no. Ecco vedi, non riesco a credere in Dio perché non lo sento», e quella povera vecchia, o quella povera giovane, andranno alla fine del mondo ancora dicendo questo: « Io non lo sento, beata te che lo senti». Ci stanno certe persone che sentono pure troppo, sentono e vedono: Madonne, Santi, Padre Eterni, da ogni dove. Girano l’angolo e c’hanno un’apparizione, vanno dall’altra parte e sentono un’audizione: ce n’è per tutti. Come mai questa sperequazione: chi non sente niente, chi sente troppo e vede troppo? Questa fenomenologia religiosa, guardate che rasenta la demenza. Per cortesia: finiamola di legare Dio ad un sentire, ad un sentimento, ad un’evanescenza. Se io dovessi sentire Dio dentro di me ed essere fedele a Lui perché lo sento, ma da mo’ che l’avrei dovuto lasciare: ben altre cose sento io. Altro che amore, compassione, compiacimento, ma di che parliamo?

Voi immaginate quando questo, addirittura, lo leghiamo alle persone. «Mio marito mi ha detto ieri che non sente più nulla per me, quindi ci dobbiamo separare perché non sente più nulla», avete sentito quello che vi ho detto? Non sente: è diventato sordo, cecato. Io ho detto a questa signora:« Senta, come si chiama questo non sentire? C’ha un nome? Guardi che c’ha un nome: non si chiama non audizione, si chiama Sofia, si chiama Lorena, Cispadana, che ne so io: chiamatela come vi pare!», non giochiamo all’io non sento: chiaro o no? Perché dico queste cose? Perché Gesù Cristo non ha mai legato l’amore al sentire: portatemi una pagina del Vangelo dove io sia chiamato a sentire.

Qui c’è scritto: se uno mi ama, osserverà la mia parola. A proposito dell’osservare ve l’ho spiegato due domeniche fa, e vi ho fatto l’esempio del fariseo: il più grande osservante di questa terra ma è anche il più grande ipocrita di questa terra perché fa le cose per essere incensato, per farsi sentire dalla gente:« Ma che bravo ragazzo, è il primo della classe: fa le preghiere, va a Messa tutte le domeniche, fa pure il coro, fa pure il ministro dell’eucarestia, fa il lettore, il fioraio: tutto lui!». Si, ma se lo fa per farsi vedere lasciamo perdere. Allora se uno mi ama, cancellate questo osserverà, metterà in pratica, vivrà di me: ecco come si traduce il testo. Allora le cose cambiano: se io metto in pratica il Vangelo, il vangelo mi inchioda alla verità. Infatti Gesù dice: « Lui vi insegnerà ogni cosa», è lo Spirito Santo che mi insegna come si vive il rapporto con Cristo. Allora il rapporto con Cristo, l’amore di Cristo che cos’è? Come lo devo vivere, sentendo, percependo, legando l’amore ai sensi? Questo vuol dire amare? Allora quel poveretto, o quella poveretta che non sente niente, non ama Dio? Quando sto nell’aridità più assurda, qualcuno può venirmi a dire che non sto amando Dio?

Sentite un po’: Maria sotto la croce sentiva amore, secondo il vostro parere? No, quella sentiva una spada che le ha trafitto l’anima, altro che amore! Quella donna che si chiamava Maria, a differenza di Pietro che aveva detto:« io darò la vita per te», senza proferir parola stava sotto la croce. Quindi, l’amore cosa vuol dire per il Signore? Vuol dire vivere. Allora se è così, da oggi in poi smettila di essere deficiente, di andare in giro per i quartieri di Roma a dire:« Io non sento nulla», ma comincia a vivere il Vangelo. «Io questa non la posso vedere», amala.  «Io quella la ucciderei», amala. «Ma io non lo sento di andare da quella e amarla. Lo vedi?», e infatti non lo devi sentire: lo devi fare. Gesù non mi ha dato mai un bacio, ha dato se stesso: mi ha dato tutto il corpo.

Noi cosa facciamo? Baci e abbracci. «Ah cara, come stai? Ti amo», poi quando ti arriva una tramvata tra capo e collo ti giri e non c’è nessuno: come mai? Perché?  « Io ti amo tanto, ti penso sempre: sei sempre nel mio cuore, infinitamente. Dalla mattina alla sera penso a te», pensami di meno, anzi non mi pensare proprio: fate. « Ma io ti voglio tanto bene», tienitelo questo bene: a me servono € 5.000. «No, non mi dire queste cose», allora tieniti il bene che vuoi. «Io c’ho una cancrena, però ti voglio tanto bene: ciao ciao, ci vediamo quest’altro anno». La cancrena me la tengo, quella mi ama tanto e se ne va. «Sai perché? Non ti voglio veder soffrire». C’è gente che crepa a casa da sola, come un moribondo che da trent’anni sta li perché la gente ha paura di andarla a vedere. « No, io lo voglio ricordare come era prima: giovane. Sai mi fa un po’ di ribrezzo vedere uno che sta morendo o un cadavere, allora non ci vado», infatti quello muore da solo. «Me lo voglio ricordare com’era prima», ammazza che amore: abbiamo un amore che esce da tutti pori qui dentro, se ci fate caso. Quindi vedete, per noi sapete qual è il problema? Diciamo di credere e già il fatto che lo diciamo stiamo ad un punto elevato, già abbiamo realizzato il Vangelo. No cari, credere non esiste proprio.

Credere non vuol dire che questa zucca « A livello storico Gesù è esistito, quindi ci sono delle prove inconfutabili che sia esistito: quindi io credo».  Si va bene, tutti contenti: Gesù è esistito. Ammazza me lo doveva venire a dire lui. Me lo doveva dire: Raimarus, Winckelmann, potrei fare una lunga nomenclatura. Una volta che ho detto che Gesù esiste, cosa ho risolto? Ditemi un po’. Conosco molte persone che sono credenti, ma vi consiglio di non diventarci amici. Ve lo consiglio con tutto il cuore, non diventate amiche di quelle credenti là che farete una brutta fine. Cosa vuol dire: sia credere, sia amare, sia essere in relazione a Dio, se non si concretizza in uno stile di vita che rappresenta Cristo vuol dire che non stiamo in comunione con Lui. Lo dice Gesù stesso: « Chi non mi ama, non osserva le mie parole», quando io non vivo il Vangelo allora posso dire che non sto amando. Invece noi cosa facciamo: pur non vivendo il Vangelo diciamo di amarlo. Ecco l’ipocrisia scovata, ecco la vera ipocrisia dove sta. Noi diciamo di amarlo e non viviamo nemmeno una virgola di questo Vangelo, sapete si o no? Neanche una virgola, questo è il problema. Ecco perché non senti, cioè non vivi. Vi posso assicurare che se tu cominci ad andare contro corrente, a farti del male per il Vangelo (ma sulla tua pelle, non sulla pelle degli altri): eccome se lo senti! Più vivo che mai perché lo stai vivendo sulla tua pelle. Il problema è che nessuno di noi vuole andare contro corrente perché non mi fa fare carriera, mi mette in contrasto con tutti, non divento appetibile a nessuno: rimango solo. Mi sembra che qualcuno rimase solo, non vorrei dire.  Mi sembra che Dio nell’orto del Getzemani rimase solo. Avete mai letto il Vangelo voi? Leggetelo: andate a vedere. È rimasto solo: i suoi amici ronfavano, dormivano profumatamente. Tutti dormivano: quegli stessi apostoli che avevano detto:« Daremo la nostra vita per te».

«Tu sei l’amico mio», quanto odio questa parola non potete immaginare: amico o amore. Quando sento amico o amore, mi girano proprio le budella. Mi viene l’idiosincrasia all’udire queste parole: amore e amico, è più forte di me.  «Quanto sei pessimista», state pensando vero? «Poverino, preghiamo per lui. Questa sera preghiamo per il parroco che sta male». No, no: sto benissimo, mai come in questo momento godo di ottima salute. Proprio perché godo di ottima salute sto vedendo lo scempio apertis verbis. Allora, chiusa tutta questa grande parentesi, morale della favola: vi pregherei di non parlare più  ma di agire. Non dite a Gesù:«Ti amo Gesù, con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima. Tu sei il centro della mia vita», non diteglielo: fateglielo, no? Dimostrateglielo con la vostra presenza, con il vostro lavoro, con la vostra osservanza della sua Parola che consiste nel viverla fino in fondo come Lui.

 

 

 

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Terza Domenica di Pasqua

Questa mattina, attraverso la figura di Pietro e degli altri suoi amici, comprenderemo come bisognerebbe vivere un autentico rapporto con se stessi e con Dio: vediamo da dove partire. Partiamo proprio dall’affermazione che fa Pietro: « Io vado a pescare».

Quello che ha detto Pietro, lo hai detto anche tu e l’ho detto anche io quando ero più giovane. « Io farò questo, io da grande farò questo». Infatti, nel mio caso concreto, ho dovuto lasciare la scuola che facevo per ricominciare da capo. Facevo un tipo di studio, il Signore mi ha chiamato e mi ha fatto buttare la rete a destra. Io stavo a sinistra, poi sono andato a destra. Nella vita di molte persone, succede la stessa cosa: ognuno di noi ha in testa un sogno, un progetto, un ideale, e senza consultare nessuno: che fa? Prende e parte. Di solito, quando uno sta al liceo, alle superiori, prima di lasciare questo studio, i docenti consigliano per l’Università: « Fai questo o fai quello». Imperterriti, gli studenti dicono: « No, io farò questo». I genitori ti dicono: « Io ti consiglierei questo», assolutamente. «Io mi voglio sposare con quella!», anche se tu gli fai vedere le incongruenze di quella, non ci sono santi: « Io voglio quella». Puntualmente, dopo due mesi, si lasciano. Quindi, forse è capitato anche a te, nella tua vita. Cosa? Quello di incaponirti, di dire:« Io faccio questo». Così è successo a Pietro.

Però, qual è il problema che prima o poi, chiunque tu sia, sperimenterai? Il fallimento. Quella notte non presero nulla. Qui parliamo di esperti pescatori, non  è che parliamo dell’ultimo uscito. Anzi, adesso vi dirò anche un’aggravante: nonostante Pietro sia stato costituito capo dei dodici, se vi ricordate, al lago di Genesaret, dice:« Io vado a pescare», cioè ritorna alla vita passata. Era pescatore, ma Gesù gli aveva detto: « Tu non sarai più pescatore di pesci, d’ora innanzi sarai pescatore di uomini». Invece Pietro, che fa? Ritorna alla sua vita passata: un po’ come fai tu. Credi di essere progredito nella vita spirituale, invece puntualmente ricadi nei tuoi peccati. Puntualmente, come se nulla fosse, sapete perché? Perché ancora insisti a dire che io vado a pescare: io conduco la mia vita, io determino la mia esistenza, io decreto il mio futuro, io ti dirò che succederà questo e quest’altro. Questa forma delirante del tuo ego, dovete sapere, che sta alla base di tutti i fallimenti esistenziali: matrimoniali, lavorativi, relazionali, personali, sociali, internazionali. Questo delirio dell’io. Pietro è uno di questi.

Un giorno, addirittura, dirà il signor Pietro:« Io darò la mia vita per te», ve lo ricordate o no? Come molti pargoli, di diciassette, diciotto, vent’anni, venticinque, che si sposano:« Io ti amerò per sempre: in eterno. Tu sei la mia vita: sei tutto per me. Darò la mia vita per te», non so se l’avete mai sentito questo. Come no: lo sai le corna che si sprecano dalla mattina alla sera? Ceste di lumache continue. Venditori di lumache ce ne sono in giro che neanche immaginate. Perché vanno in giro a raccogliere questi cornuti, a quintali. Ma tu non eri quello che mi amava eternamente, sai, che davi la vita per me, ti spezzavi in due, no: non eri tu? Ah, capito: scusi. « Io darò la mia vita per te».

 

Gesù, che è un po’ più normale, dice:« Buono: questa notte stessa mi rinnegherai tre volte». Tre: non una, tre. Infatti, quest’oggi Gesù glie lo rifà rimboccare quel triplice rinnegamento.

«Mi ami tu?»

«Certo, mi cecassi un occhio se non ti amo». Primo.

«Mi ami?» e sono due.

Tre: «Mi ami?», perché lo ripete per tre volte? Perché quel cornuto di Pietro, per tre volte gli ha detto di non conoscerlo. Noi siamo più spudorati: quante volte abbiamo detto al Signore che lo amavamo? « Signore, ti amo profondamente. Senza di te, muoio. Senza di te, la mia vita non ha senso».  E giù a fare peccati, uno peggio dell’altro: ma non ti fai schifo da solo? Quando ti guardi allo specchio la mattina che ti fai la barba, non ti puoi sputare un attimo addosso? Ma perché dobbiamo dire queste cretinate che non hanno senso! Voi che siete tutti teologi, tutte dottoresse, avete mai letto su questo Libro che Gesù abbia mai detto una volta a me:« Ti amo». L’avete mai sentito voi? C’è scritto? Una volta che Gesù Cristo ha parlato, ha detto:« Amatevi». Avete capito, si o no? Referente ultimo dell’amore, non è Lui, non è Gesù Cristo il capolinea. Il capolinea è il Padre: suo e tuo. Io vado dal Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro, chiaro? Quindi, se neanche Gesù Cristo pretende un amore esclusivo, immagina se tu povero ominide lo puoi volere.

 

Quante volte ti sei illuso: tu sei mio, tu sei mia. Ancora ci credi? C’è stato mai un momento nel quale veramente hai creduto che quella roba li fosse veramente tua? Ci sono persone che ancora ci credono, lasciamocele credere, perché no? «Io non ti ho tradito mai. Cara, fra un po’ faremo il cinquantesimo: io non ti ho mai tradita». « Ah si? Maledetto». Il pensiero, dov’è? Quante volte hai spogliato quella donna ch’è passata mezz’ora prima. L’hai spogliata, l’hai rivestita, rispogliata, rivestita,  quante volte? « Io? mai cara». Infatti, quella cara li che ti sta vicino, povera ebete, non lo sa e non lo può sapere perché è una ominide come te: è un pupazzetto come te, il cervello non le ci arriva a sapere quello che ti passa per il cranio. Ma c’è uno che, no? Ed è Lui che sa tutto: sa quante volte hai tradito a lei, e così viceversa. « Ma io non l’ho tradito con il corpo, l’ho tradito con il pensiero». Infatti, Dio, Gesù Cristo in persona dice in uno dei Vangeli:« Chi guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio», quindi non andare in giro,miserabile, a dire:« Io non l’ho mai tradita», perché sei un miserabile: chiaro? Il Signore è furbo, sapete? Non è uno scemo come noi.

 

Quel giorno, quando lo ha incontrato, io c’ero ricordatevelo, quando Gesù ha messo i suoi occhi nelle palle degli occhi di Pietro, Pietro si mise a piangere amaramente, eppure Gesù non ha parlato. Vi risulta che abbia parlato? No, non ha parlato. Che potere che ha questo! Non parla e ti fa piangere, immagina se avesse aperto la bocca quel giorno! Ma oggi ha parlato:«Senti un po’ caro mio, mi ami?». Ma guarda, lo sbatterei al muro Gesù Cristo. Gli fa rimporre quella triplice confessione o sconfessione, meglio ancora. Ricorda a Pietro quel suo intervento, quando gli disse:«Io darò la mia vita per te». Quindi, voi credevate che Gesù non gli avesse detto nulla: ha aspettato. Glielo dice oggi: « Cosa hai detto tu l’altra sera, davanti a quella servetta del sommo sacerdote? Non mi conoscevi? Ma come: avevi detto che avresti dato la mia vita per me?».  Allora, Gesù non è arteriosclerotico che non si dimentica se ha già fatto la domanda a Pietro se lo amasse. Non che glie lo ripete tre volte perché, appunto, si era scordato che già glie l’aveva detto: no. Glie lo dice per far prendere coscienza a Pietro che senza di me il tuo amore non potrà mai essere fedele.

 

Ricordatevelo tutti: l’amore umano non può essere fedele. Non è che non vuole, non può! Perché non può? Perché è sottoposto continuamente alla legge del peccato. « Si, ma io non ho peccato con il corpo, ho peccato con la mente», infatti la mente sta da una parte e il corpo sta da un’altra. Chissà dov’è la mente. « Ma io non l’ho fatto fisicamente», per Gesù Cristo vale lo stesso principio.« A me non piace questo Gesù Cristo. Ne voglio un altro».

Infatti, queste donnicciole che io incontro molto spesso mi dicono:« Qual è il problema che io ho rapporti prematrimoniali con il mio ragazzo? Qual è il problema: lo amo!». Dopo sei mesi, la rincontro:« Dov’è quello con cui sei stata?»

«Non lo amo più. Ne amo un altro». Non usare questo verbo, usane un altro che è meglio. Quindi, sapete dove voglio arrivare? Mi direte: « Dove vuole arrivare?» A farti capire una cosa, se ci arrivi, ma voi ci arrivate. Smettila di dire:« Io» perché se continuerai a dirlo farai una brutta fine.

 

La Chiesa, dopo duemila anni, c’è arrivata. Un po’ lenta: un po’ come lo Stato, sapete? Lo Stato è molto lento, come le cartelle esattoriali: sono lente ma arrivano. Quando uno si sposa, ha cambiato il rituale la Chiesa. Ora c’ha scritto: con la grazia di Cristo, prometto di esserti fedele sempre. Prima non era così, sapete? Io Lina, sposo te/ prendo te, addirittura prendo … in saccoccia lo prendi. Che prendi? Io prendo te, e porti a casa. Ma cosa stai dicendo? Allora:

  • prima revisione: io accolgo
  • secondo, sempre: io Genoveffa prometto di esserti fedele sempre .. no, non tu sei proprio niente! Io, Genoveffa, con la grazia di Cristo, prometto … perché tu,senza la grazia di Cristo, tu non arrivi neanche a questa sera ad essergli fedele. È chiaro adesso? Quindi, mettetevi in testa, che senza la grazia, senza il rapporto con Cristo, tu non fai proprio un bel niente. Se lo fai, sarà destinata a perire, quello che fai. Tutto: addirittura fallire.

 

“ … «Io vado a pescare», ma quella notte non presero nulla …”

 

Quanti falliti ci sono in giro, sapete? Quanta gente che si sta suicidando! Se andate a vedere le statistiche dei morti: al primo posto ci sono i suicidi, poi gli incidenti stradali, i tumori, gli infarti. Immaginate un po’: i suicidi. Quando uno scopre che ha fallito la sua vita, che fa? Se ha un briciolo di fede, forse, si può attaccare a Cristo, altrimenti non rimane che la corda o buttarsi di sotto: non c’è altra soluzione.

 

Allora, morale della favola: guardati dentro e verifica come hai condotto fino ad adesso la tua vita. Chi è che sta al centro? Chi è che muove tutto? Il tuo ego o Cristo? Da dove prendi le mosse per decidere una cosa? Da te o da Lui? Chiedi mai a Cristo se quello che stai intraprendendo è secondo la sua volontà? O prima lo fai, poi sbagli, e poi eventualmente, nel migliore dei casi, chiedi perdono? Non lo fare questo, ti conviene affrettare i tempi. Vai direttamente da Lui, invoca lo Spirito:

  • spirito d’intelletto che non hai,
  • spirito di sapienza che non hai,
  • spirito di consiglio che ti manca.

 

Tutta questa roba ti manca, ecco perché fai le più grandi cavolate. Ecco qual è il problema. Quindi, chiediamo veramente al Signore che ci trasformi interiormente nella conoscenza di Lui, del Suo amore, della Sua vita.

 

 

 

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Seconda Domenica di Pasqua

Anche noi questa sera stiamo nel cenacolo a porte chiuse, come gli apostoli. Ora bisogna capire cosa sono queste porte chiuse. Le porte chiuse di cui si tratta in questo testo sono quelle scelte che avevano fatto gli apostoli proprio nei giorni della Passione di Cristo. Proprio in quei giorni gli apostoli se ne erano andati tutti, tranne Giovanni: chi lo aveva tradito, chi lo aveva rinnegato, chi se n’era andato. Quindi, la situazione che Gesù incontra quella sera di Pasqua, la sera della Resurrezione (otto giorni dopo) è la seguente: gli apostoli erano in peccato. Chi è in peccato chiude la porta al Cristo, alla grazia, alla relazione. E costoro l’avevano chiusa, questa porta, proprio in forza di quelle scelte ottuse, egoistiche che avevano compiuto in quegli ultimi giorni. Vivevano tutti nel peccato in quel momento e addirittura uno di loro neanche era presente. Dove stava Tommaso? Quella sera, Tommaso dove stava? Questa sera, dove stanno i fedeli che si definiscono cristiani? Domandatevelo! Nelle celebrazioni domenicali, i cristiani dove stanno? Eppure, si definiscono cristiani come costoro si definiscono apostoli. Allora vedete, questi piccoli preamboli sono necessari per capire quello che sta facendo Gesù. Allora, Gesù entra in un contesto di non relazionalità. Dire porte chiuse vuol dire semplicemente questo: una relazione chiusa.

Quando Gesù appare dice:«Shalom». Ma Shalom non vuol dire quello che cantiamo noi: pace, allegria, buonasera, buonanotte,no: non fatevi incantare! La pace che Gesù porta quella sera è il primo dono della sua Resurrezione. È un dono la pace. Se io domando a voi, questa sera:« Ma voi ce l’avete la pace dentro di voi?», con un po’ di buon senso mi direte:«No», poi se volete barare, se volete camuffare la realtà direte:« Sto bene». Si, ma se io ti domando cosa vuol dire stare bene: sapete cosa vuol dire per molti stare bene? Avere un conto in banca cospicuo, una casa bella, una macchina grande, una famiglia apposto … e chi sta meglio di me? Sto apposto, io sto bene. Questo vuol dire stare bene, che poi  tu non abbia Dio è un altro discorso, quello non mi interessa. Allora non stai bene, allora la pace non ce l’hai. La pace non è assenza di guerra, ma uno stato dell’anima che vive solo colui che è in perfetta comunione con il Cristo: vi è chiaro il concetto? Solo costui ha il dono della pace. Per cui chi ha la pace di Cristo, può anche vivere in un momento di sofferenza, di croce, di contraddizione, ma conservare la pace: vedete la differenza qual è? Quindi può avere la pace anche se sta vivendo un momento di gravi difficoltà. Invece noi che facciamo? Ci basta un minimo di difficoltà per stare in subbuglio, in un mormorio continuo, in un acidume continuo: questo è il problema. Queste cose che vi sto dicendo mi servono tutte per arrivare a quello che faremo finita la celebrazione, perché se non ci sono questi presupposti fondamentali la preghiera di liberazione e di guarigione non potrà avvenire.

Avete ascoltato nella prima lettura ciò che avveniva nelle prime comunità cristiane: Pietro passava e il suo solo passare, l’ombra che egli faceva, guariva e liberava: domandatevi perché. Perché nella prima comunità cristiana avvenivano questi segni e oggi anche se viene il Santo Padre in mezzo a noi nulla succede? Una domanda io me la faccio, non so se voi ve la fate: ma allora la potenza di Dio si è fermata al I secolo d.C? Ora Dio è diventato impotente? Il suo braccio si è accorciato, è diventato tirchio anche Lui per quanto riguarda le grazie? Com’è questa storia? Domandatevelo. Perché non avvengono più segni, miracoli, prodigi? È semplice: perché manca la fede. Guardate che Gesù quando incontrava una persona non gli faceva abracadabra, faceva qualche sortilegio e questa persona usciva curata, no. La tua fede ti ha salvato: la grazia di Dio può operare se trova un riscontro totale, pieno in te. Molti si mettono davanti a Dio come dei cadaveri aspettando che il Signore faccia la grazia, allora in maniera passiva si mettono li che la grazia di Dio arrivi e mi risolva questo problema. Poi che non si impegnino a pregare, non si impegnino a non peccare, non s’impegnino ad evitare le occasioni prossime di peccato, nulla di tutto questo: è Dio che deve operare segni e prodigi in mezzo a noi, ma continuiamo a condurre la nostra vita come piace a noi. Non vi lamentate però, nessuno si lamenti se non vede segni, prodigi e miracoli operati dagli apostoli nelle comunità. Questo è il problema.

Questo signor Tommaso, cari signori presenti e signore, è il tipico personaggio che voi incontrate oggi uscendo da qui. È il tipico personaggio che dice: « Il rapporto con Dio è un rapporto che voglio vivermi da me. Quindi se io non vedo, se io non tocco, se io non metto», avete letto questi verbi? Sempre questo io in mezzo, cioè la fede cristiana non è personalistica, egoistica, bensì una fede comunitaria, ecclesiale: chiaro? Dio non ti salva da solo. Dio ti salva in una comunità che si chiama Chiesa. Infatti, Gesù appare nel luogo in cui essi erano presenti. I dodici rappresentano la Chiesa o no? Allora tu quella sera, caro signor Tommaso dove stavi? Avete mai domandato a Tommaso dove stava? Stava facendo i suoi affari come tanti, sapete? « Io da Dio, ci vado quando dico io, come dico io, alle mie condizioni e Dio deve obbedire alle mie richieste ( se non vedo, se non tocco eccetera). Io gestisco il mio rapporto con Dio lo volete capire si o no? Sono io che lo gestisco». Infatti vi diranno, i Tommaso di oggi:« Ma non c’è bisogno di andare in Chiesa, non c’è bisogno di essere rimesso dai peccati». Ve l’ho detto all’inizio della celebrazione: se tu hai il peccato dentro di te, Dio non lo puoi incontrare. Anche se lo vedi, non lo riconosci. Non lo puoi riconoscere perché hai le porte chiuse. Molti vivendo nel peccato dicono:« Io mi sento lontano da Dio: io questo Dio non lo sento», infatti guarda un po’ che stile di vita conduci: critichi tutti, giudichi tutti, litighi continuamente con tutti, se puoi fare uno sgarbo lo fai pure, allora perché queste porte sono chiuse? Domandatelo! Chi è che sbarra queste porte se non tu? Allora il Tommaso che è in te, ecco come agisce: il rapporto con Dio decido io come deve essere, chiaro? Quindi: in Chiesa ci vado quando dico io e tutto il processo che vi ho detto pocanzi, ma Gesù a questo gioco di Tommaso non ci sta. Allora, che fa? Non gli resta che andare alla radice del problema. Se non vi fate perdonare i peccati, non potete ricevere lo Spirito Santo.

Questa sera, vedete, Gesù conferisce il potere di rimettere i peccati ai suoi apostoli: chiaro? Ricevete lo Spirito Santo, anzi dice una parolina, un verbo che la liturgia non fa risaltare abbastanza: alitò. Questo alitare, affonda radici molto lontane: nella creazione. Quando Dio insuffla nelle narici dell’uomo lo Spirito Santo e fa diventare quel pupazzetto di terra un essere vivente. Li stavamo nella creazione, qui stiamo nella ricreazione. Poiché il peccato è stato la causa della morte dell’uomo, dell’allontanamento dell’uomo da Dio, Dio per poter dare di nuovo all’uomo la capacità di essere vivente gli da di nuovo quello spirito che gli aveva dato alle origini: quello stesso spirito, ora lo conferisce agli apostoli perché con quell’autorità potessero assolvere i peccati. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi. A chi non li rimetterete, resteranno non rimessi, vedete o no? Allora per poter partecipare al Cristo risorto, anche per noi oggi, è necessario l’essere sciolti dalla causa della chiusura del rapporto con Cristo: qual è la causa? Il peccato. Ora qua dentro, ci sono delle persone che in questo momento hanno dei peccati ( della vita passata) non confessati. Ve lo dico chiaramente papale papale, vedete? Visto che sto celebrando una Messa di liberazione e guarigione, me lo voglio permettere: ne ho tutta l’autorità per farlo perché lo Spirito Santo agisce. Quindi vi dico che, finché tu non sputi quel rospo che hai dentro il tuo corpo, non potrai sperimentare la liberazione e tantomeno la guarigione: chiaro? Quindi ripeto: c’è ancora il sacerdote li dentro! Desidero che chi ha da sputare dei rospi, che si conserva da anni dentro al proprio corpo, lo faccia perché altrimenti questa celebrazione non serve a niente. Visto che il Signore ha conferito a noi il mandato di sciogliere questi peccati, dobbiamo lasciarci riconciliare con Cristo. Lo dice Paolo nelle sue lettere:lasciatevi riconciliare con Cristo, perché se non avviene questa riconciliazione il dono della Pasqua (cioè la pace) non può essere conferita a nessuno. Allora, che lo Spirito Santo guidi ciascuno di noi in questa celebrazione nell’individuare il problema fondamentale della propria vita,  e lasci che la grazia possa agire per ricrearci intimamente, possa ristrutturare quella struttura di peccato che è dentro di noi e liberarci dal potere del maligno che in questo momento sta tenendo molti di noi sotto di sé. Quindi con questa fede, continuiamo la nostra celebrazione confermando con la professione di fede la volontà di servire il Cristo e di incontrarlo vivente nella nostra vita.

 

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PASQUA

La Chiesa ci ha fatto percorrere questa notte, dalla Genesi fino al Vangelo, l’itinerario della storia dell’uomo, e credo della storia di ciascuno di noi. Dio crea l’uomo, crea tutte le cose: l’universo, alle origini del mondo. Crea tutto questo come cosa buona e quando crea l’uomo, addirittura come cosa molto buona. Tutto ciò che Dio fa è buono, è veramente buono perché proviene dalla bontà in persona. Dall’essenza della bontà che è Dio. Una volta che Dio pone l’uomo su questa terra, che cosa fa l’uomo? L’abbiamo visto, lo abbiamo visto nel corso della storia: l’uomo pecca. L’uomo si allontana da Dio. L’uomo vuole fare di testa sua. Intraprende delle strade tutte sue, come facciamo noi quotidianamente. Ognuno di noi si comporta, ancora oggi, in questa maniera. Preso dal proprio delirio d’onnipotenza, l’uomo afferma spudoratamente se stesso su Dio, sull’uomo, sulla creazione.

Così facendo, però, sapete cosa sperimenta? La schiavitù. L’uomo entra nella schiavitù: entra in Egitto, entra sotto il Faraone, entra sotto il tiranno. Il tiranno, il Faraone di oggi chi è?  È proprio la struttura di peccato che noi uomini abbiamo costruito con le nostre mani e questa società che noi uomini abbiamo così strutturato, come struttura di peccato: cominciando dai vertici fino alla base. Se andate a vedere tutti i meccanismi che reggono l’universo attualmente, se andate ad esaminare queste strutture sociali, politiche, amministrative, comunitarie, andrete a vedere che sono tutte viziate in se stesse dal peccato. Quindi, questa struttura di peccato che l’uomo ha costruito, sotto la quale struttura l’uomo si pone, lo chiameremo Faraone. Ebbene Dio che crea l’uomo nella libertà, nell’amore, cosa fa davanti a questa schiavitù? Vede l’oppressione del suo popolo: «Voglio scendere a liberare questo popolo dalla schiavitù». Vedete, Dio non si arrende nel vedere la propria creatura schiacciata dal peccato, dalla schiavitù in cui si è andato a mettere e Dio fa di tutto per liberarlo. Allora chiama Mosè, Aronne, Giosuè, tante persone che cominceranno ad essere le mani di Dio, la bocca di Dio. Cominceranno a mettersi al servizio di Dio per liberare il popolo dalla schiavitù del peccato e farlo arrivare nella Terra Promessa nella libertà.

Una volta che Dio  costruisce questa libertà, che rinnova all’uomo la possibilità di essere libero, deve tuttavia ricreare l’ontologia dell’uomo, l’essere dell’uomo, che si era snaturata in seguito al peccato. Allora Dio fa una promessa:«Vi darò un cuore nuovo. Metterò dentro di voi uno spirito nuovo. Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne». Una volta che l’uomo è caduto sotto la schiavitù del peccato e ha distrutto la sua ontologia, Dio doveva ricreare l’uomo. Nell’Antico Testamento promette questa ricreazione, ma poi questa promessa verrà ad essere attualizzata. Quando? Questa notte. Questa notte Dio distrugge, una volta per sempre, l’opera dell’uomo. Le conseguenze del peccato dell’uomo che sono la morte eterna. L’uomo è stato capace solo di distruggere l’opera creatrice di Dio. Questo ha saputo fare l’uomo e molto spesso questo sa fare l’uomo, ancora oggi: distruggere l’opera della creazione di Dio. Ma Dio non si arrende. In Gesù Cristo, Dio ha vinto per sempre la morte. Ha distrutto le cause della distruzione dell’uomo che sono il peccato e la morte, attraverso la morte del suo Figlio in croce.

San Giovanni Crisostomo dice che un sepolcro ha tratto il Figlio di Dio nella morte, ma la morte del Cristo ha distrutto quel sepolcro e ha distrutto la morte per ridare a noi la vita. Quella vita eterna cha all’inizio della creazione Dio aveva dato a ciascuno di noi. Quindi questa notte, Gesù Cristo cosa fa? Riporta l’uomo alle origini, ridando quella vita che le mani del Padre avevano dato alla sua creatura che è l’uomo. Quest’opera Gesù è venuto a compiere su questa terra. Per questo motivo il Padre ha mandato su questa terra il Figlio: per riportare la creazione di Dio Padre alle sue origini, per ridare all’uomo quell’immagine che era stata deturpata dal peccato e dalla morte. Quindi Gesù Cristo, con la sua vittoria sulla morte e sul peccato, riporta l’uomo all’intima comunione con il Padre. Questo l’ha fatto pagando di persona: su se stesso, pagando sulla sua pelle tutto questo. Noi siamo stati capaci solo di distruggere l’opera della creazione e basta. Non abbiamo saputo fare altro. Per ricostruire l’identità dell’uomo, ci voleva il Figlio di Dio che con la sua morte e la sua Resurrezione ci ha ridato la vita. Ci ha comunicato di nuovo quella vita divina che il Padre dalle origini ci aveva consegnato.

Ecco cosa stiamo celebrando questa notte: il trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte. Stiamo celebrando, cioè, la possibilità che Cristo ci ha dato per ritornare di nuovo nelle mani del Padre. Quel cielo che si era chiuso con il peccato di Adamo è stato riaperto con la Resurrezione di Cristo. Cristo ci ha dato di nuovo questa possibilità: di rifar pace con il Padre, di riabbracciare il Padre, di ritornare tra quelle mani che ci hanno creato. Sapete cosa stiamo celebrando, o no? È coglibile questo fatto o ci lascia indifferenti? Noi, se Cristo non fosse venuto su questa terra  a redimerci dal peccato e dalla morte, saremmo sprofondati nel nulla, nelle tenebre eterne. Sapete cosa sono le conseguenze del peccato? Sapete che cosa fa il peccato? Non fa altro che portare morte: seminare morte dappertutto, e lo vediamo. Prendete il mondo di oggi, andate ad aprire la cartina mondiale: che cosa c’è seminato in questa cartina? Guerre e distruzione, violenza e peccato: di questo è seminata la cartina del mondo perché l’uomo l’ha ridotta un campo di concentramento.

Questa notte, Cristo trionfa sul peccato, sulla morte, sull’egoismo, sulla violenza, sull’odio, sul rancore, sulla vendetta, su tutto questo grazie al dono di sé al Padre per la nostra Salvezza. Di questo, noi non finiremo mai di ringraziarlo. Nemmeno l’Eucaristia che adesso celebreremo sarà sufficiente per ringraziare il Padre. Eucaristein vuol dire rendimento di grazie, ma oserei dire che non è sufficiente per quanto dovrebbe essere immenso, universale, il nostro ringraziamento. Solo perché è celebrato da Cristo in persona, questo sacrificio è eterno, universale. Ecco perché può offrire al Padre l’autentico ringraziamento, perché se fosse per noi nemmeno avremmo la forza di ringraziarlo per  quanto dovrebbe essere immenso questo ringraziamento.

Allora questa notte ci uniamo al ringraziamento del Cristo, alla sua Eucaristia per mettere le nostre umili voci, il nostro umile canto, insieme a quello degli angeli, dei santi, di Maria Santissima che in questo momento godono di quest’eternità, di quest’immensità, di questa gioia, di questo gaudio eterno conquistatoci da Cristo. Allora, come comunità siamo chiamati a risorgere anche noi, ciascuno di noi, questa notte e durante tutta la nostra vita. La nostra vita diventi, da oggi in poi, un cantico di lode che si eleva a Dio, dal profondo delle nostre vite, dal profondo della nostra miseria. Una miseria, una creaturalità che è stata redenta dal Sangue di Cristo. Rinnovata profondamente e riportata all’immagine di Dio.

 

 

 

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Prima Domenica di Quaresima

Iniziamo con la prima domenica di Quaresima. Queste tappe che ci portano alla Pasqua. In questa prima tappa dobbiamo fare i conti, immediatamente con colui che vuole impedirà tutto questo. Lo avete sentito più volte: il diavolo. È certo una categoria con la quale noi denominiamo questo spirito immondo. Diavolos del verbo diaballo che vuol dire dividere. Il diavolo è colui che divide. Quindi, già nella sua etimologia non c’è nulla di buono, come vedete, perché uno che divide non è certamente una persona affidabile. Perché parlo di uno? Perché ne parla il Vangelo. Se avete ben sentito, si usa il pronome personale egli. Vediamo un po’: il diavolo lo condusse in alto, mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse. Parla pure, vedete: il diavolo parla. È giusto che parla perché gli è stata data la parola. Da chi? Da Dio. Come è stata data a te, sai? Sia Satana e sia te, siete due creature di Dio: né più e né meno. Solo che Satana fa parte del regno celeste, tu fai parte del regno terrestre. Come ci sono gerarchie angeliche, così ci sono gerarchie terrestri. È tutto sistemato: non c’è niente di nuovo, strano. È tutto ben chiaro. Però, nonostante fosse così chiaro, c’è gente che anche davanti ad una lettura simile  vi dirà in maniera stupida – non esiste. –. Allora io voglio dire a queste persone, cominciando da: vescovi, sacerdoti, diaconi e semplici cristiani ( se si può dire semplici). Si deve dire laici, non semplici cristiani. Da tutta questa categoria di persone esce fuori, chiaramente non nella sua totalità, l’affermazione della sua non esistenza. Chiaramente colui che parla in questo momento, poiché ci parlo quotidianamente, vi posso riferire che egli è emotivamente molto contento. Sapete di chi? Proprio di queste categorie che vi ho menzionato adesso. Perché? Perché ci stanno lasciando campo libero. Quindi: sia la gerarchia ecclesiastica e sia la gerarchia dei laici, non credendo in lui, non lo combattono. Così va in giro per il mondo seminando morte e distruzione dappertutto.

Quindi, se già partiamo con questi preamboli, non so dove arriveremo. Però, una cosa la so: dalla mattina alla sera non faccio altro che ricevere persone che mi dicono – nella mia vita sta succedendo: questo, questo, questo e quest’altro. Io e mio marito non riusciamo a capire perché, dopo trent’anni di matrimonio, succede tutto questo – . E me lo vuoi chiedere a me? Perché lo vieni a chiedere a me? Che cosa vi fa sospettare che io possa avere la risposta? Allora devi iniziare con costoro, un lungo periodo di purificazione da tutte quelle forme di idolatria in cui si sono andati a impelagare. Quando la loro vita comincia a scappare dalle mani, devono trovare per forza il capo espiatorio. Vanno alla ricerca della causa. Allora io pregherei ai signori presenti, non distruggetevi prima! Prima di arrivare alla distruzione di una vita, pensateci per favore. Cercate di condurre la propria vita, in maniera tale che si possa arrivare a defungere in maniera un po’ più criteriata. Anche perché i mezzi ce li abbiamo. La Santa Madre Chiesa, da duemila anni, annuncia la Parola di Dio, annuncia i sacramenti, li conferisce, se serve fa anche il ministero dell’esorcista per allontanare definitivamente questo diavolo. Quindi, abbiamo tutte le carte in regola per star bene. Noi che facciamo? Siamo subito suoi, abbondantemente.

Vediamo come: innanzitutto ci tengo a precisare che mi ha detto, qualche giorno fa, un tale, che  neanche lui è riuscito a superare la tentazione di tentare Cristo. Non so se vi è chiaro il concetto. Satana dice, riferisco, alla domanda “ perché hai tentato Gesù Cristo sapendo che è Dio?” Perché? Sei così stupido?  La risposta è chiara: perché non sono riuscito a dire di no alla tentazione di tentarlo. Vi piace questa risposta? La sapevate? Non la sapevate, perché nessuno ve lo può dire. Non lo troverete scritto da nessun libro. Vi è chiaro questo concetto? Quindi: neanche lui è riuscito a dominare la tentazione. Sto parlando del tentatore per antonomasia. Vi è chiaro o no?

Quindi: se ha tentato Cristo, ma di te cosa ne farà? Sentiamo. Tu che sei una facezia: un nulla. Che cosa può fare di te? Ti rivolta come un pedalino.  – Ma io sono camionista da tanti anni, sacerdote eccetera. – e come mai nella Chiesa tutti questi scandali stanno uscendo fuori? Parliamone un po’, va: facciamoci una risata. Perché tutti questi scandali? Sentiamo: tutti tacciono, nessuno sa rispondere. Esce fuori lo scandalo: che facciamo? Lo sotterriamo. – Che non venga alla luce, mi raccomando signor Vescovo: non ne parli in modo tale che … –. Andiamo avanti così, da anni nella Chiesa. No: è ora di finirla. La corruzione che state vedendo nel mondo di oggi è niente di quella che voi vedete e sentite: voi immaginate quello che sta dietro. Lo potete immaginare, almeno quello lo potete fare: fatelo. Se vi dovessi dire cosa c’è dietro il muro, scappereste. Allora: c’è qualcosa che non va qua. Costui allora, in questo preciso momento ha come obbiettivo quello di distruggere la Chiesa: cominciando dalla gerarchia, e ci sta riuscendo. È inutile che fate – oh qui si può credere più a nessuno –, la gente stupidamente dice questo. No, no: voi non dovete credere a quelli, no a nessuno. Dovete saper scegliere a chi confidare la propria vita: non al primo imbecille che incontrate per strada.

Quindi: il tentatore fa il suo mestiere. Qual è il mestiere del tentatore? Tentare. Ma io ne posso essere esente? Io che prego tanto, faccio il rosario tutti i giorni, vado a messa la domenica? Posso stare tranquillo, signor Padre? Posso andare tranquillo a dormire? No, perché il primo che rompe le scatole è proprio sotto, sotto: chiaro? – Si, ma tu sei sempre incavolato –, grazie al cavolo. La gente mi dice – Questo è un orso, mi deve acchiappare al buio –, Quello che acchiappa me: mi deve acchiappare. Prova a scappare, poi vedi se diventi fresco come una rosa. Ci sono certi preti che sono profumati: tutti snelli, pimpanti, con il colletto fino a sopra; e tranquilli fumano, se ne vanno in giro … e chi li ammazza quelli! Sempre tranquilli, sereni: ridono bevono, scherzano. Bravi: che bravo sacerdote: affabile. Andate da quelli: poi vedrete, me lo direte!

Andiamo avanti: gustiamoci queste belle tentazioni. Prima tentazione: quand’è che ti becca il tentatore? Quando hai mangiato? No: quando hai fame. – Tra me e mia moglie, è un periodo che non ci intendiamo, c’è freddezza, quasi ci sopportiamo, non abbiamo più nulla da dirci – sapete quante storie di queste sento al giorno?  Infinite.  – quell’entusiasmo di prima non c’è più. Si, stiamo insieme però la noia, la barba, è un momento di stanca: sono stanca –.

 

Sul posto di lavoro, assumono una bella bionda. Una di quelle che a te piacciono tanto. Tu ormai che stai sui quarantacinque: hai cominciato ad invecchiare. Ti si presenta questa: profumata, boccoli fosforescenti, eccetera. Non sto qui a descrivervi la scena: la sapete, no? Che fai tu uomo? Ti vede tua moglie.  – Ma questa proprio: ormai si sta invecchiando – e Satana che fa? – Guarda un po’ chi è arrivata: che ne dici? Che ti sembra? Ci facciamo un pensierino? Tanto: provare non costa nulla. Invitala a bere un caffè, un the. Una parola tira l’altra. Una pizza, o un film. Qualcosa per intessere una relazione dialogica … In fondo me lo merito pure: lavoro tanto. I figli ormai sono grossi. Procediamo. – . Allora, tutte queste belle filastrocche che ti senti dentro: chi te le mette? Voi direte: il mio subconscio, la mia virilità, la concupiscenza della carne, il peccato originale, no? Dite, dite: sparate a più non posso. Mai che ci fosse un sospetto della sua presenza. Mai che nessuno pensi che Satana in persona mi stia istigando a che io possa avere con costei una relazione. È così! Allora, quando tu cominci a sentire  questi belli incitamenti a procedere, ad intessere questa relazione: sappi che c’è la sua firma. Perché sempre in uno dei nostri colloqui: sapete cosa ha detto ultimamente? Come si è autodefinito? Il rovina famiglie. Non vi risulta qualcuno che ha la famiglia rovinata in giro? No, vero? A nessuno risulta. Conoscete qualche famiglia che si è spezzata, divisa, si è ammazzata? No, bene: io credo di si invece. Forse anche nella tua famiglia, attualmente, ci sono queste problematiche. Ebbene sempre questo povero uomo virile, comincia il suo processo di prossimità verso questa fanciulla. Quindi la fanciulla, che si sente sola – Su è appena arrivata al lavoro, è stata inserita adesso … – per approdare ad un sistema qualificato sempre migliore, acconsente a questi primi approcci metodologici ancora così leggeri. Una strizzatina di occhio, una pacca sulle spalle, un sorriso molto accogliente, una risposta su WhatsApp. Questo processo lento e progressivo, che voi mi direte – e che c’è di male – vero o no? È una mia collega. Che c’è di male? Niente, ma proprio niente. Non è che c’è di male, già c’è il male. Volete sapere perché? Ve lo spiego subito. Se fosse tarchiata, bassa, coi brufoli, che le puzza l’alito: voi cosa avreste fatto? Li avreste fatti questi rapporti metodologici? No:  ma guarda un po’. Brutti, maledetti: perché? È brutta, bassa, tarchiata, c’ha i brufoli e le puzza l’alito. Ecco perché non fate gli splendidi: perché il vostro appetito non è sollecitato in giusta maniera. Chiaro o no? Non è perché siete fedeli alla vostra consorte, ma perché la fame che voi avete non viene saziata abbondantemente da quel pasto. Se fosse saziata quella fame, voi l’avreste divorata. Vedete, in filigrana, vi sto facendo vedere la struttura metodologica di Satana che porta poi la sua vittoria su di te.

 

Estendete questo approccio a tutte le altre casistiche e vi accorgerete, allora, qual è il suo stile. Per esempio: lo stile della gloria. A chi di noi non piacerebbe fare uno scatto di carriera? L’ha detto prima a Gesù – Senti: se tu ti prostri davanti a me, io ti darò tutti questi regni –. Sapete quante persone si sono prostrate davanti al direttore megagalattico pur di accedere alla gloria? Lo sapete quante persone si sono svendute della loro dignità per poter accedere ad una dimensione sempre più grande? Quante: quante ne conoscete? Ormai non li riconoscete più perché non vi riconoscono più. – Ma ti sei dimenticato di me: sai chi sono io? Quello con cui tu hai studiato  –

– Ah non mi ricordo. Non mi sovviene proprio …  –

 

Allora noi, quotidianamente,  siamo sottoposti a questa realtà. Guardate, ne potrei parlare per ore su questa metodologia, ma come vedete non è il caso. Però, vorrei che da questi pochi elementi cominciaste pian piano ad applicarli a ciascuno di voi e a verificare, ad esempio: qual è il tuo peccato dominante? Domandati: perché cadi sempre li? Ci sarà un motivo: lo hai elaborato? Lo hai verificato? Ti sei domandato qual è il processo che ti porta sempre a cadere in quella dimensione? Se tu non vai a vedere queste cause e le concause che ti portano a questo, tu non ne esci mai da la. Non ti puoi illudere di dire  – Va bene dai, poi il tempo mette tutto a posto –. No, no: il tempo fa peggiorare solo le cose, sapete? Le fa incancrenire. Allora, se vogliamo vivere autenticamente questa Quaresima, dobbiamo confrontarci per forza con questo personaggio. Anche perché ve lo dico già da adesso: non si staccherà mai da voi. Il suo compito è quello di tentare. Tentare di far che cosa? Di dividerci dal Padre, e perché? Perché è invidioso, geloso: sapete perché? Lui non può più tornarci tra le braccia del Padre perché la sua scelta è ormai definitiva. Ha deciso: quando vede che questo Padre ha una relazione intensa di amore con il suo Figlio, questo va in bestia. Dice – io prima di te, ce l’avevo questo rapporto con Lui. Avevo tutto dal Padre: ero il prediletto. Ora sono dannato –.  Allora fa di tutto per trascinare anche te nella sua dannazione.

Mi auguro allora che ognuno di noi possa dire con autorità – Sta scritto – non dobbiamo dire parole nostre, le nostre parole non valgono niente. Le parole di Dio sono spirito e vita. A Satana dobbiamo rispondere con la Sacra Scrittura, non con le nostre chiacchiere. Per poter far questo, però, dobbiamo viverla, conoscere, ci dobbiamo far guidare da lei e vi accorgerete che alla prima avvisaglia, potremmo rispondere anche noi – Sta scritto –.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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