Ricordi

dsc_0024

San Silvestro luglio 2015

I ministranti della nostra Parrocchia

 1486

Giulianova 1 marzo 2015

Che “mitico” gruppo!img_20161016_0001

No tags for this post.

XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Questa sera ci faremo aiutare da questa parabola del buon samaritano per riflettere su che cosa sia l’amore e prossimità.

Vedete, tutto parte da questa domanda: chi è il mio prossimo. Già porre questa domanda implica il fatto che ci possa essere qualcuno che non sia mio prossimo, è una domanda escludente non include: è escludente; quindi il dottore della legge si aspetterebbe da parte di Gesù una risposta del tipo “queste categorie di persone sono il prossimo queste no”, ma come adesso vedremo, Gesù non risponde affatto; risponderà con una storia che adesso andremo a decifrare. La storia è la seguente.

C’è questo malcapitato, questo individuo che incappa nei briganti. Fare quella strada da Gerusalemme a Gerico era molto pericolosa perché era una strada piena briganti, isolata, desertica, quindi sottoposta alla possibilità di imboscate, però era, diciamo, una scorciatoia per arrivare a Gerico, e comunque quest’individuo fa questa questo pellegrinaggio incappa in questi briganti non lasciano mezzo morto e se ne va ora che succede passa per quella strada passano anzi varie categorie di persone su tutte tre le categorie di persone il testo del Vangelo dice ad esempio sulla prima categoria sacerdote vide passò oltre vide quadrati il verbo vedere non vuol dire quello che noi così volgarmente crediamo vedere così non il verbo vedere nell’ordine la sua origine e nella sua radicalità vuol dire qualcosa di molto più profondo vuol dire vedere dentro vi faccio un esempio a Cana di Galilea durante uno sposalizio venne a mancare il vino chi se ne accorse nessuno solo una persona Maria solo Maria si accorse che non hanno più vino non hanno più vino nessuno se n’era accorto tutti vedevano tutti erano presenti ma nessuno si era accorto quindi il vedere implica una rata un una partecipazione all’altro infatti le prime due categorie vedono e passano oltre quindi che cosa fanno questi in verità osservano osservano un malcapitato ma non vedono il samaritano vide e ne compassione vide ed ebbe compassione alla vedete questo vedere comporta la compassione. Parte con partire partire non vuol dire mi fai compassione povero malcapitato no vuol dire che io patisco insieme a te questo vuol dire con partire allora questo samaritano è l’unico che vide ed e compassione quindi cominciamo un po’ a capire qualche cosa applichiamo già questo primo momento alla nostra vita e lo faccio proprio su con lo spunto di questi nostri amici che questa sera stanno qui con noi a celebrare il loro 25º in una coppia io vi posso assicurare che avvengono le stesse dinamiche io posso stare vicino una donna o vicino un uomo per 25 anni e non vedere e non vedere mi state capendo o no è chiaro quello che dico o non è chiaro ma adesso veloce e semplificò ulteriormente ci sono delle persone addirittura che sono morte l’estrema ratio o sono entrati in una patologia di quelle esasperate e chi gli stava vicino non si era corto di nulla eppure stava vicino eppure condivideva la stessa storia lo stesso letto lo stare insieme allora il segreto di una coppia sapete dove proprio in questo consiste nel saper vedere che cosa ha l’altro vicino a me come tra l’altro vicino a me quali sogni di Biella a reali ma i bisogni che all’altro non quelli che io voglio che lei o lui abbia è chiaro per far questo bisogna avere degli occhi penetranti in DOS le genti che guardino dentro che abbiano compassione cioè che assumi l’altra persona in sé con sé tutte queste belle cose il signore non le ha detto che esplicitamente sta dicendo tramite questa bella storiella allora io posso stare 25 50 sessant’anni insieme una persona come dicevo poc’anzi e non accorgermi del suo bisogno sapete le storie che io ho sentito in tanti anni di sacerdozio infinite infinite soprattutto di donne che si sentono sole sole abbandonate non attese non volute non valorizzate dal proprio marito interrogato il quale dice ma io non mi faccio mancare nulla lo stipendio io glielo porto a casa si ma lei non ha bisogno del tuo stipendio lei ha bisogno di bisogno delle tue attenzioni delle prime nel suo mondo ha il suo mondo non ha bisogno delle tue cose ha bisogno di te guardate che fare tutto questo comporta una scelta di vita sapete perché molto facile sposarsi e sopravvivere picchiare tirare innanzi la carretta senza essere protagonisti della propria storia voi avete avuto anche la possibilità la che la parrocchia vi ha dato di approfondire la spiritualità matrimoniale questi è stato un grande appoggio perché lì dove la coppia non riflette su se stessa rischia. Di andare avanti e basta senza accorgersi di tante dinamiche quindi la prima cosa essenziale da ricordarci io posso arrivare a celebrare il mio 25º cosciente di quello che ho fatto se nel corso di questi anni ho lavorato per fondare sempre di più la mia famiglia in Cristo questo per quanto riguarda il verbo vedere il samaritano vide e che fa si fermò si ferma non fa come tanti altri che tirano dritti guardate non c’è cosa peggiore di vedersi vicino delle persone che ti vedono e tirano dritti per la loro strada non c’è cosa peggiore di questa ti fanno anche dei grandi sorrisi dei grandi saluti ma passano inesorabilmente avanti e non si fermano in soldoni che cosa vuol dire cari signori mi devo fermare devo entrare in relazione con te devo prenderti sul serio chiunque tu sia ti devo prendere sul serio a correggermi di te e non fermarmi equivale a non vederti chiaro mi devo fermare ma ciò che diciamo continuamente che cos’è non ho tempo non ho tempo ho da fare ho tante cose da fare non posso fermarmi Che non posso entrare in relazione con te o forse non voglio se una coppia non si abitua affermarsi e a guardarsi e da approfondire ciò che sta vivendo cioè se non fa una seria analisi del proprio vissuto come andrà avanti questa famiglia rotolandosi per terra come una ruota che gira che non si ferma mai abbiamo i nostri turni abbiamo i nostri impegni ci si incontra la sera tardi stanchi e che cosa ci diamo la stanchezza l’arrabbiatura la delusione i problemi e basta questo samaritano si ferma e riflette cosa fare davanti a questo malcapitato cosa fare ecco la terza cosa da fare caricarselo sulle spalle e portarlo alla locanda allora questa terza dinamica la chiamerei la dinamica dello sporcarsi le mani se io voglio entrare in relazione con te in maniera autentica mi devo sporcare le mani cioè devo far sì che il tuo vissuto diventi il mio il tuo peso venga assunto dalle mie spalle che le tue situazioni di vita diventano le mie allora chi è il mio prossimo la domanda allora è sbagliata infatti Gesù sapete come termina questa parabola chi si fa lo prossimo acquisto malcapitato quindi il problema non è una disquisizione teoretica su chi è il mio prossimo ma chi si è fatto prossimo è una questione cioè pratica non strutturale chiamarono allora vedete ci sarebbero adesso 3000 rivoli di risposte di conclusioni da prendere ciascuno di noi per applicarli alla propria vita e domandarsi ma in verità io come cristiano lo diciamo di essere cristiani come ci relazioni amo al prossimo e oserei oserei quasi provocatoriamente dirvi il prossimo di qualsiasi colore esso sia tossico è chiara la forma provocante provocatrice io davanti al prossimo di qualsiasi natura e i sia come nemici relazionano questa è una risposta che ognuno nel segreto della propria coscienza dovrà dare a Dio non ammette però termino dicendo agli sposi voi due siete i primi prossimi che dovete incontrare i più prossimi siete voi l’altro cioè è il mio prossimo il termine prossimità vuol dire continuità possiede prossimi vedete se dei prossimi uno all’altro ma tenti la prossimità spaziale non vuol dire legame interiore perché io posso stare fisicamente vicino una persona e non essere relegata anzi odiarla immaginate immaginate voi quindi la domanda per voi come state esercitando la vostra prossimità con le caratteristiche che abbiamo or ora posto in evidenza c’è del lavoro ancora da fare mi auguro che ci sia ancora lavoro da fare che altrimenti vi annoierete no avete adesso un altro diciamo traguardo davanti a voi questo è un primo momento di stasi di fermarsi come si è fermato il samaritano e prendere di nuovo su di sé l’altro c’è l’immagine almeno una volta si faceva dello sposo che prendeva la sposa la portava su no Laura non si usa più non so si usa ancora è prendete questa immagine caricatevi come il samaritano l’uno verso l’altro per continuare a vivere le dinamiche or ora messe in evidenza e vi accorgerete che ci sono e ci saranno tanti ancora tasselli da sistemare anche perché siete chiamati a dare agli altri esempio di cosa vuol dire essere l’uno per l’altro buon samaritano sia lodato Gesù Cristo

No tags for this post.

Contatti

Parrocchia Nostra Signora di Czestochowa

Largo Augusto Corelli 9, 00155 Roma

Settore Est – Prefettura XVI – Zona Tor Sapienza – 5º Municipio

Telefono 06 2290894

Fax 06 2292553

Parroco:
Don Patrizio MILANO

Vicario Parrocchiale:
Don Stanislaw IWANCZAK

Diaconi Permanenti:
Diac. Vittorio CHIARELLI
Diac. Raffaele SPERANZA

Luoghi sussidiari di culto

Cappella Centro Mariano Missionario «Cristo Redentore»
Via Galatea – 00155 ROMA

Cappella Scuola Materna «Santa Teresa del Bambin Gesù»
Via Delia 58 – 00155 ROMA
tel. 06-22.90.847

Locale nell’Edificio Polifunzionale del V Municipio «Casale Caletto»
Via di Cervara – 00155 ROMA

No tags for this post.

PENTECOSTE

A quanto pare il Padre ha mandato questo Paraclito per insegnarci ogni cosa: quindi, chi è lo Spirito Santo? Uno che ci ricorda le parole del Vangelo? È uno che ha la potenza di far rimembrare le parole di Gesù: questo è lo Spirito? Mi sembrerebbe un po’ riduttivo parlare dello Spirito in questi termini, prima di tutto. Poi, c’è scritto su questo Vangelo che chi mi ama osserverà la mia parola. Molti di voi, vanno in giro dicendo: «Non riesco a sperimentare l’amore di Dio: non lo sento questo amore dentro di me, anzi mi sento arido, mi sento depresso, esaurito, senza senso, vuoto. Ecco vedi: non ce l’ho lo spirito», fino a quando sentirò queste cose? Fino a quando dovrò sentire queste cose, non lo so. Dopo ventisei anni di sacerdozio ancora le sento. Mi auguro che tra un po’ finiranno, ma credo proprio di no. Molte persone, non le definisco neanche cristiane, dicono che la fede è sentire: «Vedi cara, tu lo senti Gesù dentro di te e io no. Ecco vedi, non riesco a credere in Dio perché non lo sento», e quella povera vecchia, o quella povera giovane, andranno alla fine del mondo ancora dicendo questo: « Io non lo sento, beata te che lo senti». Ci stanno certe persone che sentono pure troppo, sentono e vedono: Madonne, Santi, Padre Eterni, da ogni dove. Girano l’angolo e c’hanno un’apparizione, vanno dall’altra parte e sentono un’audizione: ce n’è per tutti. Come mai questa sperequazione: chi non sente niente, chi sente troppo e vede troppo? Questa fenomenologia religiosa, guardate che rasenta la demenza. Per cortesia: finiamola di legare Dio ad un sentire, ad un sentimento, ad un’evanescenza. Se io dovessi sentire Dio dentro di me ed essere fedele a Lui perché lo sento, ma da mo’ che l’avrei dovuto lasciare: ben altre cose sento io. Altro che amore, compassione, compiacimento, ma di che parliamo?

Voi immaginate quando questo, addirittura, lo leghiamo alle persone. «Mio marito mi ha detto ieri che non sente più nulla per me, quindi ci dobbiamo separare perché non sente più nulla», avete sentito quello che vi ho detto? Non sente: è diventato sordo, cecato. Io ho detto a questa signora:« Senta, come si chiama questo non sentire? C’ha un nome? Guardi che c’ha un nome: non si chiama non audizione, si chiama Sofia, si chiama Lorena, Cispadana, che ne so io: chiamatela come vi pare!», non giochiamo all’io non sento: chiaro o no? Perché dico queste cose? Perché Gesù Cristo non ha mai legato l’amore al sentire: portatemi una pagina del Vangelo dove io sia chiamato a sentire.

Qui c’è scritto: se uno mi ama, osserverà la mia parola. A proposito dell’osservare ve l’ho spiegato due domeniche fa, e vi ho fatto l’esempio del fariseo: il più grande osservante di questa terra ma è anche il più grande ipocrita di questa terra perché fa le cose per essere incensato, per farsi sentire dalla gente:« Ma che bravo ragazzo, è il primo della classe: fa le preghiere, va a Messa tutte le domeniche, fa pure il coro, fa pure il ministro dell’eucarestia, fa il lettore, il fioraio: tutto lui!». Si, ma se lo fa per farsi vedere lasciamo perdere. Allora se uno mi ama, cancellate questo osserverà, metterà in pratica, vivrà di me: ecco come si traduce il testo. Allora le cose cambiano: se io metto in pratica il Vangelo, il vangelo mi inchioda alla verità. Infatti Gesù dice: « Lui vi insegnerà ogni cosa», è lo Spirito Santo che mi insegna come si vive il rapporto con Cristo. Allora il rapporto con Cristo, l’amore di Cristo che cos’è? Come lo devo vivere, sentendo, percependo, legando l’amore ai sensi? Questo vuol dire amare? Allora quel poveretto, o quella poveretta che non sente niente, non ama Dio? Quando sto nell’aridità più assurda, qualcuno può venirmi a dire che non sto amando Dio?

Sentite un po’: Maria sotto la croce sentiva amore, secondo il vostro parere? No, quella sentiva una spada che le ha trafitto l’anima, altro che amore! Quella donna che si chiamava Maria, a differenza di Pietro che aveva detto:« io darò la vita per te», senza proferir parola stava sotto la croce. Quindi, l’amore cosa vuol dire per il Signore? Vuol dire vivere. Allora se è così, da oggi in poi smettila di essere deficiente, di andare in giro per i quartieri di Roma a dire:« Io non sento nulla», ma comincia a vivere il Vangelo. «Io questa non la posso vedere», amala.  «Io quella la ucciderei», amala. «Ma io non lo sento di andare da quella e amarla. Lo vedi?», e infatti non lo devi sentire: lo devi fare. Gesù non mi ha dato mai un bacio, ha dato se stesso: mi ha dato tutto il corpo.

Noi cosa facciamo? Baci e abbracci. «Ah cara, come stai? Ti amo», poi quando ti arriva una tramvata tra capo e collo ti giri e non c’è nessuno: come mai? Perché?  « Io ti amo tanto, ti penso sempre: sei sempre nel mio cuore, infinitamente. Dalla mattina alla sera penso a te», pensami di meno, anzi non mi pensare proprio: fate. « Ma io ti voglio tanto bene», tienitelo questo bene: a me servono € 5.000. «No, non mi dire queste cose», allora tieniti il bene che vuoi. «Io c’ho una cancrena, però ti voglio tanto bene: ciao ciao, ci vediamo quest’altro anno». La cancrena me la tengo, quella mi ama tanto e se ne va. «Sai perché? Non ti voglio veder soffrire». C’è gente che crepa a casa da sola, come un moribondo che da trent’anni sta li perché la gente ha paura di andarla a vedere. « No, io lo voglio ricordare come era prima: giovane. Sai mi fa un po’ di ribrezzo vedere uno che sta morendo o un cadavere, allora non ci vado», infatti quello muore da solo. «Me lo voglio ricordare com’era prima», ammazza che amore: abbiamo un amore che esce da tutti pori qui dentro, se ci fate caso. Quindi vedete, per noi sapete qual è il problema? Diciamo di credere e già il fatto che lo diciamo stiamo ad un punto elevato, già abbiamo realizzato il Vangelo. No cari, credere non esiste proprio.

Credere non vuol dire che questa zucca « A livello storico Gesù è esistito, quindi ci sono delle prove inconfutabili che sia esistito: quindi io credo».  Si va bene, tutti contenti: Gesù è esistito. Ammazza me lo doveva venire a dire lui. Me lo doveva dire: Raimarus, Winckelmann, potrei fare una lunga nomenclatura. Una volta che ho detto che Gesù esiste, cosa ho risolto? Ditemi un po’. Conosco molte persone che sono credenti, ma vi consiglio di non diventarci amici. Ve lo consiglio con tutto il cuore, non diventate amiche di quelle credenti là che farete una brutta fine. Cosa vuol dire: sia credere, sia amare, sia essere in relazione a Dio, se non si concretizza in uno stile di vita che rappresenta Cristo vuol dire che non stiamo in comunione con Lui. Lo dice Gesù stesso: « Chi non mi ama, non osserva le mie parole», quando io non vivo il Vangelo allora posso dire che non sto amando. Invece noi cosa facciamo: pur non vivendo il Vangelo diciamo di amarlo. Ecco l’ipocrisia scovata, ecco la vera ipocrisia dove sta. Noi diciamo di amarlo e non viviamo nemmeno una virgola di questo Vangelo, sapete si o no? Neanche una virgola, questo è il problema. Ecco perché non senti, cioè non vivi. Vi posso assicurare che se tu cominci ad andare contro corrente, a farti del male per il Vangelo (ma sulla tua pelle, non sulla pelle degli altri): eccome se lo senti! Più vivo che mai perché lo stai vivendo sulla tua pelle. Il problema è che nessuno di noi vuole andare contro corrente perché non mi fa fare carriera, mi mette in contrasto con tutti, non divento appetibile a nessuno: rimango solo. Mi sembra che qualcuno rimase solo, non vorrei dire.  Mi sembra che Dio nell’orto del Getzemani rimase solo. Avete mai letto il Vangelo voi? Leggetelo: andate a vedere. È rimasto solo: i suoi amici ronfavano, dormivano profumatamente. Tutti dormivano: quegli stessi apostoli che avevano detto:« Daremo la nostra vita per te».

«Tu sei l’amico mio», quanto odio questa parola non potete immaginare: amico o amore. Quando sento amico o amore, mi girano proprio le budella. Mi viene l’idiosincrasia all’udire queste parole: amore e amico, è più forte di me.  «Quanto sei pessimista», state pensando vero? «Poverino, preghiamo per lui. Questa sera preghiamo per il parroco che sta male». No, no: sto benissimo, mai come in questo momento godo di ottima salute. Proprio perché godo di ottima salute sto vedendo lo scempio apertis verbis. Allora, chiusa tutta questa grande parentesi, morale della favola: vi pregherei di non parlare più  ma di agire. Non dite a Gesù:«Ti amo Gesù, con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima. Tu sei il centro della mia vita», non diteglielo: fateglielo, no? Dimostrateglielo con la vostra presenza, con il vostro lavoro, con la vostra osservanza della sua Parola che consiste nel viverla fino in fondo come Lui.

 

 

 

No tags for this post.

Terza Domenica di Pasqua

Questa mattina, attraverso la figura di Pietro e degli altri suoi amici, comprenderemo come bisognerebbe vivere un autentico rapporto con se stessi e con Dio: vediamo da dove partire. Partiamo proprio dall’affermazione che fa Pietro: « Io vado a pescare».

Quello che ha detto Pietro, lo hai detto anche tu e l’ho detto anche io quando ero più giovane. « Io farò questo, io da grande farò questo». Infatti, nel mio caso concreto, ho dovuto lasciare la scuola che facevo per ricominciare da capo. Facevo un tipo di studio, il Signore mi ha chiamato e mi ha fatto buttare la rete a destra. Io stavo a sinistra, poi sono andato a destra. Nella vita di molte persone, succede la stessa cosa: ognuno di noi ha in testa un sogno, un progetto, un ideale, e senza consultare nessuno: che fa? Prende e parte. Di solito, quando uno sta al liceo, alle superiori, prima di lasciare questo studio, i docenti consigliano per l’Università: « Fai questo o fai quello». Imperterriti, gli studenti dicono: « No, io farò questo». I genitori ti dicono: « Io ti consiglierei questo», assolutamente. «Io mi voglio sposare con quella!», anche se tu gli fai vedere le incongruenze di quella, non ci sono santi: « Io voglio quella». Puntualmente, dopo due mesi, si lasciano. Quindi, forse è capitato anche a te, nella tua vita. Cosa? Quello di incaponirti, di dire:« Io faccio questo». Così è successo a Pietro.

Però, qual è il problema che prima o poi, chiunque tu sia, sperimenterai? Il fallimento. Quella notte non presero nulla. Qui parliamo di esperti pescatori, non  è che parliamo dell’ultimo uscito. Anzi, adesso vi dirò anche un’aggravante: nonostante Pietro sia stato costituito capo dei dodici, se vi ricordate, al lago di Genesaret, dice:« Io vado a pescare», cioè ritorna alla vita passata. Era pescatore, ma Gesù gli aveva detto: « Tu non sarai più pescatore di pesci, d’ora innanzi sarai pescatore di uomini». Invece Pietro, che fa? Ritorna alla sua vita passata: un po’ come fai tu. Credi di essere progredito nella vita spirituale, invece puntualmente ricadi nei tuoi peccati. Puntualmente, come se nulla fosse, sapete perché? Perché ancora insisti a dire che io vado a pescare: io conduco la mia vita, io determino la mia esistenza, io decreto il mio futuro, io ti dirò che succederà questo e quest’altro. Questa forma delirante del tuo ego, dovete sapere, che sta alla base di tutti i fallimenti esistenziali: matrimoniali, lavorativi, relazionali, personali, sociali, internazionali. Questo delirio dell’io. Pietro è uno di questi.

Un giorno, addirittura, dirà il signor Pietro:« Io darò la mia vita per te», ve lo ricordate o no? Come molti pargoli, di diciassette, diciotto, vent’anni, venticinque, che si sposano:« Io ti amerò per sempre: in eterno. Tu sei la mia vita: sei tutto per me. Darò la mia vita per te», non so se l’avete mai sentito questo. Come no: lo sai le corna che si sprecano dalla mattina alla sera? Ceste di lumache continue. Venditori di lumache ce ne sono in giro che neanche immaginate. Perché vanno in giro a raccogliere questi cornuti, a quintali. Ma tu non eri quello che mi amava eternamente, sai, che davi la vita per me, ti spezzavi in due, no: non eri tu? Ah, capito: scusi. « Io darò la mia vita per te».

 

Gesù, che è un po’ più normale, dice:« Buono: questa notte stessa mi rinnegherai tre volte». Tre: non una, tre. Infatti, quest’oggi Gesù glie lo rifà rimboccare quel triplice rinnegamento.

«Mi ami tu?»

«Certo, mi cecassi un occhio se non ti amo». Primo.

«Mi ami?» e sono due.

Tre: «Mi ami?», perché lo ripete per tre volte? Perché quel cornuto di Pietro, per tre volte gli ha detto di non conoscerlo. Noi siamo più spudorati: quante volte abbiamo detto al Signore che lo amavamo? « Signore, ti amo profondamente. Senza di te, muoio. Senza di te, la mia vita non ha senso».  E giù a fare peccati, uno peggio dell’altro: ma non ti fai schifo da solo? Quando ti guardi allo specchio la mattina che ti fai la barba, non ti puoi sputare un attimo addosso? Ma perché dobbiamo dire queste cretinate che non hanno senso! Voi che siete tutti teologi, tutte dottoresse, avete mai letto su questo Libro che Gesù abbia mai detto una volta a me:« Ti amo». L’avete mai sentito voi? C’è scritto? Una volta che Gesù Cristo ha parlato, ha detto:« Amatevi». Avete capito, si o no? Referente ultimo dell’amore, non è Lui, non è Gesù Cristo il capolinea. Il capolinea è il Padre: suo e tuo. Io vado dal Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro, chiaro? Quindi, se neanche Gesù Cristo pretende un amore esclusivo, immagina se tu povero ominide lo puoi volere.

 

Quante volte ti sei illuso: tu sei mio, tu sei mia. Ancora ci credi? C’è stato mai un momento nel quale veramente hai creduto che quella roba li fosse veramente tua? Ci sono persone che ancora ci credono, lasciamocele credere, perché no? «Io non ti ho tradito mai. Cara, fra un po’ faremo il cinquantesimo: io non ti ho mai tradita». « Ah si? Maledetto». Il pensiero, dov’è? Quante volte hai spogliato quella donna ch’è passata mezz’ora prima. L’hai spogliata, l’hai rivestita, rispogliata, rivestita,  quante volte? « Io? mai cara». Infatti, quella cara li che ti sta vicino, povera ebete, non lo sa e non lo può sapere perché è una ominide come te: è un pupazzetto come te, il cervello non le ci arriva a sapere quello che ti passa per il cranio. Ma c’è uno che, no? Ed è Lui che sa tutto: sa quante volte hai tradito a lei, e così viceversa. « Ma io non l’ho tradito con il corpo, l’ho tradito con il pensiero». Infatti, Dio, Gesù Cristo in persona dice in uno dei Vangeli:« Chi guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio», quindi non andare in giro,miserabile, a dire:« Io non l’ho mai tradita», perché sei un miserabile: chiaro? Il Signore è furbo, sapete? Non è uno scemo come noi.

 

Quel giorno, quando lo ha incontrato, io c’ero ricordatevelo, quando Gesù ha messo i suoi occhi nelle palle degli occhi di Pietro, Pietro si mise a piangere amaramente, eppure Gesù non ha parlato. Vi risulta che abbia parlato? No, non ha parlato. Che potere che ha questo! Non parla e ti fa piangere, immagina se avesse aperto la bocca quel giorno! Ma oggi ha parlato:«Senti un po’ caro mio, mi ami?». Ma guarda, lo sbatterei al muro Gesù Cristo. Gli fa rimporre quella triplice confessione o sconfessione, meglio ancora. Ricorda a Pietro quel suo intervento, quando gli disse:«Io darò la mia vita per te». Quindi, voi credevate che Gesù non gli avesse detto nulla: ha aspettato. Glielo dice oggi: « Cosa hai detto tu l’altra sera, davanti a quella servetta del sommo sacerdote? Non mi conoscevi? Ma come: avevi detto che avresti dato la mia vita per me?».  Allora, Gesù non è arteriosclerotico che non si dimentica se ha già fatto la domanda a Pietro se lo amasse. Non che glie lo ripete tre volte perché, appunto, si era scordato che già glie l’aveva detto: no. Glie lo dice per far prendere coscienza a Pietro che senza di me il tuo amore non potrà mai essere fedele.

 

Ricordatevelo tutti: l’amore umano non può essere fedele. Non è che non vuole, non può! Perché non può? Perché è sottoposto continuamente alla legge del peccato. « Si, ma io non ho peccato con il corpo, ho peccato con la mente», infatti la mente sta da una parte e il corpo sta da un’altra. Chissà dov’è la mente. « Ma io non l’ho fatto fisicamente», per Gesù Cristo vale lo stesso principio.« A me non piace questo Gesù Cristo. Ne voglio un altro».

Infatti, queste donnicciole che io incontro molto spesso mi dicono:« Qual è il problema che io ho rapporti prematrimoniali con il mio ragazzo? Qual è il problema: lo amo!». Dopo sei mesi, la rincontro:« Dov’è quello con cui sei stata?»

«Non lo amo più. Ne amo un altro». Non usare questo verbo, usane un altro che è meglio. Quindi, sapete dove voglio arrivare? Mi direte: « Dove vuole arrivare?» A farti capire una cosa, se ci arrivi, ma voi ci arrivate. Smettila di dire:« Io» perché se continuerai a dirlo farai una brutta fine.

 

La Chiesa, dopo duemila anni, c’è arrivata. Un po’ lenta: un po’ come lo Stato, sapete? Lo Stato è molto lento, come le cartelle esattoriali: sono lente ma arrivano. Quando uno si sposa, ha cambiato il rituale la Chiesa. Ora c’ha scritto: con la grazia di Cristo, prometto di esserti fedele sempre. Prima non era così, sapete? Io Lina, sposo te/ prendo te, addirittura prendo … in saccoccia lo prendi. Che prendi? Io prendo te, e porti a casa. Ma cosa stai dicendo? Allora:

  • prima revisione: io accolgo
  • secondo, sempre: io Genoveffa prometto di esserti fedele sempre .. no, non tu sei proprio niente! Io, Genoveffa, con la grazia di Cristo, prometto … perché tu,senza la grazia di Cristo, tu non arrivi neanche a questa sera ad essergli fedele. È chiaro adesso? Quindi, mettetevi in testa, che senza la grazia, senza il rapporto con Cristo, tu non fai proprio un bel niente. Se lo fai, sarà destinata a perire, quello che fai. Tutto: addirittura fallire.

 

“ … «Io vado a pescare», ma quella notte non presero nulla …”

 

Quanti falliti ci sono in giro, sapete? Quanta gente che si sta suicidando! Se andate a vedere le statistiche dei morti: al primo posto ci sono i suicidi, poi gli incidenti stradali, i tumori, gli infarti. Immaginate un po’: i suicidi. Quando uno scopre che ha fallito la sua vita, che fa? Se ha un briciolo di fede, forse, si può attaccare a Cristo, altrimenti non rimane che la corda o buttarsi di sotto: non c’è altra soluzione.

 

Allora, morale della favola: guardati dentro e verifica come hai condotto fino ad adesso la tua vita. Chi è che sta al centro? Chi è che muove tutto? Il tuo ego o Cristo? Da dove prendi le mosse per decidere una cosa? Da te o da Lui? Chiedi mai a Cristo se quello che stai intraprendendo è secondo la sua volontà? O prima lo fai, poi sbagli, e poi eventualmente, nel migliore dei casi, chiedi perdono? Non lo fare questo, ti conviene affrettare i tempi. Vai direttamente da Lui, invoca lo Spirito:

  • spirito d’intelletto che non hai,
  • spirito di sapienza che non hai,
  • spirito di consiglio che ti manca.

 

Tutta questa roba ti manca, ecco perché fai le più grandi cavolate. Ecco qual è il problema. Quindi, chiediamo veramente al Signore che ci trasformi interiormente nella conoscenza di Lui, del Suo amore, della Sua vita.

 

 

 

No tags for this post.

Seconda Domenica di Pasqua

Anche noi questa sera stiamo nel cenacolo a porte chiuse, come gli apostoli. Ora bisogna capire cosa sono queste porte chiuse. Le porte chiuse di cui si tratta in questo testo sono quelle scelte che avevano fatto gli apostoli proprio nei giorni della Passione di Cristo. Proprio in quei giorni gli apostoli se ne erano andati tutti, tranne Giovanni: chi lo aveva tradito, chi lo aveva rinnegato, chi se n’era andato. Quindi, la situazione che Gesù incontra quella sera di Pasqua, la sera della Resurrezione (otto giorni dopo) è la seguente: gli apostoli erano in peccato. Chi è in peccato chiude la porta al Cristo, alla grazia, alla relazione. E costoro l’avevano chiusa, questa porta, proprio in forza di quelle scelte ottuse, egoistiche che avevano compiuto in quegli ultimi giorni. Vivevano tutti nel peccato in quel momento e addirittura uno di loro neanche era presente. Dove stava Tommaso? Quella sera, Tommaso dove stava? Questa sera, dove stanno i fedeli che si definiscono cristiani? Domandatevelo! Nelle celebrazioni domenicali, i cristiani dove stanno? Eppure, si definiscono cristiani come costoro si definiscono apostoli. Allora vedete, questi piccoli preamboli sono necessari per capire quello che sta facendo Gesù. Allora, Gesù entra in un contesto di non relazionalità. Dire porte chiuse vuol dire semplicemente questo: una relazione chiusa.

Quando Gesù appare dice:«Shalom». Ma Shalom non vuol dire quello che cantiamo noi: pace, allegria, buonasera, buonanotte,no: non fatevi incantare! La pace che Gesù porta quella sera è il primo dono della sua Resurrezione. È un dono la pace. Se io domando a voi, questa sera:« Ma voi ce l’avete la pace dentro di voi?», con un po’ di buon senso mi direte:«No», poi se volete barare, se volete camuffare la realtà direte:« Sto bene». Si, ma se io ti domando cosa vuol dire stare bene: sapete cosa vuol dire per molti stare bene? Avere un conto in banca cospicuo, una casa bella, una macchina grande, una famiglia apposto … e chi sta meglio di me? Sto apposto, io sto bene. Questo vuol dire stare bene, che poi  tu non abbia Dio è un altro discorso, quello non mi interessa. Allora non stai bene, allora la pace non ce l’hai. La pace non è assenza di guerra, ma uno stato dell’anima che vive solo colui che è in perfetta comunione con il Cristo: vi è chiaro il concetto? Solo costui ha il dono della pace. Per cui chi ha la pace di Cristo, può anche vivere in un momento di sofferenza, di croce, di contraddizione, ma conservare la pace: vedete la differenza qual è? Quindi può avere la pace anche se sta vivendo un momento di gravi difficoltà. Invece noi che facciamo? Ci basta un minimo di difficoltà per stare in subbuglio, in un mormorio continuo, in un acidume continuo: questo è il problema. Queste cose che vi sto dicendo mi servono tutte per arrivare a quello che faremo finita la celebrazione, perché se non ci sono questi presupposti fondamentali la preghiera di liberazione e di guarigione non potrà avvenire.

Avete ascoltato nella prima lettura ciò che avveniva nelle prime comunità cristiane: Pietro passava e il suo solo passare, l’ombra che egli faceva, guariva e liberava: domandatevi perché. Perché nella prima comunità cristiana avvenivano questi segni e oggi anche se viene il Santo Padre in mezzo a noi nulla succede? Una domanda io me la faccio, non so se voi ve la fate: ma allora la potenza di Dio si è fermata al I secolo d.C? Ora Dio è diventato impotente? Il suo braccio si è accorciato, è diventato tirchio anche Lui per quanto riguarda le grazie? Com’è questa storia? Domandatevelo. Perché non avvengono più segni, miracoli, prodigi? È semplice: perché manca la fede. Guardate che Gesù quando incontrava una persona non gli faceva abracadabra, faceva qualche sortilegio e questa persona usciva curata, no. La tua fede ti ha salvato: la grazia di Dio può operare se trova un riscontro totale, pieno in te. Molti si mettono davanti a Dio come dei cadaveri aspettando che il Signore faccia la grazia, allora in maniera passiva si mettono li che la grazia di Dio arrivi e mi risolva questo problema. Poi che non si impegnino a pregare, non si impegnino a non peccare, non s’impegnino ad evitare le occasioni prossime di peccato, nulla di tutto questo: è Dio che deve operare segni e prodigi in mezzo a noi, ma continuiamo a condurre la nostra vita come piace a noi. Non vi lamentate però, nessuno si lamenti se non vede segni, prodigi e miracoli operati dagli apostoli nelle comunità. Questo è il problema.

Questo signor Tommaso, cari signori presenti e signore, è il tipico personaggio che voi incontrate oggi uscendo da qui. È il tipico personaggio che dice: « Il rapporto con Dio è un rapporto che voglio vivermi da me. Quindi se io non vedo, se io non tocco, se io non metto», avete letto questi verbi? Sempre questo io in mezzo, cioè la fede cristiana non è personalistica, egoistica, bensì una fede comunitaria, ecclesiale: chiaro? Dio non ti salva da solo. Dio ti salva in una comunità che si chiama Chiesa. Infatti, Gesù appare nel luogo in cui essi erano presenti. I dodici rappresentano la Chiesa o no? Allora tu quella sera, caro signor Tommaso dove stavi? Avete mai domandato a Tommaso dove stava? Stava facendo i suoi affari come tanti, sapete? « Io da Dio, ci vado quando dico io, come dico io, alle mie condizioni e Dio deve obbedire alle mie richieste ( se non vedo, se non tocco eccetera). Io gestisco il mio rapporto con Dio lo volete capire si o no? Sono io che lo gestisco». Infatti vi diranno, i Tommaso di oggi:« Ma non c’è bisogno di andare in Chiesa, non c’è bisogno di essere rimesso dai peccati». Ve l’ho detto all’inizio della celebrazione: se tu hai il peccato dentro di te, Dio non lo puoi incontrare. Anche se lo vedi, non lo riconosci. Non lo puoi riconoscere perché hai le porte chiuse. Molti vivendo nel peccato dicono:« Io mi sento lontano da Dio: io questo Dio non lo sento», infatti guarda un po’ che stile di vita conduci: critichi tutti, giudichi tutti, litighi continuamente con tutti, se puoi fare uno sgarbo lo fai pure, allora perché queste porte sono chiuse? Domandatelo! Chi è che sbarra queste porte se non tu? Allora il Tommaso che è in te, ecco come agisce: il rapporto con Dio decido io come deve essere, chiaro? Quindi: in Chiesa ci vado quando dico io e tutto il processo che vi ho detto pocanzi, ma Gesù a questo gioco di Tommaso non ci sta. Allora, che fa? Non gli resta che andare alla radice del problema. Se non vi fate perdonare i peccati, non potete ricevere lo Spirito Santo.

Questa sera, vedete, Gesù conferisce il potere di rimettere i peccati ai suoi apostoli: chiaro? Ricevete lo Spirito Santo, anzi dice una parolina, un verbo che la liturgia non fa risaltare abbastanza: alitò. Questo alitare, affonda radici molto lontane: nella creazione. Quando Dio insuffla nelle narici dell’uomo lo Spirito Santo e fa diventare quel pupazzetto di terra un essere vivente. Li stavamo nella creazione, qui stiamo nella ricreazione. Poiché il peccato è stato la causa della morte dell’uomo, dell’allontanamento dell’uomo da Dio, Dio per poter dare di nuovo all’uomo la capacità di essere vivente gli da di nuovo quello spirito che gli aveva dato alle origini: quello stesso spirito, ora lo conferisce agli apostoli perché con quell’autorità potessero assolvere i peccati. A chi rimetterete i peccati, saranno rimessi. A chi non li rimetterete, resteranno non rimessi, vedete o no? Allora per poter partecipare al Cristo risorto, anche per noi oggi, è necessario l’essere sciolti dalla causa della chiusura del rapporto con Cristo: qual è la causa? Il peccato. Ora qua dentro, ci sono delle persone che in questo momento hanno dei peccati ( della vita passata) non confessati. Ve lo dico chiaramente papale papale, vedete? Visto che sto celebrando una Messa di liberazione e guarigione, me lo voglio permettere: ne ho tutta l’autorità per farlo perché lo Spirito Santo agisce. Quindi vi dico che, finché tu non sputi quel rospo che hai dentro il tuo corpo, non potrai sperimentare la liberazione e tantomeno la guarigione: chiaro? Quindi ripeto: c’è ancora il sacerdote li dentro! Desidero che chi ha da sputare dei rospi, che si conserva da anni dentro al proprio corpo, lo faccia perché altrimenti questa celebrazione non serve a niente. Visto che il Signore ha conferito a noi il mandato di sciogliere questi peccati, dobbiamo lasciarci riconciliare con Cristo. Lo dice Paolo nelle sue lettere:lasciatevi riconciliare con Cristo, perché se non avviene questa riconciliazione il dono della Pasqua (cioè la pace) non può essere conferita a nessuno. Allora, che lo Spirito Santo guidi ciascuno di noi in questa celebrazione nell’individuare il problema fondamentale della propria vita,  e lasci che la grazia possa agire per ricrearci intimamente, possa ristrutturare quella struttura di peccato che è dentro di noi e liberarci dal potere del maligno che in questo momento sta tenendo molti di noi sotto di sé. Quindi con questa fede, continuiamo la nostra celebrazione confermando con la professione di fede la volontà di servire il Cristo e di incontrarlo vivente nella nostra vita.

 

No tags for this post.

PASQUA

La Chiesa ci ha fatto percorrere questa notte, dalla Genesi fino al Vangelo, l’itinerario della storia dell’uomo, e credo della storia di ciascuno di noi. Dio crea l’uomo, crea tutte le cose: l’universo, alle origini del mondo. Crea tutto questo come cosa buona e quando crea l’uomo, addirittura come cosa molto buona. Tutto ciò che Dio fa è buono, è veramente buono perché proviene dalla bontà in persona. Dall’essenza della bontà che è Dio. Una volta che Dio pone l’uomo su questa terra, che cosa fa l’uomo? L’abbiamo visto, lo abbiamo visto nel corso della storia: l’uomo pecca. L’uomo si allontana da Dio. L’uomo vuole fare di testa sua. Intraprende delle strade tutte sue, come facciamo noi quotidianamente. Ognuno di noi si comporta, ancora oggi, in questa maniera. Preso dal proprio delirio d’onnipotenza, l’uomo afferma spudoratamente se stesso su Dio, sull’uomo, sulla creazione.

Così facendo, però, sapete cosa sperimenta? La schiavitù. L’uomo entra nella schiavitù: entra in Egitto, entra sotto il Faraone, entra sotto il tiranno. Il tiranno, il Faraone di oggi chi è?  È proprio la struttura di peccato che noi uomini abbiamo costruito con le nostre mani e questa società che noi uomini abbiamo così strutturato, come struttura di peccato: cominciando dai vertici fino alla base. Se andate a vedere tutti i meccanismi che reggono l’universo attualmente, se andate ad esaminare queste strutture sociali, politiche, amministrative, comunitarie, andrete a vedere che sono tutte viziate in se stesse dal peccato. Quindi, questa struttura di peccato che l’uomo ha costruito, sotto la quale struttura l’uomo si pone, lo chiameremo Faraone. Ebbene Dio che crea l’uomo nella libertà, nell’amore, cosa fa davanti a questa schiavitù? Vede l’oppressione del suo popolo: «Voglio scendere a liberare questo popolo dalla schiavitù». Vedete, Dio non si arrende nel vedere la propria creatura schiacciata dal peccato, dalla schiavitù in cui si è andato a mettere e Dio fa di tutto per liberarlo. Allora chiama Mosè, Aronne, Giosuè, tante persone che cominceranno ad essere le mani di Dio, la bocca di Dio. Cominceranno a mettersi al servizio di Dio per liberare il popolo dalla schiavitù del peccato e farlo arrivare nella Terra Promessa nella libertà.

Una volta che Dio  costruisce questa libertà, che rinnova all’uomo la possibilità di essere libero, deve tuttavia ricreare l’ontologia dell’uomo, l’essere dell’uomo, che si era snaturata in seguito al peccato. Allora Dio fa una promessa:«Vi darò un cuore nuovo. Metterò dentro di voi uno spirito nuovo. Toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne». Una volta che l’uomo è caduto sotto la schiavitù del peccato e ha distrutto la sua ontologia, Dio doveva ricreare l’uomo. Nell’Antico Testamento promette questa ricreazione, ma poi questa promessa verrà ad essere attualizzata. Quando? Questa notte. Questa notte Dio distrugge, una volta per sempre, l’opera dell’uomo. Le conseguenze del peccato dell’uomo che sono la morte eterna. L’uomo è stato capace solo di distruggere l’opera creatrice di Dio. Questo ha saputo fare l’uomo e molto spesso questo sa fare l’uomo, ancora oggi: distruggere l’opera della creazione di Dio. Ma Dio non si arrende. In Gesù Cristo, Dio ha vinto per sempre la morte. Ha distrutto le cause della distruzione dell’uomo che sono il peccato e la morte, attraverso la morte del suo Figlio in croce.

San Giovanni Crisostomo dice che un sepolcro ha tratto il Figlio di Dio nella morte, ma la morte del Cristo ha distrutto quel sepolcro e ha distrutto la morte per ridare a noi la vita. Quella vita eterna cha all’inizio della creazione Dio aveva dato a ciascuno di noi. Quindi questa notte, Gesù Cristo cosa fa? Riporta l’uomo alle origini, ridando quella vita che le mani del Padre avevano dato alla sua creatura che è l’uomo. Quest’opera Gesù è venuto a compiere su questa terra. Per questo motivo il Padre ha mandato su questa terra il Figlio: per riportare la creazione di Dio Padre alle sue origini, per ridare all’uomo quell’immagine che era stata deturpata dal peccato e dalla morte. Quindi Gesù Cristo, con la sua vittoria sulla morte e sul peccato, riporta l’uomo all’intima comunione con il Padre. Questo l’ha fatto pagando di persona: su se stesso, pagando sulla sua pelle tutto questo. Noi siamo stati capaci solo di distruggere l’opera della creazione e basta. Non abbiamo saputo fare altro. Per ricostruire l’identità dell’uomo, ci voleva il Figlio di Dio che con la sua morte e la sua Resurrezione ci ha ridato la vita. Ci ha comunicato di nuovo quella vita divina che il Padre dalle origini ci aveva consegnato.

Ecco cosa stiamo celebrando questa notte: il trionfo di Cristo sul peccato e sulla morte. Stiamo celebrando, cioè, la possibilità che Cristo ci ha dato per ritornare di nuovo nelle mani del Padre. Quel cielo che si era chiuso con il peccato di Adamo è stato riaperto con la Resurrezione di Cristo. Cristo ci ha dato di nuovo questa possibilità: di rifar pace con il Padre, di riabbracciare il Padre, di ritornare tra quelle mani che ci hanno creato. Sapete cosa stiamo celebrando, o no? È coglibile questo fatto o ci lascia indifferenti? Noi, se Cristo non fosse venuto su questa terra  a redimerci dal peccato e dalla morte, saremmo sprofondati nel nulla, nelle tenebre eterne. Sapete cosa sono le conseguenze del peccato? Sapete che cosa fa il peccato? Non fa altro che portare morte: seminare morte dappertutto, e lo vediamo. Prendete il mondo di oggi, andate ad aprire la cartina mondiale: che cosa c’è seminato in questa cartina? Guerre e distruzione, violenza e peccato: di questo è seminata la cartina del mondo perché l’uomo l’ha ridotta un campo di concentramento.

Questa notte, Cristo trionfa sul peccato, sulla morte, sull’egoismo, sulla violenza, sull’odio, sul rancore, sulla vendetta, su tutto questo grazie al dono di sé al Padre per la nostra Salvezza. Di questo, noi non finiremo mai di ringraziarlo. Nemmeno l’Eucaristia che adesso celebreremo sarà sufficiente per ringraziare il Padre. Eucaristein vuol dire rendimento di grazie, ma oserei dire che non è sufficiente per quanto dovrebbe essere immenso, universale, il nostro ringraziamento. Solo perché è celebrato da Cristo in persona, questo sacrificio è eterno, universale. Ecco perché può offrire al Padre l’autentico ringraziamento, perché se fosse per noi nemmeno avremmo la forza di ringraziarlo per  quanto dovrebbe essere immenso questo ringraziamento.

Allora questa notte ci uniamo al ringraziamento del Cristo, alla sua Eucaristia per mettere le nostre umili voci, il nostro umile canto, insieme a quello degli angeli, dei santi, di Maria Santissima che in questo momento godono di quest’eternità, di quest’immensità, di questa gioia, di questo gaudio eterno conquistatoci da Cristo. Allora, come comunità siamo chiamati a risorgere anche noi, ciascuno di noi, questa notte e durante tutta la nostra vita. La nostra vita diventi, da oggi in poi, un cantico di lode che si eleva a Dio, dal profondo delle nostre vite, dal profondo della nostra miseria. Una miseria, una creaturalità che è stata redenta dal Sangue di Cristo. Rinnovata profondamente e riportata all’immagine di Dio.

 

 

 

No tags for this post.

Domenica delle Palme

Sono passati più di duemila anni da questa vicenda, da questa narrazione, e nulla è cambiato. Nulla. Ancora oggi c’è un Giuda che tradisce il Signore. Non è solo un Giuda, ma tanti. Non c’è solo un Pietro che rinnega, ma molti Pietro che rinnegano. Non ci sono solo poche centinaia di Giudei a gridare: «sia crocifisso», ma ci sono nazioni intere che stanno rinnegando Dio e Gesù Cristo.

Poi c’è la storia personale di ciascuno di noi. Anche noi, nella nostra vicenda personale di ogni giorno, sperimentiamo questa parabola che avete sentito in questa Passione. In queste figure, possiamo benissimo rientrarci tutti. Noi siamo quel Pietro, noi siamo quel Giuda che tradiscono il Signore: lo rinnegano per trenta monete, lo vendono, se lo giocano, lo bestemmiano, lo mettono da parte, lo mettono all’ultimo posto. Davanti a questa vicenda, a questa situazione, Gesù ci vuole dare la sua ricetta. Come si fa a non rinnegare Dio? Come si fa a non tradire Dio? Lui ce l’ha insegnato attraverso il suo stile di vita. Questa mattina, ci da anche la possibilità di capire qual è stato il suo segreto per non tradire il Padre. Il suo segreto è consistito nella preghiera.

Gesù dice: « Simone, Simone, Satana vi ha cercato per vagliarvi  come il grano, ma io ho pregato per te». Guardate che Satana, non solo ci ha cercato,  ma ci ha proprio distrutto. Satana in persona. In questo momento Satana sta distruggendo la Chiesa di Cristo attraverso continui scandali, facendo cadere consacrati, consacrate, laici, addetti ai lavori, religiosi. Questo sta facendo Satana, in questo periodo senza alcun risparmio, perché l’ultimo baluardo di Cristo su questa terra, è la Chiesa. Il nemico infernale la vuole distruggere in tutti i modi. Sembra che, apparentemente, stia prevalendo contro di essa. Lo dico apparentemente perché ci sono molti strati della Chiesa, che non si vedono pubblicamente. Molte persone consacrate, invece, che  stanno tenendo duro, stanno affrontando Satana viso a viso quotidianamente. Sono proprio costoro che la stanno tenendo in piedi, questa Chiesa.

Chiaramente, anche a costoro Gesù dice, e da questo mandato: « Vegliate e pregate per non cadere in tentazione». Vegliate e pregate. Vedete, la vita di Gesù è stata tutta imperniata sul rapporto tra Lui e il Padre. Addirittura, le ultime parole che Gesù ha avuto sulla bocca, sapete quali sono state? Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito. Padre, Padre: Abbà. Gesù, ogni mattina, di buon mattino,  si alzava per andare sul monte a pregare. Guardate, se volete sapere qual è il segreto per non cadere in tentazione,  è questo: alzarsi di buon mattino e recarsi sul monte, soli a pregare. Volete voi che Gesù non abbia avuto tentazioni? Ce l’ha avute eccome: le abbiamo contemplate durante la Quaresima, lo scontro nel deserto con Satana. Ma Gesù è riuscito ad affrontare la sua Passione, proprio perché poteva contare sulla sua relazione con il Padre che non l’ha mai abbandonato. Non l’ha mai lasciato solo. Allora, Gesù ha portato a compimento un’opera che il Padre gli aveva dato da compiere: la Salvezza dell’umanità. Sostenuto, da che cosa? Qual è stato l’unico sostegno che Gesù ha avuto continuamente nella sua vita? Il Padre.

Avrebbe voluto, ve lo dico io, contare sui dodici proprio nel momento solenne della sua vita, nel Getsemani. Va da loro, e che cosa facevano? Dormivano. Nel momento del dolore, nel momento della sofferenza, nel momento in cui Egli stava grondando sangue: dove stavano i suoi amici, dove stavano i dodici? Dove stavano coloro che essi ha amato più di tutti? Li ha scelti, li ha curati, li ha amati,  ha riservato per loro i momenti più belli, aveva spiegato in segreto tutte le parabole. A voi è dato di sapere il mistero dei Regno dei Cieli, a quelli di fuori: solo in parabole. Cosa avevano fatto questi? Dormivano.

Alle volte, ancora ci cado nel constatare la disillusione, perché m’ illudo chiaramente, che uno possa intessere una relazione vera con gli uomini, ma non è così. Prima o poi, gli uomini si addormenteranno tutti perché saranno presi dai loro affari. Ognuno penserà a sé stesso, e tu ti ritroverai solo. Vi voglio regalare proprio questa esperienza, prima o poi vi troverete soli. Solo uno non mancherà mai: il Padre. « Sarete traditi dai mariti, dalle mogli, dai figli, dagli amici», lo dice Gesù nel Vangelo, « dai parenti, da tutti». L’aveva detto già durante la sua vita: si è realizzato proprio tutto questo, ma Gesù ci da l’esempio. Sappilo, che prima o poi accadrà questo. Però, Gesù ha portato a compimento l’opera della redenzione proprio perché aveva dalla sua parte il Padre che non gli ha fatto mai mancare, in nessun momento della sua esistenza, la sua presenza e il suo amore.

Nel Battesimo: « Tu sei mio figlio, in te mi sono compiaciuto». Sul tabor: « Tu sei il mio figlio amatissimo, ascoltatelo». Sulla croce: « Padre, nelle tue mani affido il mio spirito». Allora, a tutti coloro che in questo momento stanno sperimentando la disillusione dell’uomo dico:« Gettatevi nelle mani del Padre. Egli solo potrà, di nuovo, darti quell’amore che l’uomo non sa dare. Quell’amore che l’uomo ha perso». L’uomo ha perso l’amore perché si è ripiegato su se stesso e quindi, non sa più donarlo perché non ce l’ha. Non lo può dare. Nessuno può dare amore perché lo ha perso sin dalle origini. Non conosce più cos’è l’amore, per cui non gli rimane solo che dormire profumatamente. Chiediamo allo Spirito Santo che ci dia la luce, la forza, l’illuminazione di comprendere chi è il Padre per ciascuno di noi e chi siamo noi quali figli amati dall’eternità.

No tags for this post.

Quinta Domenica di Quaresima

Con la nostra memoria, andiamo un po’ nel passato e ripensiamo idealmente a questa scena che il Vangelo ci ha fatto contemplare. Cosa andremo a ricordare? Sicuramente, andremo a ricordare gli episodi che ci interessano. Gli episodi in cui noi eravamo gli accusatori, con le pietre in mano, pronte ad essere scagliate. Davanti a noi c’era il malcapitato che aveva sbagliato, secondo noi. Ecco: ripercorrete un attimo al ritroso, nel tempo, questi flash della nostra vita. Vedrete che ne troverete tanti di questi episodi, dove ci hanno messo su un piatto d’argento la persona che è stata colpita in fragrante di adulterio. Quella persona, cioè, che ha oggettivamente sbagliato. Un bocconcino che non ci siamo fatti proprio togliere dalle nostre grinfie. Anzi, non vedevamo l’ora che si potesse presentare un simile momento. Ed è arrivato: l’abbiamo usato per scagliarci contro la persona in oggetto e lo abbiamo lapidato con le nostre pietre. Ebbene,  ci siamo sentiti soddisfatti perché se lo meritava: ha peccato, ha sbagliato, adesso paga. Quindi, ci siamo sentiti tranquillizzati, la nostra ira finalmente appagata, e poi siamo passati alla seconda vittima, poi la terza, la quarta, poi è diventata un’abitudine. Un modus agenti normale. Basta che una persona non rientri nelle nostre categorie mentali, nei nostri gusti, nelle nostre attese, che subito scatta automaticamente la pietra.

C’è un problema: questa pietra non la possiamo scagliare fisicamente perché altrimenti ci andremo per le piste. Ci denuncerebbero, inizierebbe un processo, questo comporta anche il pagamento di avvocati, e allora noi non percuotiamo con sassi. Usiamo un metodo più leggero, ma non meno potente che si chiama lingua. Vedete, la lingua non solo ha il potere di percuotere ma ha anche il potere di uccidere, sapete? Ci sono persone che, dopo trenta o quarant’anni, hanno ancora in testa quella parola, quell’offesa che si portano dentro. Per la quale serbano ancora rancore e odio, tanto che li ostacola in tutte le relazioni con le altre persone: non vivono in pace perché li ha offesi profondamente. Allora, con la lingua, cosa farò? È semplice: andrò in giro a seminare, a piene mani, tutto l’odio che trovo in corpo. Per denigrare, accusare, giudicare, quella persona che mi ha fatto del male o che ha sbagliato nei miei confronti. Allora vedete, questo è il nostro processo, e vi dirò di più: noi facciamo il processo anche alle intenzioni. Mi spiego: questa persona ha fatto così perché … 1,2,3. Per questi tre motivi, chiaro? Questo si chiama processo alle intenzioni. Di questo ne siamo esperti. Non sapevo che molti avevano il dono della sclerocardia: malattia spirituale che consiste nel leggere i cuori, leggere le intenzioni, la mente. Voi immaginate: non lo sapevo, sono venuto a saperlo. Tante persone hanno questo dono: il nostro quartiere pullula di sclercardiaci. Di gente che ti guarda e ti dice vita, morte e miracoli. Allora, questo è lo stato da dove muoversi per capire quello che è avvenuto oggi.

Oggi cosa è avvenuto? La seguente situazione. Questi signori, ci rappresentano abbondantemente. Siamo tutti noi, pronti a scagliare questo sasso, questa pietra. Il testo, riguardo a Gesù, dice   “ Nessuno ti ha condannata?”. Il testo, mi sa che è sbagliato perché andrebbe tradotto  in un’altra maniera “ Nessuno ti ha potuto condannare?”, chiaro? Perché dico questo? Perché se l’avessero potuto fare, l’avrebbero fatto abbondantemente. Di quella donna non ci sarebbe rimasta neanche la carcassa. Neanche lo scheletro sarebbe rimasto, sapete? Perché le pietre d’ Israele non sono quelle che si rompono. Sono dei macigni che quando ti arrivano addosso ti spezzano in due. Sono molto forti, indistruttibili: tanto che ci fanno le tombe. Gli ebrei usano chiudere il defunto non con i fiori, come facciamo noi. I fiorai avranno i miliardi, di sicuro. Gli ebrei sono molto più composti: mettono i sassi, chiaro? Ogni sasso rappresenta un fiore. Quindi, la situazione è la seguente. Se fosse stato possibile tirarli il gioco era fatto, ma purtroppo non è andata così.

Il testo ci dice che  gli anziani, partendo da gli anziani, voi subito direte – I vecchi sono i peggio che ci stanno: perfidi, maligni –.  No: non sono i vecchi con i capelli bianchi. Gli anziani sono una categoria, nel mondo giudaico, che fanno parte del Sinedrio. Nel Sinedrio entravano settantadue anziani. Anziano viene dal termine presbiteros, da cui presbitero. Il presbitero è il più anziano di tutta l’assemblea. Quindi, anche se qui ci fosse un novantenne, un centenario, io sarei più vecchio di lui. Non a livello cronologico, ma a livello teologico. Quindi, gli anziani di cui si parla qui, non sono i vecchi. Ma sono i rappresentanti del coro che venivano ritenuti saggi. Coloro che sapevano amministrare la Legge: la cosa pubblica. Quindi, non necessariamente vecchio. Questa categoria di anziani, e quindi i saggi: coloro che amministravano la Legge. Addirittura presiedevano il Sinedrio: la più grande carica giuridica d’Israele. Immaginate, questi conoscevano benissimo la Legge, hanno capito molto bene l’espressione di Gesù “ Chi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Ebbene, l’unico che quel giorno avrebbe potuto scagliare la pietra, era proprio Lui: Gesù Cristo. Guardate un po’, di tutta quella folla:tutti se ne vanno, l’unico che rimane è Gesù Cristo.

Sant’Agostino, commentando questa pagina, scrisse una bella espressione che dice “ et relipti sunt tuo, misera et misericordia”. Traduzione: “ e rimasero dunque soli, la misera e la misericordia”. La misera, che era quella donna, e la misericordia. La misericordia,in quel momento incarnata, era Gesù Cristo. Gesù Cristo è la misericordia che si è offerta a quella donna per risollevarsi.

Guardate, qui c’è un progetto di vita, in quell’espressione che Gesù da a questa donna. Noli peccare amplius, va e non peccare più. Guardate, qui stiamo parlando di Maria Maddalena. La peccatrice che da anni esercitava il suo ministero in Israele. Quindi, chi più di lei poteva dire – Sono una peccatrice? –. Voi immaginate: se andando a confessarvi, il sacerdote vi dicesse, prima di uscire dal confessionale – Va, e non peccare più –.  Che cosa direste voi? Come vi sentireste: bene o male? Io credo male. Direste –  Ed ora come faccio? Ero tanto abituato ai miei peccati. Qui, non c’è via di scampo –. Vedete un po’, altro che  “ chi ti ha condannato”. Perché uno dice – Che bel quadretto d’autore, no? Gesù:  con i boccoli d’oro, con gli occhi celesti, gli da un’allisciata in fronte a questa povera disgraziata – . No, no: levatevi dalla testa questa immagine infantile e stupida. Gesù le da un mandato non indifferente “ Va e non peccare più”. Detta così, suona come una condanna perpetua, se non si capisce una cosa: riprendete un po’, c’è ancora speranza. Se Gesù ha detto questo, vuol dire che è possibile. È possibile perché Gesù, in quel momento, le ha dato la grazia. Le ha dato una grazia particolare, per non peccare più. Perché se non glie l’avesse data, questa grazia, altro che pietra: l’avrebbe incenerita  in quel momento stesso.

Quindi Gesù, quando ti dice una cosa, ti da la possibilità di realizzarla. Ad un patto: che tu risponda a quella grazia. Guardate che questa donna è diventata S. Maria Maddalena. Nelle litanie che cantiamo sia a Natale, sia a Pasqua, non manca mai il suo nome. Anche nelle ordinazioni sacerdotali, diaconali, episcopali  non manca mai questa invocazione. Quindi, cosa vuol dire? Puoi essere  il peggiore peccatore di questa terra, al momento che incontri la misericordia di Dio, puoi risollevarti, puoi cambiare vita, puoi diventare un’altra creatura. Sempre se tu rispondi alla grazia. Quando stavo a Rebibbia, non come carcerato ma come cappellano, ho visto con i miei occhi, i miracoli succedere proprio grazie a quest’incontro. Dopo che hanno ricevuto l’assoluzione, non dal giudice ma dal presbitero, sono cambiati radicalmente. L’ho visto con i miei occhi, non vi dico chiacchiere.

Dio fa le cose sul serio, quando ti promette una cosa te la da. Ti da la capacità di farlo, ma ci credi? Sei convinto che alzandoti da quel confessionale, tu puoi non peccare più? Questo è il problema. Altrimenti, non ci sarebbero i santi. Agostino, Francesco non erano meglio di te o meglio di me, peggio di me, peggio di voi. Anche loro hanno fatto le loro esperienze negative, peccaminose, ma da quando hanno incontrato la misericordia sono risorti. Allora, quando incontri un tuo fratello, da oggi in poi, domandati: ma io come sto? Io che gli sto per scagliare questo taglio addosso, questa pietra, come sto?Alle volte, noi siamo peggio di coloro che stiamo condannando. Però ci permettiamo il lusso di farlo. Perché? Perché non abbiamo incontrato la misericordia. Nulla vogliamo incontrare: l’autentica misericordia.

Allora, per tirarci un po’ su, termino con una barzelletta, così vi rinfrancate un po’ le ossa. Questa barzelletta riguarda proprio questo Vangelo. Gesù dice – Chi è senza peccato scagli la prima pietra – e allora si vide staccarsi da una montagna un masso così grande. Tirato proprio. Si gira Gesù e dice – A ma’, ma stai sempre in mezzo? –. Infatti, l’unica che poteva tirargli questo sasso era  solo Maria, no? Chiaramente Maria non glie la tirato addosso.  Maria lo ha tirato per dire – L’unica – certo stiamo nella barzelletta – che possa tirare la pietra, sono io. Pur potendolo fare, non glie la tiro addosso, ma la faccio semplicemente vedere –. Allora, finché non diventiamo Maria o Gesù, anche se diventassimo Gesù o Maria, da oggi in poi, oserei parafrasare il Signore, e vi direi – Va, e non giudicare più –.

Va e non tirare più sassi al tuo fratello, ma va ed opera la misericordia e il perdono.

 

 

 

No tags for this post.