Confraternita Nostra Signora di Czestochowa

PROSSIMO INCONTRO SABATO 3 DICEMBRE – ORE 18: SANTA MESSA

Le Confraternite della Diocesi di Roma

Cosa sono le confraternite?

  • Le confraternite sono associazioni ecclesiastiche pubbliche di fedeli di ambo i sessi, rette in conformità ai canoni 312-320 del vigente Codice di Diritto Canonico.
  • L’erezione di ogni confraternita spetta, a Roma, al Cardinal Vicario e al Vescovo diocesano nelle altre Diocesi.
  • Le confraternite perseguono fini di religione e di culto e non hanno scopo di lucro. Pertanto sono finalità proprie di ogni confraternita:
  1. formare i membrialla pratica e alla testimonianza della vita cristiana con l’ascolto della Parola di Dio, la partecipazione ai divini misteri e l’inserimento nella vita della Chiesa locale;
  2. curarela dignità del culto e l’animazione delle celebrazioni liturgiche nella chiesa in cui ha sede, particolarmente in onore del Titolare della Confraternita;
  3. promuovere, nello spirito del volontariato, la solidarietà umana e cristianacon iniziative socio-caritative, specialmente a favore dei confratelli anziani e soli;
  4. collaborare col Vescovo e col Parrocoall’attuazione dei piani di azione pastorale della Comunità diocesana e parrocchiale, offrendo la presenza dei propri membri negli organismi pastorali.
  • Possono far parte di una confraternita i fedeli di ambo i sessi, secondo gli statuti e i criteri specifici della confraternita.
  • Per la realizzazione dei fini della confraternita ogni socio è tenuto a:
  1. frequentare gli incontri di catechesi, da tenersi durante l’anno;
  2. testimoniare una vita religiosa con la partecipazione assidua alla Messa nelle domeniche e nei giorni festivi e con la frequenza ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia;
  3. prestare ossequio alle direttive del Vescovo, del Parroco, del Padre spirituale e del Consiglio della Confraternita;
  4. partecipare alle processioni d’obbligo e alle esequie dei confratelli defunti, secondo le modalità stabilite;
  5. visitare e soccorrere, spiritualmente e materialmente, in caso di necessità, i confratelli ammalati, anziani e soli;
  6. collaborare alle iniziative di apostolato e di promozione umana secondo le indicazioni del Consiglio della confraternita.
  • Nella Diocesi di Roma sono attualmente presenti oltre 11.000 laici associati nelle confraternite.

 

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32^ DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Colletta
Dio grande e misericordioso,
allontana ogni ostacolo
nel nostro cammino verso di te,
perché, nella serenità del corpo e dello spirito,
possiamo dedicarci liberamente al tuo servizio.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

Oppure:
O Dio, Padre della vita e autore della risurrezione,
davanti a te anche i morti vivono;
fa’ che la parola del tuo Figlio,
seminata nei nostri cuori,
germogli e fruttifichi in ogni opera buona,
perché in vita e in morte
siamo confermati nella speranza della gloria.
Per il nostro Signore Gesù Cristo…

 

Dopo i farisei e gli scribi appaiono nuovi avversari di Gesù: i sadducei. Essi negavano la risurrezione come pura chimera umana e hanno adottato contro Gesù una diversa strategia di lotta. I sadducei temevano che l’affluenza delle folle verso Gesù potesse trasformarsi in agitazione politica che i Romani avrebbero soffocato brutalmente. Perciò miravano a limitare l’influenza di Gesù sulla vita pubblica. A questo scopo, hanno raccontato una storia di loro invenzione sui sette fratelli e la moglie del maggiore fra loro, ripromettendosi così di mettere in ridicolo Gesù e la credenza nella risurrezione. In realtà, la derisione si è rivolta contro gli avversari di Gesù. Egli dimostra infatti che il mondo futuro non è il prolungamento di questo, afferma che la morte sarà vinta e che coloro che risusciteranno avranno parte alla vita di Dio e non saranno più sottomessi alle leggi biologiche di questo mondo. Nel seguito del discorso, fondandosi sull’ Esodo (Es 3,6), libro che i sadducei consideravano sacro, Gesù presenta un argomento biblico sulla vita eterna: “Dio non è Dio dei morti”, e lo sarebbe se Abramo, Isacco e Giacobbe non vivessero più. Ma essi vivono e rendono gloria a Dio. Ciò significa anche che solo chi vive per Dio, vive davvero. Dio invita tutti gli uomini alla sua casa paterna, perché desidera che noi tutti beneficiamo con lui della pienezza della vita nell’immortalità.

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Ricordi

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San Silvestro luglio 2015

I ministranti della nostra Parrocchia

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Giulianova 1 marzo 2015

Che “mitico” gruppo!img_20161016_0001

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XV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

Questa sera ci faremo aiutare da questa parabola del buon samaritano per riflettere su che cosa sia l’amore e prossimità.

Vedete, tutto parte da questa domanda: chi è il mio prossimo. Già porre questa domanda implica il fatto che ci possa essere qualcuno che non sia mio prossimo, è una domanda escludente non include: è escludente; quindi il dottore della legge si aspetterebbe da parte di Gesù una risposta del tipo “queste categorie di persone sono il prossimo queste no”, ma come adesso vedremo, Gesù non risponde affatto; risponderà con una storia che adesso andremo a decifrare. La storia è la seguente.

C’è questo malcapitato, questo individuo che incappa nei briganti. Fare quella strada da Gerusalemme a Gerico era molto pericolosa perché era una strada piena briganti, isolata, desertica, quindi sottoposta alla possibilità di imboscate, però era, diciamo, una scorciatoia per arrivare a Gerico, e comunque quest’individuo fa questa questo pellegrinaggio incappa in questi briganti non lasciano mezzo morto e se ne va ora che succede passa per quella strada passano anzi varie categorie di persone su tutte tre le categorie di persone il testo del Vangelo dice ad esempio sulla prima categoria sacerdote vide passò oltre vide quadrati il verbo vedere non vuol dire quello che noi così volgarmente crediamo vedere così non il verbo vedere nell’ordine la sua origine e nella sua radicalità vuol dire qualcosa di molto più profondo vuol dire vedere dentro vi faccio un esempio a Cana di Galilea durante uno sposalizio venne a mancare il vino chi se ne accorse nessuno solo una persona Maria solo Maria si accorse che non hanno più vino non hanno più vino nessuno se n’era accorto tutti vedevano tutti erano presenti ma nessuno si era accorto quindi il vedere implica una rata un una partecipazione all’altro infatti le prime due categorie vedono e passano oltre quindi che cosa fanno questi in verità osservano osservano un malcapitato ma non vedono il samaritano vide e ne compassione vide ed ebbe compassione alla vedete questo vedere comporta la compassione. Parte con partire partire non vuol dire mi fai compassione povero malcapitato no vuol dire che io patisco insieme a te questo vuol dire con partire allora questo samaritano è l’unico che vide ed e compassione quindi cominciamo un po’ a capire qualche cosa applichiamo già questo primo momento alla nostra vita e lo faccio proprio su con lo spunto di questi nostri amici che questa sera stanno qui con noi a celebrare il loro 25º in una coppia io vi posso assicurare che avvengono le stesse dinamiche io posso stare vicino una donna o vicino un uomo per 25 anni e non vedere e non vedere mi state capendo o no è chiaro quello che dico o non è chiaro ma adesso veloce e semplificò ulteriormente ci sono delle persone addirittura che sono morte l’estrema ratio o sono entrati in una patologia di quelle esasperate e chi gli stava vicino non si era corto di nulla eppure stava vicino eppure condivideva la stessa storia lo stesso letto lo stare insieme allora il segreto di una coppia sapete dove proprio in questo consiste nel saper vedere che cosa ha l’altro vicino a me come tra l’altro vicino a me quali sogni di Biella a reali ma i bisogni che all’altro non quelli che io voglio che lei o lui abbia è chiaro per far questo bisogna avere degli occhi penetranti in DOS le genti che guardino dentro che abbiano compassione cioè che assumi l’altra persona in sé con sé tutte queste belle cose il signore non le ha detto che esplicitamente sta dicendo tramite questa bella storiella allora io posso stare 25 50 sessant’anni insieme una persona come dicevo poc’anzi e non accorgermi del suo bisogno sapete le storie che io ho sentito in tanti anni di sacerdozio infinite infinite soprattutto di donne che si sentono sole sole abbandonate non attese non volute non valorizzate dal proprio marito interrogato il quale dice ma io non mi faccio mancare nulla lo stipendio io glielo porto a casa si ma lei non ha bisogno del tuo stipendio lei ha bisogno di bisogno delle tue attenzioni delle prime nel suo mondo ha il suo mondo non ha bisogno delle tue cose ha bisogno di te guardate che fare tutto questo comporta una scelta di vita sapete perché molto facile sposarsi e sopravvivere picchiare tirare innanzi la carretta senza essere protagonisti della propria storia voi avete avuto anche la possibilità la che la parrocchia vi ha dato di approfondire la spiritualità matrimoniale questi è stato un grande appoggio perché lì dove la coppia non riflette su se stessa rischia. Di andare avanti e basta senza accorgersi di tante dinamiche quindi la prima cosa essenziale da ricordarci io posso arrivare a celebrare il mio 25º cosciente di quello che ho fatto se nel corso di questi anni ho lavorato per fondare sempre di più la mia famiglia in Cristo questo per quanto riguarda il verbo vedere il samaritano vide e che fa si fermò si ferma non fa come tanti altri che tirano dritti guardate non c’è cosa peggiore di vedersi vicino delle persone che ti vedono e tirano dritti per la loro strada non c’è cosa peggiore di questa ti fanno anche dei grandi sorrisi dei grandi saluti ma passano inesorabilmente avanti e non si fermano in soldoni che cosa vuol dire cari signori mi devo fermare devo entrare in relazione con te devo prenderti sul serio chiunque tu sia ti devo prendere sul serio a correggermi di te e non fermarmi equivale a non vederti chiaro mi devo fermare ma ciò che diciamo continuamente che cos’è non ho tempo non ho tempo ho da fare ho tante cose da fare non posso fermarmi Che non posso entrare in relazione con te o forse non voglio se una coppia non si abitua affermarsi e a guardarsi e da approfondire ciò che sta vivendo cioè se non fa una seria analisi del proprio vissuto come andrà avanti questa famiglia rotolandosi per terra come una ruota che gira che non si ferma mai abbiamo i nostri turni abbiamo i nostri impegni ci si incontra la sera tardi stanchi e che cosa ci diamo la stanchezza l’arrabbiatura la delusione i problemi e basta questo samaritano si ferma e riflette cosa fare davanti a questo malcapitato cosa fare ecco la terza cosa da fare caricarselo sulle spalle e portarlo alla locanda allora questa terza dinamica la chiamerei la dinamica dello sporcarsi le mani se io voglio entrare in relazione con te in maniera autentica mi devo sporcare le mani cioè devo far sì che il tuo vissuto diventi il mio il tuo peso venga assunto dalle mie spalle che le tue situazioni di vita diventano le mie allora chi è il mio prossimo la domanda allora è sbagliata infatti Gesù sapete come termina questa parabola chi si fa lo prossimo acquisto malcapitato quindi il problema non è una disquisizione teoretica su chi è il mio prossimo ma chi si è fatto prossimo è una questione cioè pratica non strutturale chiamarono allora vedete ci sarebbero adesso 3000 rivoli di risposte di conclusioni da prendere ciascuno di noi per applicarli alla propria vita e domandarsi ma in verità io come cristiano lo diciamo di essere cristiani come ci relazioni amo al prossimo e oserei oserei quasi provocatoriamente dirvi il prossimo di qualsiasi colore esso sia tossico è chiara la forma provocante provocatrice io davanti al prossimo di qualsiasi natura e i sia come nemici relazionano questa è una risposta che ognuno nel segreto della propria coscienza dovrà dare a Dio non ammette però termino dicendo agli sposi voi due siete i primi prossimi che dovete incontrare i più prossimi siete voi l’altro cioè è il mio prossimo il termine prossimità vuol dire continuità possiede prossimi vedete se dei prossimi uno all’altro ma tenti la prossimità spaziale non vuol dire legame interiore perché io posso stare fisicamente vicino una persona e non essere relegata anzi odiarla immaginate immaginate voi quindi la domanda per voi come state esercitando la vostra prossimità con le caratteristiche che abbiamo or ora posto in evidenza c’è del lavoro ancora da fare mi auguro che ci sia ancora lavoro da fare che altrimenti vi annoierete no avete adesso un altro diciamo traguardo davanti a voi questo è un primo momento di stasi di fermarsi come si è fermato il samaritano e prendere di nuovo su di sé l’altro c’è l’immagine almeno una volta si faceva dello sposo che prendeva la sposa la portava su no Laura non si usa più non so si usa ancora è prendete questa immagine caricatevi come il samaritano l’uno verso l’altro per continuare a vivere le dinamiche or ora messe in evidenza e vi accorgerete che ci sono e ci saranno tanti ancora tasselli da sistemare anche perché siete chiamati a dare agli altri esempio di cosa vuol dire essere l’uno per l’altro buon samaritano sia lodato Gesù Cristo

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Contatti

Parrocchia Nostra Signora di Czestochowa

Largo Augusto Corelli 9, 00155 Roma

Settore Est – Prefettura XVI – Zona Tor Sapienza – 5º Municipio

Telefono 06 2290894

Fax 06 2292553

Parroco:
Don Patrizio MILANO

Vicario Parrocchiale:
Don Stanislaw IWANCZAK

Diaconi Permanenti:
Diac. Vittorio CHIARELLI
Diac. Raffaele SPERANZA

Luoghi sussidiari di culto

Cappella Centro Mariano Missionario «Cristo Redentore»
Via Galatea – 00155 ROMA

Cappella Scuola Materna «Santa Teresa del Bambin Gesù»
Via Delia 58 – 00155 ROMA
tel. 06-22.90.847

Locale nell’Edificio Polifunzionale del V Municipio «Casale Caletto»
Via di Cervara – 00155 ROMA

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PENTECOSTE

A quanto pare il Padre ha mandato questo Paraclito per insegnarci ogni cosa: quindi, chi è lo Spirito Santo? Uno che ci ricorda le parole del Vangelo? È uno che ha la potenza di far rimembrare le parole di Gesù: questo è lo Spirito? Mi sembrerebbe un po’ riduttivo parlare dello Spirito in questi termini, prima di tutto. Poi, c’è scritto su questo Vangelo che chi mi ama osserverà la mia parola. Molti di voi, vanno in giro dicendo: «Non riesco a sperimentare l’amore di Dio: non lo sento questo amore dentro di me, anzi mi sento arido, mi sento depresso, esaurito, senza senso, vuoto. Ecco vedi: non ce l’ho lo spirito», fino a quando sentirò queste cose? Fino a quando dovrò sentire queste cose, non lo so. Dopo ventisei anni di sacerdozio ancora le sento. Mi auguro che tra un po’ finiranno, ma credo proprio di no. Molte persone, non le definisco neanche cristiane, dicono che la fede è sentire: «Vedi cara, tu lo senti Gesù dentro di te e io no. Ecco vedi, non riesco a credere in Dio perché non lo sento», e quella povera vecchia, o quella povera giovane, andranno alla fine del mondo ancora dicendo questo: « Io non lo sento, beata te che lo senti». Ci stanno certe persone che sentono pure troppo, sentono e vedono: Madonne, Santi, Padre Eterni, da ogni dove. Girano l’angolo e c’hanno un’apparizione, vanno dall’altra parte e sentono un’audizione: ce n’è per tutti. Come mai questa sperequazione: chi non sente niente, chi sente troppo e vede troppo? Questa fenomenologia religiosa, guardate che rasenta la demenza. Per cortesia: finiamola di legare Dio ad un sentire, ad un sentimento, ad un’evanescenza. Se io dovessi sentire Dio dentro di me ed essere fedele a Lui perché lo sento, ma da mo’ che l’avrei dovuto lasciare: ben altre cose sento io. Altro che amore, compassione, compiacimento, ma di che parliamo?

Voi immaginate quando questo, addirittura, lo leghiamo alle persone. «Mio marito mi ha detto ieri che non sente più nulla per me, quindi ci dobbiamo separare perché non sente più nulla», avete sentito quello che vi ho detto? Non sente: è diventato sordo, cecato. Io ho detto a questa signora:« Senta, come si chiama questo non sentire? C’ha un nome? Guardi che c’ha un nome: non si chiama non audizione, si chiama Sofia, si chiama Lorena, Cispadana, che ne so io: chiamatela come vi pare!», non giochiamo all’io non sento: chiaro o no? Perché dico queste cose? Perché Gesù Cristo non ha mai legato l’amore al sentire: portatemi una pagina del Vangelo dove io sia chiamato a sentire.

Qui c’è scritto: se uno mi ama, osserverà la mia parola. A proposito dell’osservare ve l’ho spiegato due domeniche fa, e vi ho fatto l’esempio del fariseo: il più grande osservante di questa terra ma è anche il più grande ipocrita di questa terra perché fa le cose per essere incensato, per farsi sentire dalla gente:« Ma che bravo ragazzo, è il primo della classe: fa le preghiere, va a Messa tutte le domeniche, fa pure il coro, fa pure il ministro dell’eucarestia, fa il lettore, il fioraio: tutto lui!». Si, ma se lo fa per farsi vedere lasciamo perdere. Allora se uno mi ama, cancellate questo osserverà, metterà in pratica, vivrà di me: ecco come si traduce il testo. Allora le cose cambiano: se io metto in pratica il Vangelo, il vangelo mi inchioda alla verità. Infatti Gesù dice: « Lui vi insegnerà ogni cosa», è lo Spirito Santo che mi insegna come si vive il rapporto con Cristo. Allora il rapporto con Cristo, l’amore di Cristo che cos’è? Come lo devo vivere, sentendo, percependo, legando l’amore ai sensi? Questo vuol dire amare? Allora quel poveretto, o quella poveretta che non sente niente, non ama Dio? Quando sto nell’aridità più assurda, qualcuno può venirmi a dire che non sto amando Dio?

Sentite un po’: Maria sotto la croce sentiva amore, secondo il vostro parere? No, quella sentiva una spada che le ha trafitto l’anima, altro che amore! Quella donna che si chiamava Maria, a differenza di Pietro che aveva detto:« io darò la vita per te», senza proferir parola stava sotto la croce. Quindi, l’amore cosa vuol dire per il Signore? Vuol dire vivere. Allora se è così, da oggi in poi smettila di essere deficiente, di andare in giro per i quartieri di Roma a dire:« Io non sento nulla», ma comincia a vivere il Vangelo. «Io questa non la posso vedere», amala.  «Io quella la ucciderei», amala. «Ma io non lo sento di andare da quella e amarla. Lo vedi?», e infatti non lo devi sentire: lo devi fare. Gesù non mi ha dato mai un bacio, ha dato se stesso: mi ha dato tutto il corpo.

Noi cosa facciamo? Baci e abbracci. «Ah cara, come stai? Ti amo», poi quando ti arriva una tramvata tra capo e collo ti giri e non c’è nessuno: come mai? Perché?  « Io ti amo tanto, ti penso sempre: sei sempre nel mio cuore, infinitamente. Dalla mattina alla sera penso a te», pensami di meno, anzi non mi pensare proprio: fate. « Ma io ti voglio tanto bene», tienitelo questo bene: a me servono € 5.000. «No, non mi dire queste cose», allora tieniti il bene che vuoi. «Io c’ho una cancrena, però ti voglio tanto bene: ciao ciao, ci vediamo quest’altro anno». La cancrena me la tengo, quella mi ama tanto e se ne va. «Sai perché? Non ti voglio veder soffrire». C’è gente che crepa a casa da sola, come un moribondo che da trent’anni sta li perché la gente ha paura di andarla a vedere. « No, io lo voglio ricordare come era prima: giovane. Sai mi fa un po’ di ribrezzo vedere uno che sta morendo o un cadavere, allora non ci vado», infatti quello muore da solo. «Me lo voglio ricordare com’era prima», ammazza che amore: abbiamo un amore che esce da tutti pori qui dentro, se ci fate caso. Quindi vedete, per noi sapete qual è il problema? Diciamo di credere e già il fatto che lo diciamo stiamo ad un punto elevato, già abbiamo realizzato il Vangelo. No cari, credere non esiste proprio.

Credere non vuol dire che questa zucca « A livello storico Gesù è esistito, quindi ci sono delle prove inconfutabili che sia esistito: quindi io credo».  Si va bene, tutti contenti: Gesù è esistito. Ammazza me lo doveva venire a dire lui. Me lo doveva dire: Raimarus, Winckelmann, potrei fare una lunga nomenclatura. Una volta che ho detto che Gesù esiste, cosa ho risolto? Ditemi un po’. Conosco molte persone che sono credenti, ma vi consiglio di non diventarci amici. Ve lo consiglio con tutto il cuore, non diventate amiche di quelle credenti là che farete una brutta fine. Cosa vuol dire: sia credere, sia amare, sia essere in relazione a Dio, se non si concretizza in uno stile di vita che rappresenta Cristo vuol dire che non stiamo in comunione con Lui. Lo dice Gesù stesso: « Chi non mi ama, non osserva le mie parole», quando io non vivo il Vangelo allora posso dire che non sto amando. Invece noi cosa facciamo: pur non vivendo il Vangelo diciamo di amarlo. Ecco l’ipocrisia scovata, ecco la vera ipocrisia dove sta. Noi diciamo di amarlo e non viviamo nemmeno una virgola di questo Vangelo, sapete si o no? Neanche una virgola, questo è il problema. Ecco perché non senti, cioè non vivi. Vi posso assicurare che se tu cominci ad andare contro corrente, a farti del male per il Vangelo (ma sulla tua pelle, non sulla pelle degli altri): eccome se lo senti! Più vivo che mai perché lo stai vivendo sulla tua pelle. Il problema è che nessuno di noi vuole andare contro corrente perché non mi fa fare carriera, mi mette in contrasto con tutti, non divento appetibile a nessuno: rimango solo. Mi sembra che qualcuno rimase solo, non vorrei dire.  Mi sembra che Dio nell’orto del Getzemani rimase solo. Avete mai letto il Vangelo voi? Leggetelo: andate a vedere. È rimasto solo: i suoi amici ronfavano, dormivano profumatamente. Tutti dormivano: quegli stessi apostoli che avevano detto:« Daremo la nostra vita per te».

«Tu sei l’amico mio», quanto odio questa parola non potete immaginare: amico o amore. Quando sento amico o amore, mi girano proprio le budella. Mi viene l’idiosincrasia all’udire queste parole: amore e amico, è più forte di me.  «Quanto sei pessimista», state pensando vero? «Poverino, preghiamo per lui. Questa sera preghiamo per il parroco che sta male». No, no: sto benissimo, mai come in questo momento godo di ottima salute. Proprio perché godo di ottima salute sto vedendo lo scempio apertis verbis. Allora, chiusa tutta questa grande parentesi, morale della favola: vi pregherei di non parlare più  ma di agire. Non dite a Gesù:«Ti amo Gesù, con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima. Tu sei il centro della mia vita», non diteglielo: fateglielo, no? Dimostrateglielo con la vostra presenza, con il vostro lavoro, con la vostra osservanza della sua Parola che consiste nel viverla fino in fondo come Lui.

 

 

 

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